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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

Venezia 1932, il primo festival di cinema al mondo

• Nel 1932, a Venezia, si tiene un’Esposizione internazionale d’arte cinematografica dal 6 al 21 agosto. È il primo festival di cinema al mondo. Iniziativa da ricondurre a Luciano De Feo, capo dell’Istituto del cinema educatore, e a Giovanni Volpi di Misurata, presidente della Biennale, interessato soprattutto al rilancio delle spiagge del Lido. L’edizione non prevede premi. Dalla seconda, nel 1934, c’è la Coppa Mussolini per il miglior film. Nel 1935 nasce la Coppa Volpi per i migliori attori. A partire dal 1938 si cominciano ad organizzare rassegne e retrospettive. La Mostra mantiene una relativa autonomia dal fascismo fino al 1939 quando a inaugurare il festival, al posto di Volpi, è Joseph Goebbels. Le edizioni del 1940, 1941 e 1942 si tengono lontane dal Lido e vedono partecipare quasi esclusivamente i paesi dell’Asse (in seguito saranno considerate non svolte).

C’è la guerra, la Mostra si ferma

• Il Palazzo del cinema al Lido viene inaugurato nel 1937 (fino all’anno prima tutto si teneva sulla terrazza dell’Hotel Excelsior): Sala Grande da 1.100 posti, integrato negli anni Cinquanta dalla Sala Volpi con altri 250 posti. Dopo la pausa bellica, la Mostra riprende nel 1946 con le proiezioni al cinema San Marco (il Palazzo del Cinema è requisito dagli Alleati). L’anno successivo si tiene nel cortile di Palazzo Ducale. Edizione, quella del ’47, che vede ripristinata la Giuria internazionale e il ritorno a Venezia dell’Urss e delle nuove democrazie popolari. Nel 1949 rientro definitivo al Palazzo del Cinema al Lido e istituzione del premio Leone di San Marco (il riferimento è al leone della basilica cittadina) per il miglior film. Dal 1950 il Leone di San Marco diviene Leone d’oro.

Il dopoguerra, gli anni del neorealismo

• Sono gli anni in cui a Venezia trova spazio il neorealismo italiano: Paisà (1946) di Roberto Rossellini, Il sole sorge ancora (1946) di Aldo Vergano, Caccia tragica (1947) di Giuseppe De Santis, Senza pietà di Alberto Lattuada (1948), La terra trema (1948) di Luchino Visconti. Partecipano registi internazionali come Laurence Olivier, Fritz Lang, John Huston, Claude Autant-Lara, David Lean, Henri-Georges Clouzot, Orson Welles, Jean Cocteau, Michael Powell ed Emeric Pressburger, oltre ai già conosciuti Renoir, Duvivier, Ford, Carné. Arrivano al Lido divi come Rita Hayworth, Joseph Cotten, Olivia de Havilland, Anna Magnani.

Brando, la Bardot, le polemiche su Visconti

• Negli anni Cinquanta la Mostra conosce un periodo di espansione internazionale, con l’affermazione di nuove cinematografie (giapponese e indiana). Si fanno vedere al Lido Marlon Brando (Fronte del porto, 1954), Gina Lollobrigida, Brigitte Bardot (La ragazza del peccato, 1958), Sophia Loren (Coppa Volpi nel 1958 per Orchidea nera), Alberto Sordi, Vittorio Gassman e Silvana Mangano (presenti, tra gli altri film, ne La grande guerra di Mario Monicelli, Leone d’oro nel 1959), Giulietta Masina. Tra i registi italiani, ottengono a Venezia l’affermazione definitiva Federico Fellini, Michelangelo Antonioni e Roberto Rossellini, mentre vi si affacciano giovani come Francesco Rosi, Ermanno Olmi, Gillo Pontecorvo. Sono anche gli anni delle polemiche per i Leoni d’oro non assegnati a Luchino Visconti: nel 1954 per Senso e nel 1960 per Rocco e i suoi fratelli (il pubblico fischia per tutta la cerimonia di premiazione).

Italiani o inglesi, l’ora degli arrabbiati

• Nei primi anni Sessanta passano da Venezia i film del free cinema inglese (Sabato sera, domenica mattina di Karel Reisz, Sapore di miele di Tony Richardson, Billy il bugiardo di John Schlesinger), della nouvelle vague francese (Resnais e Godard) e giovani autori italiani agli esordi (Pasolini, Bertolucci, i fratelli Taviani, De Seta, Zurlini, Ferreri, Vancini, Bellocchio, Montaldo, Brass).

Anni Sessanta: poca mondanità, molti premi italiani

• Nel 1963 comincia l’era di Luigi Chiarini, «il professore», che fino all’edizione del 1968 organizza rassegne opponendosi alla mondanità e seguendo rigorosi criteri estetici nella scelta dei film. In generale è un periodo caratterizzato dal cinema italiano, che porta alla ribalta Claudia Cardinale, Marcello Mastroianni, Monica Vitti, e a vincere per quattro volte consecutive il premio più prestigioso (1963, Le mani sulla città di Rosi; 1964, Il deserto rosso di Antonioni; 1965, Vaghe stelle dell’Orsa di Visconti; 1966, La battaglia di Algeri di Pontecorvo).

Lo schiaffo del Sessantotto

• La Mostra, retta ancora (come del resto la Biennale) da uno statuto di epoca fascista, nel ’68 subisce dure contestazioni. Tra le conseguenze l’abolizione della competitività del festival (tornerà nel 1980) e l’introduzione del Leone d’oro alla carriera. Nel 1972 l’Anac e l’Aaci organizzano nel centro storico di Venezia le Giornate del cinema italiano, in aperto contrasto con la Mostra. L’anno successivo, poiché lo statuto è ancora fermo in Parlamento, la Mostra salta del tutto (come anche il suo direttore Gian Luigi Rondi). A metà degli anni Settanta si tenta la strada di una Mostra diversa, con proposte di nuovi film, omaggi, retrospettive, convegni, mantenendo delle proiezioni decentrate a Venezia (l’atmosfera è piuttosto moscia). Nel biennio 1977-1978 la Mostra non si tiene. Ad ogni modo, in queste edizioni passano da Venezia film significativi, tra cui I diavoli di Ken Russell (1971), Domenica, maledetta domenica di John Schlesinger (1971), Attenzione alla puttana santa di Rainer Werner Fassbinder (1971), Anche gli uccelli uccidono di Robert Altman (1971), Arancia meccanica di Stanley Kubrick (1972), Prima del calcio di rigore di Wim Wenders (1972), La rabbia giovane di Terrence Malick (1975), Novecento di Bernardo Bertolucci (1976), L’ultima donna di Marco Ferreri (1976).

Con Spielberg effetti speciali al Lido

• È l’edizione del 1979 a segnare il rilancio. Il nuovo direttore Carlo Lizzani chiama tra i selezionatori Roberto Escobar, Giovanni Grazzini, Alberto Moravia, Enzo Scotto Lavina, Paolo Valmarana. Sceglie come collaboratore più stretto il critico Enzo Ungari e convoca al Lido attori di prestigio a farli discutere sul tema Gli anni Ottanta del cinema. Si intensifica la presenza di retrospettive, di nuove sezioni dedicate alla ricerca (Officina) e a film spettacolari (Mezzogiorno-Mezzanotte), come il primo film del ciclo di Indiana Jones, I predatori dell’arca perduta (1981) ed E.T. l’Extra-Terrestre (1982), entrambi di Steven Spielberg, oltre al secondo episodio della trilogia di Guerre stellari, L’Impero colpisce ancora, di Irvin Kershner (1980). Nel 1983 la direzione passa a Gian Luigi Rondi, che rientra dopo le meste dimissioni del 1972. Si mettono in luce in questi anni autori come Woody Allen, Ridley Scott, Sergio Leone, Carlo Mazzacurati, Brian De Palma, Pedro Almodóvar, Nanni Moretti.

Pontecorvo rivuole i divi a Venezia

• Nel 1987 la direzione passa al critico del Messaggero Guglielmo Biraghi (grande passione per i viaggi e per i film inusuali) e nel 1992 al regista Gillo Pontecorvo (parola d’ordine: riportare i divi al Lido). Gli anni Novanta vedono sfilare in passerella superstar hollywoodiane, mentre è il cinema orientale a fare incetta di riconoscimenti. È del 1998 il nono e ultimo Leone d’oro vinto da un film italiano: Così ridevano di Gianni Amelio. Evento clou degli ultimi anni è la premiere dell’ultima opera di Stanley Kubrick, Eyes Wide Shut, nel 1999. Dopo tre brevi direzioni (Felice Laudadio, Alberto Barbera e Moritz De Hadeln) nel 2004 è il turno di Marco Müller (italiano poliglotta, esperto di cinema cinese) che nel 2008 viene confermato per un altro quadriennio. L’organizzazione punta ancora molto sulla presenza di stelle hollywoodiane sulle passerelle, ma a portare a casa i premi – con qualche dubbio della critica - sono sempre gli orientali.

In attesa del nuovo Palazzo del cinema

• Nel frattempo si continuano ad ampliare le infrastrutture: viene realizzato il PalaLido (a partire dal 1999 PalaBnl), portando lo spazio a disposizione della rassegna a 11.000 metri quadrati. Nel 2009 sono stati aperti i cantieri per la realizzazione del nuovo Palazzo del Cinema.