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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Pieve di Soligo (Treviso) 10 ottobre 1921 - Conegliano (Treviso) 18 ottobre 2011. Poeta. «In questo progresso scorsoio/non so se vengo ingoiato/o se ingoio».
• Tra i numerosi premi: il San Babila, nel 50 (sezione Inediti, in giuria c’erano Ungaretti, Montale e Quasimodo, con i soldi vinti Zanzotto acquistò una Lambretta), il Viareggio nel 79 per Il Galateo nel Bosco (Mondadori), il Feltrinelli nell’87 ecc. Lauree ad honorem dalle Università di Trento e di Venezia.
• Ha fatto tutta la vita l’insegnante (liceo Flaminio di Vittorio Veneto, poi scuole medie di Motta di Livenza e Conegliano) e organizzato anche, come preside, la scuola media di Col San Martino, frazione di Farra di Soligo.
• Il padre Giovanni (1888-1960) - pittore, decoratore e calligrafo assai fine - è stato un fiero nemico del fascismo: durante il ventennio, impedito nel lavoro e aiutato solo di nascosto da pochi amici, dovette trasferirsi in Cadore e da lì emigrare per quasi tutto il Ventennio in Francia. La madre, Carmela Bernardi (1893-1973), casalinga, di salute delicata, proveniente da una famiglia che aveva una bottega di calzature, amante delle buone letture e discretamente disinvolta in francese. Andrea era il primogenito. Nel 23 nacquero due gemelline (Angela e Marina), morte poi piccole, una a 6 anni, l’altra a 14. Molto amate: in età di quattro anni, avendo un adulto sostenuto che due gemelline ritratte in una certa foto erano belle come Angela e Marina, Zanzotto rispose che quelle erano brutte e con gli occhi bigi, mentre le sue avevano « i oci che ghe se vede drento anca i luminet» (Gian Mario Villalta). La famiglia ebbe poi un altro maschio nel 1930, Ettore, deceduto nel 90.
• Precoce inclinazione alle parole: «Provavo qualcosa di infinitamente dolce ascoltando cantilene, filastrocche, strofette (anche quelle tipo Corriere dei Piccoli) non in quanto cantate, ma in quanto pronunciate o anche semplicemente dette, in relazione a un’armonia legata proprio al funzionamento stesso del linguaggio, al suo canto interno (...) La nonna paterna (...) mi sottolineava il fatto che questi suoni della lingua non erano canto nel senso più comune della parola, erano appunto poesia (...), mi recitava le strofe di Torquato Tasso (...) Questa armonia del toscano illustre filtrava in me come un vero e proprio sogno, una vera e propria droga fonica» (Autoritratto, 1977).
• Impara a scrivere molto prima di andare a scuola, parte infatti direttamente dalla seconda elementare. Compone la prima poesia a sette anni («l’età di rito»), scolaro rimarchevole, «incontra curiosamente una difficoltà palese nelle divisioni con due cifre al divisore, pur riuscendo bene in aritmetica» (Villalta). Assai maldestro, nonostante il padre, in disegno. Si diploma maestro nel 37, ha anche imparato a suonare l’armonium in modo da integrare con le cinquanta lire che gli daranno in chiesa le 300 che prenderà di stipendio come insegnante. Consegue poi la maturità classica come privatista al Canova di Torino e si iscrive a Lettere a Padova, dove conoscerà Michelangelo Muraro, Giulio Alessi, Tono Zancanaro, Iginio De Luca e avrà come maestri Diego Valeri e Concetto Marchesi (sulla Padova di quegli anni vedi comunque Meneghello, Bau-sète, Bompiani 1988). Si laurea nel 42 con una tesi su Grazia Deledda, relatore Natale Busetto.
• Dopo l’8 settembre, smessa la divisa (in un primo momento era stato giudicato rivedibile per insufficienza toracica e asma, e poi richiamato con la classe del 22: grazie a questo ritardo aveva evitato Russia e Grecia), salì sulle colline di Pieve e fece la Resistenza al seguito di Antonio Adami. Nel 44 aderisce alla brigata Mazzini (controllata dal Pci), chiarendo con Adami che non imbraccerà mai un’arma. Viene per questo assegnato alla propaganda. Adami sarà poi ucciso dai nazifascisti nel 45 (26 marzo).
• Dopo la guerra, ha una breve esperienza da emigrante in Svizzera, dove va per insegnare, ma entra con un permesso di sguattero. Disgustato poi da una direttrice del collegio di Villars sur Ollon, preferisce abbandonare temporaneamente l’insegnamento e fare il cameriere a Losanna, dove guadagna cinque volte di più («con i primi 180 franchi netti sono riuscito a pagarmi due vestiti e un paltò»). Segue poi una vita da insegnante-poeta, con un su-e-giù da Milano, frequentazione di tutti i maggiori del secolo (Montale, Quasimodo, Ungaretti, soprattutto Vittorio Sereni), pubblicazione di raccolte poetiche (la prima nel 51, Dietro il paesaggio, Mondadori), lezioni e discorsi, dibattiti, premi dati e ricevuti ecc. Vita accidentata dai normali casi della vita - la morte del padre, della madre, del fratello - e ravvivata da casi altrettanto normali: il matrimonio con Marisa Michieli nel 1959 e la nascita di due figli, Giovanni (1960, fisico-matematico) e Fabio (1961, insegnante di Storia dell’arte). Ma tormentata dai disagi provocati da ansia, insonnia e crisi psichiche di vario tipo che lo spingono a frequentare analisti freudiani e lacaniani, a prestarsi anche come cavia a giovani laureate in psicologia che vogliono far pratica gratis e stringere un rapporto d’amicizia con Franco Basaglia, il grande avversario del manicomio-istituzione. Si mantiene però sempre attento «a cogliere quanto di istrionico e inquietante è presente nelle ramificazioni, a volte palesemente settarie, di queste discipline. Se vale l’anagramma “Azzanna dottore”, costruito a suo tempo da Elio Filippo Accrocca per il poeta, Zanzotto è del resto un paziente temibile per chiunque si avventuri insieme a lui nei labirinti della parola» (Villalta).
• Tra le raccolte di versi, oltre al già citato Dietro il paesaggio, si devono ricordare Vocativo del 57 e la trilogia costituita dai volumi Il Galateo nel Bosco, Fosfeni e Idioma (1982-86, tutti editi da Mondadori) e il recente Meteo, uscito nel 96 (venti poesie e dieci disegni di Giosetta Fioroni). Ha anche collaborato con Fellini, scrivendo stralci di sceneggiature e parti di dialogo de La città delle donne, le battute in veneto del Casanova, i cori per E la nave va. Ha trasposto per le scene Il Giorno del Parini (su richiesta di Maurizio Scaparro che ne fece uno spettacolo lungo un giorno intero). Feconda attività di traduttore (Balzac, Bataille). Esistenzialista: «Antonio Adami derideva bonariamente il mio esistenzialismo: è comodo - diceva. Aveva una certa ripugnanza per questo tipo di disposizione mentale: vedeva nell’esistenzialismo una forma di pessimismo carica di arrendevolezza, in ultima analisi, anche con qualcosa di compiaciuto» (intervista a Lo Straniero, 1998).
• Nemico, sul piano teorico, dei cosiddetti “Novissimi” (dal nome di una famosa Antologia uscita nel 62: Balestrini, Giuliani, Pagliarani, Porta, Sanguineti ecc.), che daranno poi vita al Gruppo 63: «A proposito dei Novissimi (...) ci si sente portati a evocare quella scuola letteraria fantasma che è il convenzionismo (nome vero di quello che, più bonariamente, è stato chiamato neosperimentalismo), conseguenza di una situazione coattiva che porta oggi le lettere, più ancora che le altre arti, a procedere come in un gioco di specchi, in cui il regredire e l’avanzare diventano spesso interscambiabili (...) Nulla di più deludente, quindi, che la forma di spavalderia e di “rabbia” con cui ci vengono messi davanti questi componimenti, come per scuotere l’opinione. I Novissimi possono anche credere che intorno a loro non ci siano veri uomini, ma non pensano che oggi è difficile perfino essere veri spettri» (Parole, comportamenti, gruppi, 1971).
• Iscritto al Psi fino al 1984, anno in cui prese ad allontanarsi dal partito.
• «Poeta di un piccolo paese in provincia di Treviso, che esordì come tardo o post ermetico, leggeva Virgilio, Petrarca, Hölderlin e Lacan» (Alfonso Berardinelli). Celebre oscurità: essendo appena uscito Dietro il paesaggio, a sua zia Teresa, che aveva orgogliosamente messo il libro nella vetrina della sua cartoleria di Pieve, una maestra disse invidiosa che le poesie del nipote non si capivano poi mica tanto. Al che la zia mise vicino al libro esposto il seguente cartello: «Mio nipote scrive poesie che neanche le maestre capiscono».
• Laura Barile e Ginevra Bompiani, intervistandolo in Eterna riabilitazione da un trauma di cui si ignora la natura (Nottetempo, 2007), ne hanno raccolto gli ultimi umori catastrofisti (indotti soprattutto dalla bruttura del capitalismo e dal disastro ambientale preannunciato dalla scienza e non creduto dagli uomini).
• «Forse, come sostiene Nico Naldini, il senso ultimo dell’operazione di Zanzotto consiste nell’avere posto il suo mondo dialettale e provinciale al centro di una riflessione sulla cultura contemporanea che si serve dei referenti più sofisticati» (Franco Brevini).
• «Quasi tutto nella vita di quest’uomo è il contrario del mito del poeta maudit, l’inverso dello sregolamento totale e ragionato di tutti i sensi, della ribellione affascinata dal Male. Eppure, dentro questa normalità faticosissima e violando la regola miserabile di ogni estetismo, ha attraversato una saison en enfer inedita, privo dell’aura simil-eroica che protegge gli esteti. La sua poesia si è mossa dentro traumi e bruciature, in un’italietta perpetua rapinata del suo paesaggio fisico, minata in quello mentale eppure ancora colma di testi popolati di una bellezza abbagliante. È in questo purgatorietto incerto tra un Beckett del varietà e un Sordi metafisico che ha fatto di se stesso un esperimento che non è ancora finito» (Giuseppe Montesano).
• Tutta l’opera è stata raccolta in un Meridiano Mondadori curato da Stefano Del Bianco e Gian Mario Villalta, con due saggi di Stefano Agosti e Fernando Bandini (2003).
• Nel 2008 è stato presentato al Festival di Locarno il documentario Possibili rapporti - Due poeti, due voci: prodotto con il sostegno del ministero per i Beni e le attività culturali e della Regione Veneto, mostra una conversazione privata tra Zanzotto e Nelo Risi.
• «La poesia è un mestiere infuso: passano gli anni ma non la voglia di scrivere. Certo, ora c’è lo spettro della fatica fisica. Ma anche se le mani si rifiutano un po’, riesco ancora a scrivere, a comporre degli “autografi”, li chiamo così» (nel 2008 a Dario Pappalardo).