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 2017  dicembre 10 Domenica calendario

• Gambellara (Vicenza) 15 gennaio 1938. Imprenditore. È uno dei quattro produttori di vino europei a poter contare su una superficie agricola di oltre duemila ettari. Banchiere. È presidente della Banca popolare di Vicenza.
• Laureato in Giurisprudenza, diplomato in Enologia, sin da ragazzo ha partecipato all’attività di famiglia. Quando nel 1967 si è trasformata in spa Cantine Zonin ne ha assunto la presidenza.
• «È il maggior produttore di vino in Italia, un impero sparso su 11 tenute in sette regioni diverse. Bianchi, rossi, frizzanti. Dal Nero d’Avola prodotto nel Feudo principi di Butera, in provincia di Caltanissetta, al Refosco della tenuta Ca’ Bolani in Friuli, passando attraverso Piemonte, Veneto, Lombardia, Puglia e Toscana. Patron del gruppo che si è spinto fino in Virginia (Usa) nella tenuta di Barboursville al motto di “Siamo il produttore per tutti i gusti”. Non solo vigneti nelle sue proprietà, ma castelli, masserie. Dove alla famiglia Zonin (la moglie Silvana e i tre figli Domenico, Francesco che lavorano in azienda e Michele che invece fa l’avvocato) piace incontrare gli amici. In particolare gli Zonin amano passare l’estate in una delle più belle campagne del Chianti classico, tra i cipressi di Castello d’Abola dove è un ospite fisso per Ferragosto Tony Blair» (Antonia Jacchia).
• Ancora una trentina d’anni fa, nell’area di produzione americana, «benché si chiamasse Piedmont Region non si produceva neppure un quintale d’uva. Fino all’arrivo di Zonin, appunto. Il quale sul microclima e sui terreni di Barboursville fece una scommessa e acquistò la tenuta con quasi 500 ettari di bosco e collinette incolte e con la residenza imponente ma ormai malandata del governatore James Barbour, amico di Jefferson (Thomas, terzo presidente americano - ndr). Studi, sbancamenti, impianti, estirpazioni e reimpianti, vinificazioni sperimentali e tutto quanto occorre per trasformare un’idea, un progetto quasi temerario, in un’azienda e un modello vincenti: 500 mila dollari di fatturato nel 1990, 5 milioni di dollari nel 2005. Gli 82 ettari di vigneti oggi in produzione, che anno dopo anno aumentano, sono coltivati a cabernet franc, cabernet sauvignon, merlot, pinot nero, barbera e nebbiolo fra le varietà a bacca nera, e chardonnay, traminer, pinot grigio, viognier, malvasia e sauvignon fra i bianchi» (Enzo Vizzari).
• «Sono e resto un viticultore prestato alla finanza. Dovessi scegliere tra le due attività non avrei dubbi, anche se presiedere la Popolare di Vicenza è un doppio piacere, perché mi consente da un lato di impegnarmi per il territorio in cui sono nato, e dall’altro mantiene viva una tradizione di presenza nella finanza locale che è stata, fino a mio suocero, della famiglia di mia moglie» (da un’intervista di Giuseppe Meroni). «Quanto ha fatto dal 1996 a oggi il banchiere vicentino vale bene qualche battibecco in consiglio di amministrazione. Nel 1995 la Popolare Vicentina era al termine del decennale mandato di Nardini, e poteva contare su 116 sportelli e 1.296 dipendenti. Oggi sono rispettivamente 637 e 5.391» (Stefano Righi nell’ottobre 2007).
• Nel dicembre 2007 l’Antitrust sbarrò la strada al suo istituto che aveva prenotato il 2% di Mediobanca: avendo una partecipazione nella Cattolica Assicurazioni e controllando la Nord Est Merchant, la Popolare di Vicenza non poteva rilevare parte delle azioni cedute da Unicredit poiché quelle attività erano ritenute concorrenti a Mediobanca stessa e Generali. Nel giugno 2008 sono arrivati poi i rilievi di Bankitalia, che ha contestato al cda la mancata vigilanza sulla vendita di derivati.
• Si schierò a favore dell’ampliamento della base Usa a Vicenza: «Se la città perde la base Usa sono guai: mille posti di lavoro in fumo, senza contare l’indotto e quel che ne consegue» (a Marisa Fumagalli).