Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  marzo 28 calendario

• Roma 7 maggio 1922 – Milano 15 aprile 2010. Attore. Comico. Presentatore tv. Sposato con Sandra Mondaini (1931-2010), sua partner anche in scena. «Dopo tanti anni di sodalizio umano e artistico con Sandra Mondaini, esiste una cosa che avreste voluto fare insieme e non siete ancora riusciti a fare? “Sì, il divorzio”» (a Emilia Costantini).
• Il padre, un ammiraglio, lo voleva diplomatico e con quella prospettiva si laureò in giurisprudenza. Divenne attore «per combinazione. Il mio debutto con la Magnani, Cervi e Viarisio, mio maestro, doveva essere una parentesi. Non avevo, non ho la vocazione dell’attore. Io mi devo divertire, sulla scena e nella vita».
• Mosse i primi passi nella rivista satirica Cantachiaro n.2 di Garinei e Giovannini. Fu poi accanto a Wanda Osiris, Dapporto, Macario, Bramieri e Ugo Tognazzi, con il quale a partire dal 1951 fece coppia al cinema e in tv.
• «Tognazzi faceva la rivista, ma non era ancora affermato. Quando ebbe l’occasione di uno spettacolo in proprio, con ballerine e comici, mi scritturò insieme agli altri tre con cui lavoravo allora. Siamo diventati coppia per caso. Lui aveva una scena su una panchina con un altro signore che se ne andò, io lo sostituii. Quando si aprì il sipario ed eravamo seduti insieme sulla panchina, partì una gran risata. Noi ci guardammo di sottecchi come a dire: l’accoppiata funziona, anche solo dal punto di vista fisico, lui moro e forte, io esile e biondo. Da allora abbiamo fatto teatro insieme per sei anni. Avevamo degli autori fantastici, Scarnicci e Tarabusi, ma qualcosa improvvisavamo sempre. Quando però lo facevo io, lui iniziava a ridere in modo incontrollabile, a volte doveva uscire di scena. Addirittura per un periodo si rifiutò di recitare se io ero dietro il sipario ad aspettare di entrare. “Ma dove vado, in camerino?”, dicevo io, c’era una complicità fantastica».
• Con la televisione arrivò il successo da grande pubblico: «Una cosa da non credere. Quando seguivamo il Giro d’Italia la gente chiedeva ai ciclisti stremati “dove sono Tognazzi e Vianello?” e quelli li mandavano al diavolo. All’arrivo eravamo assaltati da gente che chiedeva l’autografo. Una volta misi il braccio in un foulard per non firmare gli autografi, il giorno dopo lo mise anche lui. Avevamo una sintonia di coppia. Bastava, al ristorante, il lieve difetto di un cameriere per farci ridere fino alle lacrime. Abbiamo rischiato le botte» (da un’intervista di Silvia Luperini).
• «Fu la passione sportiva che aiutò la mia affermazione in tv. Poche persone possedevano il televisore, la gente andava a guardare le trasmissioni nei bar o davanti alle vetrine dei negozi di elettrodomestici; io lo comprai perché avevo saputo che sarebbero stati trasmessi i Mondiali di calcio: non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione. Ma, visto che avevo l’apparecchio, seguivo anche gli altri programmi e questa fu la base di partenza delle nostre parodie nel varietà Un, due, tre. Tognazzi non aveva la più pallida idea di cosa andasse in onda, stava girando un film a Sorrento ed era impegnato. In un viaggio di ritorno dal set lo raggiunsi sul vagone letto Napoli-Roma e gli spiegai le parodie delle trasmissioni che lui non aveva mai visto. Ugo era preoccupato: “Cosa facciamo?”. Tranquillo, gli dicevo, dammi retta, tanto sono in pochi a guardare la tv. Gli raccontavo il “Teatro No” giapponese, una gran rottura di scatole, e lui in trasmissione si esibiva nel lamento giapponese... prestavo attenzione alle donne, attrici o annunciatrici e ci dividevamo le parti: io interpreto le alte, tu quelle piccole...».
Un, due, tre durò fino al 1959 (sei edizioni), quando il presidente Giovanni Gronchi, ospite alla Scala di Milano insieme a Charles De Gaulle, scivolò per colpa di un valletto che gli aveva messo male la sedia: «C’era una rubrica, “L’angolo della posta” di solito stavamo seduti, ma quella volta saremmo rimasti in piedi: al momento di sederci Ugo sarebbe caduto per terra come Gronchi: la cosa fu organizzata all’ultimissimo momento e nessuno, tranne noi quattro (gli altri due erano gli autori Giulio Scarnicci e Renzo Tarabusi – ndr), ne era al corrente». Tognazzi in effetti cadde e Vianello si rivolse a lui con un «Ma chi ti credi di essere?». «Appena finimmo lo sketch trovammo subito in camerino una busta azzurra della Rai: “Restate in attesa di provvedimenti”, c’era scritto. E delle successive e ultime quattro puntate dovemmo registrare l’audio delle prove: i censori volevano ascoltarci. Ugo e io allora ci divertivamo a dire parolacce, battute contro il clero e le istituzioni. I censori si infuriavano. E nel 61, quando nacque il secondo canale, ci chiamarono di nuovo. Entrammo in una stanza con un tavolone circondato da funzionari. Ugo e io ci appollaiammo su due sedie. “Avete qualcosa di già pronto?” ci chiesero. Io alzai il tiro sull’unico bersaglio più in alto di Gronchi e dissi: “Sì, sul Papa”. Che allora era Giovanni il Buono. Ugo improvvisò una scenetta nel suo solito, maccheronico dialetto simil-bergamasco e attaccò: “Mi sun bergamasco, orcu!”, bestemmiando fra i denti. Calò un gran gelo. I signori si alzarono e ci indicarono la porta dicendo: “Prego”. E così, per amore di una battuta, perdemmo la scrittura (in quel momento il direttore generale della Rai era Ettore Bernabei – ndr)».
• I testi degli sketch di Scarnicci e Tarabusi sono stati pubblicati nel libro Il troncio e i trucioli (Baldini Castoldi Dalai 2008), allusione a un’altra celebre scenetta: «Facevano la parodia delle interviste antropologiche di Soldati: Vianello intervistatore, Tognazzi artigiano che costruisce stuzzicadenti: uno solo da un tronco intero. E ci mette sei mesi» (Renato Franco).
• Nel 1961 nacque il sodalizio con la moglie Sandra Mondaini (nozze nel 1962). Dopo molti fortunati programmi Rai (Studio uno, Tante scuse, Di nuovo tante scuse, Noi no ecc.), nell’82 passarono alle reti Fininvest, esperienza in cui spicca la sitcom Casa Vianello, in onda dall’88. Da ultimo hanno girato Crociera Vianello, versione lunga (100 minuti) della sitcom. «Sa che lei dovrebbe fare un monumento a sua moglie?». «Ma gliel’ho fatto. Solo che lei è guarita».
• «Una persona anziana che dice una battuta di spirito poco divertente è triste, un giovane in compenso è penoso».
• Grandissimo appassionato di sport, dal 1991 al 1999 Vianello condusse Pressing: «Ammetto, per onestà, di aver sempre organizzato il calendario del mio lavoro in base alle manifestazioni sportive. Nel contratto per un quiz su Mediaset ho fatto inserire la clausola: le registrazioni verranno interrotte per il periodo del Mondiale di calcio e riprenderanno dopo. D’altra parte, dicevo, se ci tenete tanto che io faccia il programma, venitemi incontro».
• Nel 1998 condusse il Festival di Sanremo (vallette Eva Herzigova e Veronica Pivetti).
• Vive alle porte di Milano con la moglie e quella che da oltre dieci anni è diventata la loro famiglia, una coppia di filippini e i loro due figli (Gianmarco e Raimond) considerati dai Vianello dei veri nipotini.