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 2017  ottobre 23 Lunedì calendario

La Francia vuole la Tunisia

• Si dice che la Francia, in risposta all’operazione Rubattino (vedi 7 luglio 1880), si prepari a invadere la Tunisia. Attacchi in Parlamento, per questo, al primo ministro Cairoli.

Cairoli si dimette, ma resta in carica

• La richiesta del governo di rinviare una discussione sulla politica estera viene respinta dalla Camera con 192 voti contrari, 171 favorevoli e 3 astenuti. Cairoli si dimette, ma resta poi in carica perché Depretis non riesce a mettere d’accordo gli altri gruppi di sinistra e nessuno vuole un governo Sella.

La Francia occupa la Tunisia

• In Algeria incursioni brigantesche della tribù berbera dei Crumiri offrono alla Francia il pretesto per occupare la Tunisia.

Il bey accetta il protettorato

• La Tunisia è stata occupata dai francesi in due settimane. Il bey è costretto a firmare, nel palazzo del Bardo, un trattato in cui accetta il protettorato francese.

Cairoli si dimette

• Il governo Cairoli, travolto dalla crisi del Bardo (vedi 12 maggio 1881), si dimette definitivamente.

Abissinia: morti 2 condottieri e 14 marinai

• A Beilul, in Abissinia, la spedizione italiana condotta da Giuseppe Maria Giulietti e dal sottotenente di vascello Giuseppe Biglieri è massacrata dai dancali. Oltre ai due condottieri, sono uccisi i 14 marinai dell’“Ettore Fieramosca”.

Assab, il governo compra la società di Rubattino

• Il governo acquista da Rubattino la Società Rubattino Assab. Assab è un punto abissino sul Mar Rosso che l’armatore aveva comprato dai capi di una tribù dancala, ufficialmente per realizzare una base di rifornimento e assistenza ai suoi traffici in Oriente. È pressoché certo invece che l’operazione sia stata condotta fin dall’inizio per conto dello Stato italiano, e con la forte simpatia del re Vittorio Emanuele II. Denaro versato ai dancali e probabilmente fornito di nascosto dal govern 15.000 talleri, 250 a titolo di caparra. Ad Assab s’è vista per molto tempo una baracca di legno con la scritta “Ufficio della Compagnia Rubattino”, presidiata dal padre Giuseppe Sapeto, che aveva personalmente condotto l’operazione, e aveva poi allargato il possedimento comprando la località di Buia e ottenendo dal sultano di Raheita la cessione delle isole Darmahiè. Gli egiziani, per protesta, avevano temporaneamente occupato la zona e gli italiani nel 1879 avevano mandato una piccola nave da guerra per proteggere i nuovi accordi intercorsi fra Sapeto e i capi locali. Gli inglesi, inizialmente ostili, sono adesso favorevoli a una penetrazione italiana nel Mar Ross potrebbe servire a scoraggiare i francesi.

La Triplice Alleanza

• Si firma a Vienna il trattato detto della “Triplice alleanza”. Si tratta di un patto difensivo, sottoscritto da Italia, Germania e Austria-Ungheria in cui le tre potenze si premuniscono contro i nemici comuni, specialmente Francia e Russia. Se l’Italia sarà attaccata dalla Francia, Austria e Germania saranno tenute a prestare «aiuto e assistenza con tutte le loro forze», e idem se fossero attaccate Austria o Germania, e idem se l’attacco venisse da due o più grandi potenze (casus foederis). Se una delle tre parti, minacciata da una grande potenza non firmataria dell’accordo, fosse costretta a far la guerra per prima, le altre due resteranno benevolmente neutrali. Prevista anche una concertazione fra le tre potenze firmatarie sulle misure militari da prendere nel caso che una delle tre fosse minacciata da un’altra potenza, con l’impegno, in caso di partecipazione insieme a una guerra, a non concludere armistizi né pace né trattati se non di comune accordo. Si conviene che queste intese non possono in alcun caso essere considerate come dirette contro l’Inghilterra. Articolo 2: «Nel caso che l’Italia, senza provocazione da parte sua, fosse per qualunque motivo attaccata dalla Francia, le due altre Parti contraenti saranno tenute a prestare alla parte attaccata aiuto e assistenza con tutte le loro forze. Questo stesso obbligo incomberà all’Italia nel caso di una aggressione, non direttamente provocata, della Francia contro la Germania».

Rivolta ad Alessandria d’Egitto

• Rivolta contro gli anglo-francesi ad Alessandria d’Egitto. Case e negozi degli europei sono incendiati. Muoiono 57 europei e 140 egiziani.

Abissinia. Assab è italiana

• L’Inghilterra riconosce il possedimento italiano di Assab (Abissinia). «L’interesse per l’Africa e in particolare per l’Africa Orientale è assai cresciuto in Italia rispetto a dieci anni fa. Si sono diffuse, in questo periodo, notizie dei viaggi e dei soggiorni in Etiopia e nei paesi del Galla di missionari come Guglielmo Massaia, e di esploratori come Orazio Antinori, Antonio Cecchi, Giovanni Chiarini, Gustavo Bianchi, Pellegrino Matteucci. La Società geografica dopo il 1876 e la Società di esplorazioni commerciali in Africa, sorta a Milano nel 1879, hanno organizzato molte di queste spedizioni». [Candeloro6]

Il villaggio di Assab

La Conferenza di Costantinopoli

• Conferenza degli ambasciatori a Costantinopoli, promossa dagli italiani (che non vogliono modifiche dello statu quo nel Mediterraneo). Si discute La conferenza di Costantinopoli del 1882la crisi egiziana (vedi 11 giugno 1882). Gli italiani vorrebbero che intervenisse la Turchia. Gli inglesi decidono invece di agire direttamente, e invitano italiani e francesi a far parte della spedizione. Rispondono tutti e due di no.

La colonizzazione e il principio di nazionalità

• Alla Camera si discute di Assab (vedi 10 marzo e 12 giugno 1882), e il deputato Cesare Parenzo chiede in che modo l’acquisto di una colonia possa conciliarsi «con le dottrine che abbiamo sempre sostenute, coi princìpi che sono il fondamento del nostro diritto nazionale» (cioè il principio di nazionalità, che sta alla base del Risorgimento). Il ministro degli Esteri, Pasquale Stanislao Mancini, «che pure aveva teorizzato in passato il principio di nazionalità come fondamento del diritto dei popoli all’indipendenza» [Candeloro6] risponde che i princìpi validi per popolazioni civilizzate non possono essere applicati in modo immediato ai territori «abitati da tribù quasi selvagge e semibarbare».

La Camera approva l’operazione Assab

• La Camera approva l’operazione Assab (Abissinia) con 147 voti favorevoli e 72 contrari.

Il Senato approva l’operazione Assab

• Il Senato approva l’operazione Assab (Abissinia) con 39 voti contro 32.

Gli inglesi occupano Alessandria d’Egitto

• La flotta inglese bombarda Alessandria d’Egitto. Un corpo di spedizione britannico occupa temporaneamente il paese (vedi 11 giugno).

Abissinia. Sbarco ad Assab

• Sbarcano ad Assab (Abissinia) i primi militari italiani.

La Francia mira al Marocco

• La Francia pretende dal Marocco la correzione, in suo favore, della linea di confine con l’Algeria. Lamenta continue incursioni di briganti. L’interpretazione generale è che la Francia voglia prendersi il Marocco. Il ministro degli Esteri italiano, Pasquale Stanislao Mancini, fa però sapere ai francesi che si opporrà a mosse sul Marocco. Ottiene l’appoggio di Inghilterra e Spagna.

La Libia non interessa a nessuno

• Il governo francese informa il governo italiano che, se vuole, può prendersi la Libia. L’Italia non dà seguito all’invito.

Il Trattato di Hevett

• Trattato Hevett tra inglesi e il negus abissino Giovanni IV. «Garantisce al negus libertà di traffico attraverso il porto di Massaua e gli riconosce il possesso di varie località interne alle falde dell’altopiano etiopico non appena se ne fossero ritirate le guarnigioni egiziane». [Candeloro6]

La Germania ci ripensa e vuole la costa africana

• Bismarck annuncia al Reichstag un cambio nella politica coloniale. Adesso la Germania, indifferente fino ad oggi, è pronta ad impadronirsi di parecchie località della costa africana.

L’insediamento tedesco in Africa

• La Germania ha ormai preso possesso di parecchie località della costa africana. Prima fanno aprire filiali alle loro imprese commerciali, poi mandano la marina.

Morti in Abissinia

• Gustavo Bianchi di Ferrara, Gherardo Monari di Cento e Cesare Diana di Novara sono trafitti in Abissinia (Piana del Sale) dalle lance dei dancali.

Gli inglesi: «Che l’Italia occupi Massaua»

• Lord Granville, ministro degli Esteri inglese, suggerisce al nostro ambasciatore a Londra, Costantino Nigra, che l’Italia occupi Massaua in Abissinia (Etiopia). Il concetto è: meglio l’Italia di altri. Gli inglesi sono impegnati a domare la rivolta egiziana guidata dal Mahdi (controllo del Sudan), gli egiziani per resistere dovranno per forza abbandonare presto Massaua.

Massaua nel 1883

La Conferenza di Berlino

• Conferenza di Berlino, indetta da Bismarck. Partecipano Gran Bretagna, Francia, Germania, Portogallo, Paesi Bassi, Belgio, Spagna e Stati Uniti. L’Italia è invitata come osservatore. Si tratta di discutere i criteri da seguire per la spartizione dell’Africa, continente di cui noi non possediamo quasi niente (a parte Assab, vedi 10 marzo, 12 e 26 giugno 1882; 16 maggio 1883). La Conferenza stabilisce tra l’altro che quando una potenza europea si impadronisce di un territorio deve notificarne il possesso alle altre potenze.

• Il ministro degli Esteri, Pasquale Stanislao Mancini, essendo sicuro di un intervento francese in Marocco, invita il ministro della Guerra, generale Cesare Francesco Ricotti-Magnani, ad approntare un corpo di 30 mila uomini, da sbarcare a Tripoli e a Bengasi.

L’occupazione italiana in Abissinia

• Accordo italo-inglese garantisce il disinteresse di Londra a un eventuale occupazione italiana di Massaua. Gli inglesi informano gli italiani di aver firmato un trattato con il re dello Scioa, Menelik, che lascia a costui libertà di traffico su Massaua e gli riconosce il possesso di parecchie zone dell’interno (trattato di Hevett, vedi 3 giugno 1884).

Menelik, re dello Scioa

L’occupazione italiana in Abissinia

• Accordo italo-inglese garantisce il disinteresse di Londra a un eventuale occupazione italiana di Massaua. Gli inglesi informano gli italiani di aver firmato un trattato con il re dello Scioa, Menelik, che lascia a costui libertà di traffico su Massaua e gli riconosce il possesso di parecchie zone dell’interno (trattato di Hevett, vedi 3 giugno 1884).

La Francia rinuncia al Marocco

• Avendo la Francia rinunciato all’impresa marocchina, il corpo di spedizione destinato alla Libia viene smantellato (vedi 15 novembre 1884).

Africa. Le bandiere europee piantate qua e là

• Articolo del Diritto: «L’anno nuovo comincia in mezzo alla frenesia, ad un vero steeple-chase di acquisti coloniali in tutte le parti del mondo. L’aurora del 1885 illumina uno spettacolo non mai veduto, quello delle bandiere di quasi tutti gli stati europei piantate qua e là su litorali e sopra isole quasi dimenticate… Sorge adunque l’anno dell’ardimento, auspice il forte popolo di Allemagna (Germania – ndr), il quale dimostra come, anche senza possedere una marina strapotente da dominare tutti i mari, si possono adesso osare atti di padronanza in differentissimi punti del globo, colà, dove incerti appaiono certi diritti altrui, oppure dove si ha la sicurezza trattarsi di res nullius e di pure e semplici applicazioni del jus primi occupantis (…) Obbligo è quindi dell’Italia di stare bene attenta. Il 1885 deciderà delle sue sorti come grande potenza. Bisogna sentire la responsabilità della nuova era (…) L’esercito sia pronto a entrare in quindici giorni in campo, a prestare in qualunque momento uno o due corpi da sbarco per qualunque destinazione vicina o lontana (…) la marina abbia inoltre la sua flotta da battaglia, con relative torpediniere, con relativo corredo di trasporti, siano regi o privati, rapidamente disponibili».

I coloni italiani in un dipinto di Q. Cenni (1885)

Missione segreta a Massaua

• Salpa da Napoli un battaglione di bersaglieri, con reparti di artiglieria e del genio, ufficialmente diretto ad Assab (Abissinia), in realtà destinato a Massaua. La missione è tenuta segreta per il timore che i francesi possano precederci. I francesi stanno estendendo in questo momento i loro possessi nel golfo di Tagiura.

La spedizione di Massaua

• Varie interpellanze alla Camera sulla spedizione di Massaua (Abissinia). L’unico, tra gli interpellanti, contrario per principio è l’on. Cesare Parenzo. Nell’area della maggioranza ci sono preoccupazioni per l’aspetto finanziario dell’impresa. Secondo altri, sarebbe stato meglio impegnarsi sul Mediterraneo piuttosto che sul Mar Rosso. Contrari per principio sono repubblicani e socialisti. Ostili i radicali.

• Irritazione del re dello Scioa, Menelik, per l’occupazione di Massaua.

• L’ambasciatore inglese, sir Rumley, chiede non ufficialmente l’aiuto italiano in Sudan.

Il porto di Massua alla fine dell’Ottocento

Gli inglesi in Sudan

• In Sudan, i mahdisti in lotta contro gli inglesi prendono Khartoum e uccidono il generale Gordon.

La questione degli emigranti

• Il ministro degli Esteri, Pasquale Stanislao Mancini, risponde alle interpellanze del 25 indicando nelle colonie d’Africa un possibile sbocco per l’emigrazione. «Sarà più vantaggioso che questa emigrazione si disperda sulla faccia del globo; che vada a caso in lontane ed ignote regioni, dove l’aspetta il disinganno, e talora la morte; o che vi siano paesi, le condizioni dei quali siano già ben conosciute, dove il suo lavoro possa essere con certa e propizia utilità esercitato, e dove sventoli la bandiera nazionale, che tuteli e protegga le industrie degli emigranti italiani?». Aggiunge: «Perché non volete riconoscere che nel Mar Rosso, il più vicino al Mediterraneo, possiamo trovare la chiave di quest’ultimo, la via che ci riconduca ad un’efficace tutela contro ogni nuovo turbamento del suo equilibrio?».

Menelik: «Gli italiani sono qui per ambizione»

• Occupata pacificamente Massaua. Gli italiani sbarcano dal piroscafo Gottardo, seguito dalle unità della flotta reale “Principe Amedeo”, “Vespucci” e “Garibaldi”. Gli egiziani non oppongono resistenza. Proteste puramente formali del Cairo e di Costantinopoli. Giovanni IV, negus dell’Abissinia, scrive al suo principe vassallo Menelik, re dello Scioa: «Gli italiani non sono venuti da queste parti perché nel loro paese manchi il pascolo ed il grano, ma vengono qui per ambizione, per ingrandirsi, perché sono troppi e non sono ricchi. Con l’aiuto di Dio ripartiranno umiliati e scontenti e con l’onore perduto davanti a tutto il mondo… Come Adamo volle gustare il pomo proibito per l’orgoglio di diventare più grande di Dio ed invece non trovò che il castigo ed il disonore, così accadrà agli Italiani». [www.ilcornodafrica.it]

Aiuti agli inglesi per il Sudan

• Il governo italiano offre a quello inglese un corpo di spedizione che aiuti i britannici a domare la rivolta in Sudan.

Massaua è rilevante

• Alla Camera, di fronte a nuove interpellanze che contestano l’irrilevanza di Massaua, il ministro degli Esteri, Pasquale Stanislao Mancini, difende l’operato del governo e sostiene che l’attuazione di un programma più vasto è ancora possibile.

Regali al negus

• Una missione italiana, guidata da Cesare Nerazzini e Vincenzo Ferrari, ufficiosamente incaricata dal governo, va a placare il negus per l’occupazione di Massaua. Porta con sé regali e una lettera personale di Umberto I: gli italiani si trovano a Massaua solo per aiutare gli inglesi nella lotta ai mahdistidel Sudan. «Il trattato Hevett – assicura Nerazzini – non è in discussione». (vedi 3 giugno 1884).

Gli inglesi rinunciano al Sudan

• L’Inghilterra rinuncia a combattere in Sudan. L’offerta italiana di un corpo di spedizione viene lasciata cadere.

Scompiglio alla Camera per le colonie

• Da due giorni alla Camera il governo è sotto attacco per Massaua e la politica coloniale. Minghetti dice che se Mancini avesse presentato fin dall’inizio Massaua per quello che era, non sarebbero sorte tante illusioni. Dure critiche anche da Cairoli e da Crispi. Depretis mette la fiducia e la ottiene (189 a 97, con 7 astenuti).

L’espansione coloniale è cominciata

• L’occupazione italiana dell’area compresa tra Assab e Massaua è completata. Di fatto, l’espansione coloniale italiana è cominciata.

Trattato commerciale con la Somalia

• L’invio a Zanzibar della nave Barbarigo, con intenti pacifici, è il primo atto della penetrazione italiana in Somalia. È stato aperto un consolato e oggi viene firmato un trattato commerciale.

Depretis non vuole Mancini

• Depretis, deluso da un voto troppo basso sul bilancio, si dimette. La sua intenzione reale è di formare un altro gabinetto in cui al ministero degli Esteri non sieda più Pasquale Stanislao Mancini.

• «Da una corrispondenza da Massaua risulta che la popolazione di quella città, esclusa la guarnigione, è approssimativamente di 5.226 persone. Indigeni 3.302; Arabi 858; Abissini 235; Dankali, Sikan 468; Indiani 30; Baniani 62; Turchi 25; Armeni 15; Tedeschi 1; Maltesi 2; Sudanesi 275; Greci 51; Italiani 42 più un certo numero di francofili. Si contano 13 moschee, 3 minareti, 22 caffè arabi e 5 europei, 10 nuove costruzioni». (Enzo Sardellaro, Il colonialismo italiano alla fine dell’Ottocento. Documenti e testimonianze).

L’insediamento a Saati

• Un distaccamento italiano si insedia a Saati in Abissinia, 30 chilometri da Massaua. È una zona che il negus Giovanni IV ritiene sua.

Il ritiro egiziano

• Nel corso del mese, gli egiziani hanno ritirato la loro guarnigione a Saati, in Abissinia.

L’annessione di Massaua al Regno d’Italia

• «Il generale Carlo Gené proclama l’annessione di Massaua (Abissinia) al Regno d’Italia, assumendone il governo civile, rimandando le poche truppe egiziane e licenziando gli impiegati egiziani. Con ciò viene a cessare l’ibrido condominio che durava da un anno» (Enzo Sardellaro, Il colonialismo italiano alla fine dell’Ottocento. Documenti e testimonianze). Robilant, ministro degli Esteri, prima contrario all’occupazione di Massaua, adesso non vuol sgombrare per ragioni di prestigio. [Candeloro6]

La situazione di Saati

• In Abissinia, la situazione a Saati è la seguente. Il ras che governa la zona confinante – Alula, signore di Asmara – ha chiesto agli italiani di ritirarsi da Saati, ma senza successo. È sembrato poi che il ras Alula, richiamato al nord per combattere contro i mahdisti, si sia disinteressato della cosa. In gennaio è stato mandato sul posto il generale Pozzolini, richiamato però appena giunto a Massaua: a Roma si era infatti saputo che il negus Giovanni IV aveva scritto a Menelik manifestandogli tutti i suoi sentimenti anti-italiani. Non era dunque il caso di trattare con lui, ma, casomai, proprio con Menelik. «Per tutto il 1886 né Giovanni né ras Alula si erano mossi, sicché da parte italiana s’era proceduto a qualche altra occupazione oltre Saati». [Candeloro6]

La questione dei bollettini di guerra

• Alla Camera l’onorevole De Renzi chiede al ministro degli Esteri, Robilant, la verità sui dispacci indicanti come possibile un attacco abissino contro le nostre truppe d’Africa. Il ministro risponde che la serietà del Paese e quella del Parlamento non consentono di trattenersi a lungo su questo argomento. Il governo manca di notizie precise, ma ha piena fiducia nel generale Gené e nella forza dei presidi d’Africa. Il deputato De Renzis prega allora il ministro di render comunque noti i dispacci. Robilant risponde: «Mi rincresce, onorevole De Renzis, ma non potrei cedere a questo invito di pubblicare i bollettini della guerra (si ride). Interroghino, se credono che vi sia qualche cosa d’importante da sapersi; ma che io venga qui a pubblicare informazioni di questo genere non è possibile. Me ne appello di nuovo alla serietà della Camera: non mi pare che nel momento attuale convenga, e non conviene certamente, attaccare tanta importanza a quattro predoni che possiamo avere tra i piedi in Africa (si ride. Vive approvazioni)».

Ras Alula attacca il presidio italiano

• Abissinia. Attacco a Saati di ras Alula, che tiene in ostaggio il conte Salimbeni, il colonnello Piano col suo figlio undicenne Emanuele, il conte Savoiroux ed un servo. Il presidio italiano, comandato dal maggiore Boretti, lo ha respinto. Ma ha viveri per soli due giorni. Ras Alula s’è presentato con 10 mila uomini. Il presidio era difeso da 1.167 soldati, di cui mille abissini. Sono state determinanti le due batterie di artiglieria. Ras Alula aveva mandato un ultimatum al generale Gené, intimando lo sgombero di Saati e delle altre località contestate.

Il leader dell’Abissinia ras Alula nel 1887

La battaglia dei Cinquecento

• In Abissinia, a Dogali, il tenente colonnello Tommaso De Cristoforis, che al comando di 548 uomini stava portando viveri a Saati dal forte di Moncullo, è sorpreso da ras Alula con 7.000 armati. De Cristoforis con i suoi si attesta su una collina, resiste quattro ore e, quando finisce le munizioni, è travolto: le lance degli abissini trafiggono lui e quasi tutto il contingente. Poi ras Alula, che ha avuto un migliaio di morti, si ritira in Asmara. Sul terreno restano ancora vivi un ufficiale italiano e 86 soldati. La piazza dei Cinquecento a Roma ricorda questo episodio.

• Ras Alula ha voluto che il suo ostaggio, Augusto Salimbeni, assistesse al massacro. Salimbeni: «Quando si diede il segnale d’attacco i tamburi e tamburelli del ras non cessavano di battere, ed all’improvviso, da ogni parte, come se sbucassero da terra, una tempesta di uomini si lanciò all’attacco, la cavalleria abissina caricò sul fianco dell’altura ed in pochi minuti, fu tutto finito». Non si ha pietà neppure per i feriti: per espresso ordine di Ras Alula vengono tutti trucidati e turpemente mutilati.

• «La tragedia di Dogali ha diviso gli italiani, provocando anche una curiosa inversione delle parti. Carducci, sempre pronto a dar fiato alle trombe dell’eroismo, si è rifiutato di commemorare le vittime di una “spedizione inconsulta” calata in Africa a far “ciò che i Croati hanno fatto in Italia”. D’Annunzio ha disdegnato “i quattrocento bruti morti brutalmente”. Ma il grosso della pubblica opinione parla di “eroico olocausto” e tributa trionfali accoglienze ai pochi scampati. E ora chiede la rivincita». [Montanelli32]

Un Dl per mandare rinforzi in Africa

• Depretis comunica alla Camera l’eccidio di Dogali. Presenta un disegno di legge che prevede lo stanziamento di cinque milioni per mandare rinforzi in Africa.

Per l’Africa: «Né un uomo né un soldo»

• Il ministro degli Esteri, Carlo di Robilant, si scusa per le infelici parole da lui pronunciate il 24 gennaio. Sono presentati due ordini del giorno contrari alla politica coloniale del governo. In quello dell’onorevole socialista Andrea Costa, romagnolo, si combatte l’idea che per salvare il prestigio della nazione e l’onore militare del paese sia necessario restare a Massaua. Nel testo si lancia lo slogan che i socialisti adotteranno subit per l’Africa «né un uomo né un soldo».

La Camera approva gli stanziamenti per l’Africa

• Approvata dalla Camera – 317 a 12 - la legge sui cinque milioni all’Africa (vedi 30 gennaio 1887).
• Il marchese di Rudinì presenta un ordine del giorno di sfiducia al governo che, appoggiato anche da radicali, pentarchici e dissidenti di Destra, viene respinto con 215 voti contro 181.

Il Senato approva i fondi per l’Africa

• Il Senato approva all’unanimità – 75 su 75 - la legge sui cinque milioni (vedi 4 febbraio 1887). Invia inoltre parole di compianto ai prodi soldati caduti combattendo e a coloro che combatteranno in Africa per l’onore d’Italia. [Comandini]

Depretis si dimette

• Depretis, convinto dalla gran messe di voti raccolta dall’ordine del giorno di Rudinì (vedi 4 febbraio 1887), si dimette. Ma il re lo rinvia alla Camera.

L’accordo italo-inglese

• Italia e Inghilterra si scambiano note in cui si garantiscono reciprocamente lo status quo nel Mediterraneo, nell’Adriatico, nell’Egeo e nel Mar Rosso. In cambio dell’appoggio italiano in Egitto, gli inglesi si impegnano ad appoggiare l’azione dell’Italia, in caso di invadenza di una terza potenza, «sopra qualunque punto del litorale settentrionale dell’Africa e particolarmente nella Tripolitania e Cirenaica» e sia pure nei modi che gli stessi inglesi avrebbero stabilito.

• «L’occupazione di Massaua è costata moltissimo: il caldo, le malattie, la disorganizzazione hanno fatto in modo che da due anni si va su e giù con Napoli. In Africa bisogna trasportare di tutto: materiali da costruzione, ghiaccio, alimenti, agrumi, animali, armi, etc., nonché soldati, operai, medici, infermieri. Le navi tornano in patria cariche più che altro di ammalati». [ilcornodafrica.it]

Si rinnova la Triplice Alleanza

• Si rinnova la Triplice Alleanza (vedi 20 maggio 1882) e il ministro degli Esteri Carlo di Robilant firma due importanti trattati aggiuntivi, che assicureranno saldamente – e per la prima volta – il sistema difensivo italiano. In quello con l’Austria-Ungheria ci si impegna prima di tutto a mantenere lo statu quo in Oriente. Ma se, per circostanze ora imprevedibili, l’Austria-Ungheria o l’Italia dovessero occupare qualche regione «dei Balcani o delle coste o delle isole ottomane nell’Adriatico e nel Mar Egeo» l’altra dovrebbe essere compensata con altri territori. Nel trattato con la Germania, stabilito che le due potenze avrebbero operato per il mantenimento dello statu quo in Oriente, ci si lascia reciproca libertà d’azione in Egitto e si impegnano i tedeschi ad aiutarci in caso di guerra con la Francia per il Marocco o la Tripolitania. Questo accordo impedisce di fatto nuove azioni francesi in Tunisia.

Manifestazioni conto l’Africa

• Nel paese si svolgono da un mese manifestazioni in memoria dei caduti di Dogali oppure contro la politica africana del governo e per il ritiro delle truppe.

• Crispi presenta una nuova mozione di sfiducia, che è respinta con 214 voti, ma ne raccoglie ben 194 (e tre astensioni). Depretis si dimette di nuovo, stavolta irrevocabilmente.

L’Accordo italo-anglo-austriaco

• L’Austria aderisce all’accordo italo-inglese (vedi 12 febbraio 1887).

Nuovo governo Depretis

• Nuovo governo Depretis, che accoglie Crispi (ministro dell’Interno) e Zanardelli (ministro della Giustizia). (Vedi 11 marzo 1887)

L’accordo italo-spagnolo

• Accordo tra Italia e Spagna: la Spagna si impegna a mantenere lo statu quo nel Mediterraneo e a non concludere con la Francia alcun accordo riguardante i territori nord-africani che sia direttamente o indirettamente rivolto contro qualsiasi membro della Triplice Alleanza. Aderiscono anche Germania e Austria-Ungheria. Con gli accordi del periodo febbraio-maggio «Robilant sviluppa abilmente, approfittando delle nuove circostanze internazionali, la politica iniziata allora da Depretis e da Mancini, alla quale egli stesso aveva collaborato, e che mirava a far uscire l’Italia dall’isolamento sia in Europa che nel Mediterraneo e a farne al tempo stesso uno dei pilastri della conservazione del sistema politico-sociale esistente» [Candeloro6]. Caratteristiche della situazione internazionale in questo moment la Francia vuole espandersi in Africa, l’Inghilterra la contrasta e ne viene contrastata e mantiene un atteggiamento amichevole verso i governi della Triplice Alleanza (Germania, Austria-Ungheria, Italia).

La Camera stanzia 20 milioni per l’Africa

• La Camera approva un disegno di legge che stanzia 20 milioni destinati alla formazione di truppe volontarie da mandare in Africa. Durante il dibattito sono state presentate varie interrogazioni da alcuni deputati della Destra, secondo le quali o ci si ritira da Massaua o si procede alla conquista dell’Abissinia. Crispi, a nome del governo, ha risposto che non si vuole conquistare l’Abissinia ma che tuttavia non s’intende nemmeno «rinunciare a qualsiasi impresa, che le circostanze, un caso anche fortuito, potrebbero consigliare per rifare la nostra posizione in Africa e ricondurre le nostre armi a quello splendore a cui tanto miriamo».

È morto Depretis

• Morto Depretis, il gabinetto si dimette.

A Crispi il Consiglio e gli Esteri

• Umberto I respinge le dimissioni del governo e nomina presidente del Consiglio e ministro degli Esteri Francesco Crispi. La maggioranza è la stessa che sosteneva Depretis. «La presa di potere da parte dello statista siciliano segna l’inizio di una fase nuova nella storia politica dell’Italia, i cui caratteri principali sono una politica estera di prestigio e di espansione, destinata ad aggravare grandemente la tensione con la Francia e culminare in un vasto tentativo imperialistico in Africa orientale». [Candeloro6]

Menelik è il sovrano etiope

• L’Italia, con un trattato segreto, riconosce che Menelik è il nuovo sovrano etiope.

Una nuova ferrovia per le truppe

• Crispi vuole espandersi in Africa. Il generale Alessandro Asinari di San Marzano arriva a Massaua. Ha al suo comando 20 mila uomini e l’ordine di costruire una ferrovia a scartamento ridotto per facilitare scambi di truppe e materiali.

Asinari rioccupa Dogali e Saati

• In tre mesi il generale Alessandro Asinari di San Marzano è avanzato, senza trovare resistenza, fino alle falde dell’altopiano etiopico, rioccupando Dogali, Saati e le altre località perse dagli italiani. Il negus Giovanni IV, schierato l’esercito abissino davanti a quello italiano, chiede l’apertura di una trattativa. San Marzano risponde: si riconoscano i domini italiani nelle zone che si pretendono sottoposte al trattato Hevett (vedi 3 giugno 1884). Il negus si ritira.

Il villaggio di Saati

Riorganizzazione della colonia

• Il generale Alessandro Asinari di San Marzano rientra in patria e lascia a Massaua (Abissinia) il generale di brigata Antonio Baldissera, che ha l’incarico di riorganizzare la colonia. Il generale Baldissera organizza con i locali truppe di àscari, badando che siano di religione musulmana in modo che non abbiano esitazione a combattere contro gli abissini, di religione cristiana. Vestiti con fez rosso e fascia con i colori del battaglione, addestrati dai graduati (sciumbasci) a colpi di scudisci in pelle d’ippopotamo.

• «Massaua da piccolo borgo è diventato in tempi relativamente brevi una cittadina con un porto che lavora molto e che registra un continuo arrivo di coloni. Costoro, con la solita intraprendenza italiana, fanno di tutto, facendosi aiutare dagli eritrei. Questi ultimi vedono negli italiani non degli invasori, ma degli apportatori di lavoro e di benessere. Gli italiani sono capaci di curarli e di proteggerli dalle razzie delle varie tribù confinanti (…) L’arrivo ininterrotto dei coloni, la costruzione del porto, dell’ospedale, della fabbrica del ghiaccio, delle saline, l’impianto dei primi generatori di elettricità, le disposizioni comunali e sanitarie che regolano la nascita e l’esercizio del commercio e dell’artigianato, hanno contribuito a sviluppare Massaua che ha mantenuto il suo romantico stile moresco (le case costruite con un nucleo centrale e circondate da terrazzi coperti e rivestiti di musciarabìe, che permettono una certa areazione). Godono di particolari privilegi gli ascari e le loro famiglie, protetti da appositi decreti legislativi e sistemati in edifici appositi costruiti alla periferia della città (…) ». [www.ilcornodafrica.it, dove sono i nomi di alcuni italiani residenti in Africa in questo momento]

Un palazzo coloniale a Massaua

Protettorato in Somalia

• L’Italia accorda il suo protettorato al sultanato somalo di Obbia (espansione italiana verso l’Etiopia anche da sud). Il sultano Yusuf Ali è stanco delle lotte intestine e degli sconfinamenti di bande abissine. La zona concessa è quella del Garàd.

Menelik, il negus neghest

• Il negus Giovanni IV resta ucciso nella battaglia di Metemma contro i mahdisti. Nomina per la successione il figlio naturale ras Mangascià. Ma Menelik assume invece subito il titolo di negus neghest (re dei re) d’Etiopia.

• «Menelik, governante di buona scaltrezza non si era fatto né intimorire, né tantomeno raggirare dai nostri ambasciatori o plenipotenziari, ma aveva manovrato così astutamente che da una parte era sembrato porsi al fianco di Giovanni e dall’altra aveva badato a blandire gli italiani in modo da averne l’appoggio nella conquista del trono di tutta l’Etiopia. Infine era stato tanto abile da mantenere importanti rapporti con Inghilterra e Francia; l’astuzia di Menelik sta nel fatto che è riuscito sempre in un modo o nell’altro a ricevere da tutti una quantità enorme di armi: non si contenta di pochi fucili, ne pretende a migliaia, con l’aggiunta di svariati cannoni. Nell’epistolario, che ancora è reperibile, le lettere di Menelik e di Giovanni sono, per stile letterario, molto simili a quelle scritte dal nostro Re e dai suoi ministri, e quindi sicuramente trascritte da consiglieri o inviati italiani, mentre i contenuti da una parte rivelano l’intelligenza abissina del dare poco per cercare di ottenere tanto e dall’altra la cultura politica italiana: blandire, comprare, ma mai aprirsi sui reali temi programmatici». [www.ilcornodafrica.it]

Menelik, ngus neghest

Protettorato italiano anche ai Migiurtini

• L’Italia accorda il suo protettorato a una parte del sultanato somalo dei Migiurtini (espansione italiana verso l’Etiopia anche da sud, vedi 8 febbraio 1889). Il sultano Osman Mahamud è stanco delle lotte intestine e degli sconfinamenti di bande abissine. Il territorio concesso è quello dello uàdi Nogal. Il sultano non accetterà, per la parte restante della Migiurtinia, protezioni da altri paesi.

Gli accordi tra Menelik e gli italiani

• Menelik, che aspetta armi dall’Italia, firma nel suo accampamento di Uccialli, nello Scioa, un trattato che gli è stato sottoposto, in nome del governo italiano, dal conte Pietro Antonelli. Menelik ha preteso la modifica di vari punti, che Antonelli, ansioso di chiudere, ha concesso.

Jacini: «Crispi megalomane»

• Il senatore Stefano Jacini accusa Crispi di megalomania.

Abissinia. La città di Keren

• Il generale Baldissera occupa Keren. «Keren (in tigrino “monte”), posta nella valle del Dari a 1392 metri di altezza sul livello del mare, con le sue valli dell’Anseba e del Lebca verdeggianti e ricche di acqua, dal clima mite e dal fertile terreno, è ben diversa dalle aride Massaua, Sahatì e Zula. I militari italiani ritornano entusiasti, e il capitano di stato maggiore Toselli, che ha affiancato il maggiore Di Maio nell’impresa, la descrive illustrandone le possibili vie di accesso da Massaua. Keren ha una grande importanza strategica, posta com’è sulla via principale di accesso al bassopiano occidentale e al Sudan. Il maggiore Di Maio è tornato a Massaua dopo aver lasciato a Keren 600 ascari comandati dal barambaras Cafel». [www.ilcornodafrica.it].

I monti di Keren

Filonardi governatore della Somalia

• Il generale Baldissera occupa Asmara, «dopo una paziente preparazione e senza spargimento di sangue» [Candeloro6].

• Vincenzo Filonardi è nominato console di Zanzibar e governatore della Somalia.

L’estensione coloniale

• Il generale Baldissera occupa facilmente Zula, piccolo borgo marino a sud di Massaua e all’estremo nord della Dancalia (Abissinia). Proteste in Francia, entusiasmo in Italia. Baldissera affida poi al capitano Cornacchia la caccia a Debeb, un capo locale che ha disertato l’anno scorso ed è figlioccio di ras Alula. Egli vigila sull’altopiano da solo, perché il resto dell’esercito etiopico è impegnato contro i dervisci. Si dice che adesso Debeb si trovi nel villaggio di Saganeiti. Cornacchia parte con 400 basci buzuk (mercenari eritrei al soldo degli italiani), 300 irregolari locali e quattro ufficiali italiani. [wikipedia]

• «Il generale Antonio Baldissera è convinto che l’occupazione di Massaua e del litorale non abbia ragione di sussistere se non è seguita da un allargamento del dominio italiano nell’interno. Ha idee abbastanza precise sul modo in cui questa azione di conquista deve svolgersi. Dotato di notevoli capacità militari e di sicuro intuito politico, energico e spregiudicato nella scelta dei mezzi, immune da ogni forma di retorica e capace di una visione crudamente realistica dei problemi, egli è il primo comandante italiano a comprendere quali debbano essere i caratteri specifici di una conquista coloniale nell’Africa di oggi (…) Il generale Baldissera, nato a Padova nel 1838, ha servito nell’esercito austriaco fino al grado di capitano ed è poi passato in quello italiano dopo la guerra del 1866, alla quale ha partecipato combattendo contro i prussiani». [Candeloro6]

• «L’Eritrea è abitata da popolazioni diverse, travagliate da lotte sempre rinascenti tra i capi feudali e tra le varie tribù, oltre che dal contrasto più generale tra le popolazioni etiopiche cristiane dell’altopiano e quelle di altre stirpi, prevalentemente musulmane, del litorale e del bassopiano occidentale».

Abissinia. La battaglia di Saganeiti

• «Il letto del torrente Haddas è incassato fra due ripidissimi muraglioni di basalto che si elevano perpendicolarmente per svariate centinaia di metri: la salita prosegue poi per un altro migliaio di metri sul fianco scosceso delle aspre montagne. Le vecchie mappe segnalano il sentiero come inaccessibile ai muli.Una marcia notturna attraverso quel tracciato pare ancora oggi quanto mai difficile, ma il movimento fu eseguito dal capitano Cornacchia e dal suo piccolo esercito composto da quattro ufficiali italiani (tenenti Poli, Viganò, Brero e Virgili), 300 ascari regolari ed altri 500 irregolari con la rapidità prevista. Cornacchia giunge la mattina presto a Saganeiti, trovando il villaggio deserto. Gli italiani hanno contato, con la loro scalata notturna, di sorprendere gli abissini. Ma come pretendere che essi non fossero avvertiti dal frusciare, dall’ansimare degli scalatori? Chi ha visto Saganeiti sa che è sprofondata in una valle dominata da un’altura formidabile: proprio lassù si sono piazzati, in attesa, gli abissini, forse qualche migliaio. Quando vedono gli italiani, gli tirano addosso. Tutti gli ufficiali sono uccisi, e con loro sette ufficiali ascari e circa un centinaio tra regolari ed irregolari». [www.ilcornodafrica.it]

Gli ascari a Saganeiti

Crispi rifiuta le dimissioni di Baldissera

• Dopo il disastro di Saganeiti, Baldissera offre le dimissioni a Crispi, che le respinge.

L’ambasceria etiopica

• Sbarca a Napoli il conte Pietro Antonelli e ha con sé il trattato di Uccialli (vedi 2 maggio 1889). Lo accompagna una numerosa ambasceria etiopica, guidata da ras Makonnen, cugino di Menelik.

• «I romani fecero ressa davanti al Quirinale per vedere la pittoresca delegazione che, rutilante di scudi, lance e pennacchi, portava un elefante in dono a Re Umberto. Questi li accolse seduto sul trono in alta uniforme e con l’elmo. Makonnen, in tunica di seta ricamata, mantello di pantera nera e trecento piume in testa, si prostrò ai suoi piedi. Poi da un servo si fece gettare sulle spalle lo sciamma per farne paravento mentre si cambiava d’abito. E, rivestito all’Europea, si appartò a colloquio col Re e con Crispi. Gli ospiti furono trattati con tutti i riguardi e condotti, per impressionarli, a visitare fabbriche, caserme, corazzate e cannoni». [Montanelli33]

La questione dei confini in Abissinia

• Si firmano con Menelik un trattato e una convenzione addizionale, che per i confini faccia riferimento «allo stato di fatto attuale» (principio dell’uti possidetis). Non si bada però al fatto che la traduzione dei testi, in italiano e in aramaico, sia perfettamente concordante. «Purtroppo i due testi sono discordanti proprio nell’art. 17, diplomaticamente il più importante. Esso infatti nel testo italiano dice: “Sua Maestà il Re dei Re d’Etiopia consente di servirsi del governo di Sua Maestà, il Re d’Italia, per tutte le trattative di affari che avesse con altre potenze o governi”. Nel testo aramaico invece l’articolo diceva: “Il Re dei Re d’Etiopia può trattare tutti gli affari che desidera con i Regni d’Europa mediante l’aiuto del Regno d’Italia”. In sostanza sulla base del testo italiano si può affermare che Menelik cede all’Italia il diritto di rappresentarlo all’estero, cioè accetta una forma di protettorato. Mentre sulla base del testo aramaico egli si riserva soltanto la facoltà di servirsi delle rappresentanze italiane per i suoi rapporti con l’estero» [Candeloro6]. In margine al trattato, gli italiani concedono a Menelik un prestito di 4 milioni.

Il trattato di Uccialli

• Crispi notifica ai governi stranieri il trattato di Uccialli (vedi 7 ottobre 1889).

Crispi si difende

• Crispi parla a Palermo. Difende la politica seguita all’interno e all’estero, respinge l’accusa di megalomania (vedi 16 maggio 1889), esalta i risultati ottenuti dalla politica coloniale: «Un vastissimo regno si aprirà alla nostra industria e al nostro commercio senza sacrifici di sangue, con un denaro messo a sicuro e largo frutto. Vaste zone di terra colonizzabili offriranno un avvenire non remoto alla esuberante fecondità italiana».

Le tecniche di conquista di Baldissera

• «Secondo Baldissera, in Africa una conquista condotta con una regolare azione di guerra non è opportuna e nemmeno serve un’azione diplomatica mirante a stipulare precisi trattati col negus o con altri grandi capi etiopici, ma è necessario prima di tutto fomentare quanto più possibile le discordie e le lotte armate tra i capi locali e quindi intervenire, dapprima indirettamente per mezzo di qualche capo amico adeguatamente sovvenzionato, e poi direttamente, non appena le parti abbiano consumato le loro forze e le popolazioni stanche e immiserite siano disposte ad accettare di buon grado il governo forte ma ordinato degli europei». [Candeloro6]

Menelik imperatore

• Menelik si fa proclamare imperatore a Entotto, nello Scioa, e notifica l’assunzione del titolo ai governi imperiali senza servirsi delle rappresentanze diplomatiche italiane.

Menelik riparte da Roma

• La delegazione abissina (vedi 20 agosto 1889) riparte «col trattato di Uccialli debitamente firmato, un prestito di quattro milioni, e un orribile quadro commissionato apposta non so a quale pittore di Corte, che rappresentava l’Ascensione al cielo di Gesù, contornato dal Re, dalla Regina e dal massone Crispi in ginocchio a mani giunte». [Montanelli33]

Il dominio italiano in Abissinia

• In questi ultimi mesi, il generale Baldissera ha esteso il dominio italiano in Abissinia «con occupazioni dirette e in parte per mezzo di capi vassalli, fino al fiume Mareb verso l’Abissinia e fino a poca distanza da Kassala, in direzione del Sudan. In queste operazioni hanno dato un’ottima prova i nuovi battaglioni indigeni» [Candeloro6]. I contrasti con Crispi e col conte Antonelli, che non approvano la sua politica di conquista prudente e silenziosa, lo spingono però alle dimissioni (accettate). In particolare egli non vuole aiutare i capi alleati di Menelik impegnati a combattere nel Tigré. Lo sostituisce il generale Baldassarre Orero.

L’Eritrea

• I possedimenti italiani sul Mar Rosso vengono ordinati in colonia. Li si battezza “Eritrea”. Si nomina un governatore e si mettono quei territori alle dirette dipendenze del ministero degli Esteri. Crispi a questo punto ha il pieno diritto di guidare direttamente la politica coloniale.


La violazione del Trattato di Uccialli

• Crispi scrive al conte Antonelli, che è di nuovo a Massaua, e lo incarica di protestare con Menelik per la violazione del trattato di Uccialli (vedi 3 novembre 1889).

La questione dei confini eritrei

• Il conte Antonelli raggiunge Menelik, ma non gli fa cenno (pare) della protesta pretesa da Crispi. Ottiene tuttavia non senza difficoltà che Menelik ratifichi la convenzione addizionale (vedi 7 ottobre 1889), e cerca senza successo di risolvere la questione dei confini. Menelik ha infatti già affidato a ras Mangascià il governo del Tigré (tranne la zona settentrionale, affidata al degiac Mesciascià che dovrà discutere con gli italiani la linea di confine, a nord di Mareb.

• Lo Scioa devastato dalla carestia.

Crispi rinuncia al confine di Mareb

• Il conte Antonelli è rientrato in Italia. Niente da fare per il confine a nord di Mareb in Eritrea: gli etiopi non hanno fatto passare né lui né Mesciascià. Crispi gli ha comunque scritto di lasciar perdere. A rappresentare il governo italiano presso il negus c’è adesso il conte Augusto Salimbeni, che fu già prigioniero di ras Alula (vedi 25 gennaio 1887).