Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Palermo 28 aprile 1947. Politico. Eletto alla Camera nel 1976, 1979, 1983, 1987, 1992 (Psdi, partito di cui fu segretario), al Senato nel 2001, 2006, 2008 (Forza Italia, Pdl, dal 2011 Psi). È stato presidente della commissione Affari costituzionali. Sottosegretario alle Partecipazioni statali nell’Andreotti V e nel Cossiga I (1979-1980), al Bilancio nel Craxi I (1983), ministro per gli Affari regionali nel Craxi I e II (1983-1987), dei Beni culturali nel Goria (1987-1988), della Marina mercantile nell’Andreotti VI (1989-1991), delle Poste nell’Andreotti VII (1991-1992).
• Figlio di Casimiro (1920-2003), che fu deputato del Psdi (1958-1968) e presidente del Palermo. Laureato in Giurisprudenza, docente universitario di Scienza delle finanze e Storia delle dottrine economiche. «Nel 1993 rimane coinvolto nello scandalo Enimont. È accusato di aver ricevuto un finanziamento illecito da 300 milioni. Condannato in primo grado, in appello strappa una prescrizione. Viene poi assolto dal Tribunale dei ministri anche dall’accusa di aver ricevuto mazzette mentre era al ministero delle Poste. Giovanni Brusca include il suo nome nella lista di politici che la mafia voleva far fuori dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio» (Peter Gomez). Nel luglio 2008 ha presentato un disegno di legge di riforma che inasprisce il 41 bis, il carcere duro per i boss mafiosi, innalzandolo a un minimo di due anni.
• «Dalla difficile trincea di Palermo ha continuato a mantenere buone relazioni col Palazzo di giustizia, anche quando da lì partivano delicatissime inchieste che coinvolgevano uomini di primissimo piano di Forza Italia» (Francesco La Licata). «Da anni propone, unico in Forza Italia, la cacciata dal partito di tutti i personaggi collusi o chiacchierati» (Gian Antonio Stella).
• Nel 2007 nominato capo dell’Antimafia per l’Europa (rappresentante speciale contro la criminalità organizzata transnazionale su nomina del presidente dell’assemblea parlamentare Osce). Nel giugno del 2009 si dimise dalla Commissione parlamentare antimafia perché coinvolto in un’inchiesta della procura di Palermo su presunti favori all’associazione mafiosa che faceva capo all’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino. Nel gennaio 2013 la procura chiese l’archiviazione.
• Sposato. Tifoso del Palermo.