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 2017  agosto 18 Venerdì calendario

Cronologia delle Brigate rosse

Una storia cominciata all’indomani del Sessantotto che ha insanguinato l’Italia per diciotto anni. Le Brigate rosse sono state la principale e più longeva organizzazione terroristica dei nostri anni di piombo. Pur restando fedeli a una dominante vocazione operaista e mantenendo una certa continuità di azione (per cui qui ci fermiamo al 1988 e non consideriamo per ora le Nuove Brigate rosse), non sono rimaste però sempre le stesse: nel corso del tempo hanno cambiato capi, strategie, obiettivi. In questa cronologia potete trovare i primi attentati, che hanno come teatro la fabbrica, il passaggio alla clandestinità, il salto con il rapimento del giudice Sossi, «prima operazione nazionale progettata dal Fronte della lotta alla controrivoluzione» (dal volantino di rivendicazione), i primi omicidi e la campagna contro i giornalisti. Poi gli anni dal 1978 all’80, quelli della stagione più cruenta, con il sequestro e l’uccisione di Moro, l’assassinio dell’operaio comunista Guido Rossa e la spietata esecuzione di Roberto Peci, fratello del primo pentito delle Br. Ma è proprio nel momento culminante della loro azione che comincia la crisi delle Br: divise sul tragico epilogo del caso Moro, lacerate dalla perdita dei residui consensi nelle classi lavoratrici, sconfitte infine, in larga misura, dalle confessioni dei dissociati. Dal 1974 al 1988 le Brigate rosse hanno rivendicato 86 omicidi [Zavoli 1992]. Renato Curcio, fondatore e primo capo dell’organizzazione, ha calcolato che sono state 911 le persone inquisite per aver fatto parte delle Br, più altre 2-300 riconducibili a gruppi armati che dalle Br si erano staccati.


Una storia cominciata all’indomani del Sessantotto che ha insanguinato l’Italia per diciotto anni. Le Brigate rosse sono state la principale e più longeva organizzazione terroristica dei nostri anni di piombo. Pur restando fedeli a una dominante vocazione operaista e mantenendo una certa continuità di azione (per cui qui ci fermiamo al 1988 e non consideriamo per ora le Nuove Brigate rosse), non sono rimaste però sempre le stesse: nel corso del tempo hanno cambiato capi, strategie, obiettivi. In questa cronologia potete trovare i primi attentati, che hanno come teatro la fabbrica, il passaggio alla clandestinità, il salto con il rapimento del giudice Sossi, «prima operazione nazionale progettata dal Fronte della lotta alla controrivoluzione» (dal volantino di rivendicazione), i primi omicidi e la campagna contro i giornalisti. Poi gli anni dal 1978 all’80, quelli della stagione più cruenta, con il sequestro e l’uccisione di Moro, l’assassinio dell’operaio comunista Guido Rossa e la spietata esecuzione di Roberto Peci, fratello del primo pentito delle Br. Ma è proprio nel momento culminante della loro azione che comincia la crisi delle Br: divise sul tragico epilogo del caso Moro, lacerate dalla perdita dei residui consensi nelle classi lavoratrici, sconfitte infine, in larga misura, dalle confessioni dei dissociati. Dal 1974 al 1988 le Brigate rosse hanno rivendicato 86 omicidi [Zavoli 1992]. Renato Curcio, fondatore e primo capo dell’organizzazione, ha calcolato che sono state 911 le persone inquisite per aver fatto parte delle Br, più altre 2-300 riconducibili a gruppi armati che dalle Br si erano staccati.


Nasce il Collettivo politico metropolitano

Milano - Per iniziativa di Renato Curcio, 28 anni, e della moglie Margherita Cagol, 24, un gruppo di militanti della sinistra extraparlamentare – operai della Pirelli, tecnici di Ibm e Siemens, membri dei collettivi lavoratori studenti – prende in affitto un vecchio teatro in disuso, nelle vicinanze di Porta Romana, e fonda il Collettivo politico metropolitano. Gli animatori sono Curcio e Renato Simioni.

Curcio, Cagol e Franceschini insieme

Chiavari (Genova) - Pensione Stella Maris: convegno del Collettivo politico metropolitano (Cpm), costituito in settembre a Milano. Partecipano «essenzialmente marxisti-leninisti e cattolici progressisti (o cattolici del dissenso), i primi delusi dalla svolta moderata e dalla conseguente rinuncia alla rivoluzione dei partiti della sinistra storica, Partito comunista in testa, i secondi convinti che fosse necessario un maggiore impegno per modificare l’assetto sociale». [De Prospo-Priore 2011] Ci sono fra gli altri Renato Curcio, Margherita Cagol e Alberto Franceschini, 22 anni. Si discute di violenza politica e di eventuale lotta armata. Dal convegno, che termina il 4 novembre, esce il cosiddetto “libretto giallo”, dal titolo Lotta sociale e organizzazione nelle metropoli («Ogni alternativa proletaria al potere è, fin dall’inizio, politico-militare. La lotta armata è la via principale della lotta di classe. La città è il cuore del sistema, il centro organizzativo dello sfruttamento economico-politico. Deve diventare per l’avversario un terreno infido...»). I fautori della lotta armata subito sono comunque in minoranza. Un gruppo del Collettivo si separa per dar vita a Sinistra proletaria.

Nasce il simbolo della stella a cinque punte

Costaferrata di Casina (Reggio Emilia) - Per Tonino Loris Paroli nasce qui l’organizzazione delle Brigate rosse. Riunioni, dibattiti, discussioni: «Fu un vero congresso, durò dal lunedì al sabato» (Paroli). Una settantina i partecipanti. Ci sono i duri di Reggio –il “gruppo dell’appartamento”, ovvero gli otto giovani reggiani che frequentano la soffitta di via Emilia San Pietro 25: fra gli altri Alberto Franceschini, lo stesso Paroli, Prospero Gallinari, Lauro Azzolini, Franco Bonisoli, Roberto Ognibene – e c’è Sinistra proletaria quasi al completo. «I compagni erano venuti da Milano, da Trento, da Genova, due da Torino». Le discussioni si svolgono nei boschi, nei campi della zona e proseguono nella trattoria “da Gianni”. Sempre qui nasce il simbolo della stella a cinque punte.

• «Le Brigate rosse non erano ancora nate ufficialmente, ma qualcuno già si dava da fare per trovare simbolo e sigla della futura organizzazione. Si pensò alla stella. Ricorda Franceschini: “Come simbolo scegliemmo quella dei Tupamaros uruguayani. Ma non riuscivamo a farla regolare, ci veniva sempre sbilenca, tanto che un giorno proposi: ‘Perché non la lasciamo così?’ Decidemmo d’inscriverla in un cerchio e, per il disegno, avevamo bisogno di qualcosa facilmente a portata di mano: si pensò alla moneta da 100 lire, nacque così il nostro ‘marchio’”». [Vincenzo Tessandori, Sta. 10/3/2009]

È l’ora della lotta armata

Pecorile (Reggio Emilia) - Termina il convegno, iniziato il 4 agosto, che sancisce la fine dell’esperienza di Sinistra proletaria. Il gruppo dei suoi militanti che si riconosce nelle figure di Renato Curcio, Alberto Franceschini e Margherita Cagol decide di passare alla lotta armata.

«Ci chiameremo Brigata rossa»

Milano - Mentre rincasa in 500 col marito Renato Curcio, ragionando ad alta voce su come chiamare il nuovo gruppo, Margherita Cagol osserva che il primo «atto di guerriglia in Europa» è stata la liberazione di Andreas Baader, in Germania, ad opera della Raf, la Frazione Armata Rossa. «Nel nostro caso armata mi sembra eccessivo. Ma brigata mi piace: brigata rossa». [Vincenzo Tessandori, Sta. 10/3/2009]

• Alla Pirelli di Milano nasce la prima Brigata rossa.

Primi comunicati firmati Brigata rossa

• La nuova organizzazione che fa capo a Curcio, Franceschini e Cagol diffonde i primi comunicati firmati Brigata rossa.

Un’auto data alle fiamme alla Pirelli

Milano - Uomini della Brigata rossa danno alle fiamme la 850 di Ermanno Pellegrini, capo dei servizi di vigilanza della Pirelli.

Il “tribunale del popolo” e lo spione

• Il terzo comunicato della Brigata rossa lamenta che il meccanico della Pirelli Della Torre, «un buon compagno: uno dei nostri, 50 anni, 2 figli. Quadro di punta della Cgil. 25 anni di attività sindacale. Comandante partigiano», è stato licenziato, e pretende che «lo spione Pellegrini si licenzi, e allora può essere che il Tribunale del Popolo gli concederà grazia».

La ritorsione dopo un licenziamento alla Pirelli

Milano - Uomini della Brigata rossa incendiano l’Alfa Romeo dell’avvocato della Pirelli Enrico Loriga, «il boia che ha firmato per conto della direzione la lettera di licenziamento del compagno Della Torre» (dal comunicato n. 4 della Brigata rossa).

Otto bombe sotto gli autotreni Pirelli

Milano - Otto bombe incendiarie collocate nella notte sotto altrettanti autotreni parcheggiati sulla pista prova-pneumatici dello stabilimento Pirelli di Lainate: le fiamme ne distruggono tre. L’attentato, rivendicano il 5 febbraio con il sesto (e ultimo) comunicato a firma Brigata rossa, comincia ad attirare l’attenzione dei media sul “fantomatico” gruppo armato. D’ora in poi, i documenti resi pubblici dal gruppo armato verranno firmati al plurale: Brigate rosse.

La polizia in casa di Curcio

Milano - La polizia perquisisce l’abitazione di Renato Curcio.

Primo documento teorico delle Brigate rosse

• Le Brigate rosse diffondono il loro primo documento teorico nella forma di un’autointervista. «(...) Le Br sono i primi punti di aggregazione per la formazione del Partito armato del proletariato. In questo sta il nostro collegamento profondo con la tradizione rivoluzionaria e comunista del movimento operaio (...)». [Leggi tutto il documento]

Le Br bruciano l’auto di La Russa

Milano - Uomini delle Br bruciano l’auto di Ignazio La Russa, responsabile del Fronte della gioventù.

Sequestro lampo di un dirigente Siemens

Milano - Sequestro lampo (40 minuti) di Idalgo Macchiarini, dirigente della Sit-Siemens, ad opera delle Brigate rosse. Primo sequestro di persona e primo «processo proletario» compiuti dalle Br. Macchiarini viene fotografato con un cartello sul quale compaiono gli slogan «Mordi e fuggi», «Niente resterà impunito», «Colpiscine uno per educarne cento», «Tutto il potere al popolo armato». La strategia dell’azione esemplare è ricalcata sul modello dei Tupamaros uruguaiani.

Due covi Br, spuntano i nomi di Curcio e Moretti

Milano - In via Boiardo 33 e in via Delfico 20 la polizia individua due covi delle Br (armi, esplosivo, documenti, una cantina adibita a prigione per eventuali sequestri e, in via Delfico, il passaporto autentico di Giangiacomo Feltrinelli). Tre gli arrestati, e «ordini di cattura contro Mario Moretti, 26 anni, e lo studente Renato Curcio. Sono due nomi nuovi ma, a dire degli inquirenti, “molto importanti”, che entrano nel “caso Brigate rosse”». [Sta. 5/5/1972] Fermato anche Marco Pisetta, 32 anni, che rivela nomi, luoghi e attività del gruppo armato e dopo qualche giorno viene rilasciato (un suo memoriale pubblicato a puntate sul settimanale Il Borghese risulta poi scritto, per sua stessa ammissione, su indicazioni del Sid). Le Br decidono di passare alla clandestinità completa.

Le Br si organizzano, nasce il primo esecutivo

• Le Brigate rosse riorganizzano la struttura interna, colpita dagli arresti di maggio. Renato Curcio e Mara Cagol si trasferiscono a Torino, per costituire una colonna torinese, anche attraverso la propaganda all’interno della Fiat, da affiancare a quella di Milano. Per le armi, le Br si rivolgono fra gli altri al responsabile militare di Potere operaio a Roma, Valerio Morucci, 23 anni. Si costituisce il primo esecutivo delle Br, con Curcio, Alberto Franceschini, Mario Moretti, Pierino Morlacchi. Decisa la distinzione tra forze regolari (i militanti clandestini) e forze irregolari (militanti organici all’organizzazione ma senza essere clandestini). 

Fuoco alle auto di nove impiegati Fiat

Torino - Le Br rivendicano l’incendio delle auto di nove impiegati della Fiat aderenti alla Cisnal.

Sequestro lampo di un sindacalista Cisnal

Torino - Sequestro lampo di Bruno Labate, segretario provinciale della Cisnal, da parte delle Brigate rosse.

Un opuscolo delle Br su Lotta continua

• Lotta continua pubblica l’opuscolo delle Br “Guerra ai fascisti nelle fabbriche torinesi”.

Le Br rapiscono un dirigente dell’Alfa Romeo

Milano - Le Brigate rosse sequestrano l’ingegnere Michele Mincuzzi, dirigente dell’Alfa Romeo.

Dalla Chiesa a Torino contro l’eversione

Torino - Il colonnello Carlo Alberto Dalla Chiesa è il nuovo comandante della Prima brigata carabinieri. Ha il compito di intensificare gli sforzi investigativi contro gli episodi di eversione sempre più frequenti.

Amerio, il primo sequestro di lunga durata delle Br

Torino - Uomini delle Brigate rosse sequestrano Ettore Amerio, capo del personale della Fiat Mirafiori. Amerio rimane nelle mani dei suoi rapitori per otto giorni. È la prima volta che le Brigate rosse attuano un sequestro di lunga durata.

• «Nella seconda metà del 1973 le Brigate rosse realizzano un buon consolidamento territoriale. Le loro azioni appaiono efficaci e, soprattutto, non comportano spargimenti di sangue. La sinistra storica, con il Pci in testa, continua a sottovalutare il fenomeno, considerando i brigatisti al più come “delinquenti strumentalizzati”, “fascisti travestiti di rosso”». [annidipiombo.it]