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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Bisceglie (Bari) 17 febbraio 1955. Filosofo. Politologo. Giornalista. Editorialista del Giornale, fondatore dei settimanali L’Italia e Lo Stato, autore di saggi come La rivoluzione conservatrice in Italia (SugarCo 1987), Di padre in figlio. Elogio della tradizione (Laterza 2001), da ultimo Anima e corpo. Viaggio nel cuore della vita (Mondadori 2014). Ex consigliere d’amministrazione Rai (2003-2005). «Gli elettori di sinistra sono faziosi perché leggono solo libri di sinistra. Quelli di destra sono più equilibrati perché non leggono niente, né libri di destra, né libri di sinistra».
• Padre preside, madre insegnante: «A casa erano moderati, oscillavano dalla destra monarchica a quella missina. Salvo votare Dc quando c’era la chiamata anticomunista. Io contestavo il mio tempo. Contestavo il Sessantotto. Entrai nel Fronte della Gioventù. Per l’università andai a Bari, mi iscrissi a Filosofia, una facoltà interamente di sinistra. Devo dire per onestà che io presentavo sempre programmi alternativi, su Nietzsche, Gentile, Jünger e me li accettavano sempre. Mi diedero pure la lode per la tesi su Evola».
• «Giornalista nella redazione barese del Tempo, direttore Gianni Letta. Poi mi chiamò a Roma il Giornale d’Italia. Cominciai anche ad occuparmi di libri. Per Ciarrapico curai e ripubblicai l’opera omnia di Mussolini. Pubblicai libri per le edizioni Volpe grazie a due sponsor d’eccezione, Prezzolini e Ugo Spirito, scrissi elzeviri per il Tempo grazie ad Augusto Del Noce. E Montanelli mi inventò come editorialista al Giornale. Ero considerato un intellettuale di destra, visto con molto sospetto dal Msi. A me l’espressione “fascista” piaceva. Mi dava l’idea di trasgressione, di massima libertà. Come dare un pugno nell’occhio del prossimo. Ma non ero fascista» (da un’intervista di Claudio Sabelli Fioretti).
• È stato per molto tempo l’intellettuale di riferimento di An, poi ha criticato in maniera sempre più decisa le scelte del partito: «An oggi è andata oltre: naviga nel nulla. Fini è riuscito a depistare il proprio elettorato. Prima i nostalgici, poi i cattolici, poi i conservatori. È inseguito dai suoi elettori e fa di tutto per non essere raggiunto».
• «Colto, brillante, impaziente cavallo di razza della destra pensante» (Dino Messina), «l’intellettuale più lucido, fantasioso, appassionato della Destra. Una Destra vista come fumo negli occhi da un’altra Destra, che si vergogna di essere tale perché senza fede, senza identità, senza memoria» (Roberto Gervaso), «il migliore in assoluto. Tutto in lui luccica: la scrittura, il pensiero, la proposizione concettuale» (Pietrangelo Buttafuoco). «È la nostalgia per il mondo non tecnologico, non consumistico, senza masse, senza veline. Veneziani, quando guarda a sinistra, vede Pasolini e con lui piange le notti senza lucciole» (Vittorio Macioce).
• Nel 2005 fece scalpore una sua pubblica lamentazione su Libero («Mia moglie sta bruciando i miei libri, sta vendendo a pezzi la mia biblioteca, non so come fare per fermarla»): «Confesso di essermi pentito di aver scritto la lettera a Libero. Io volevo mantenere riservata la mia vita privata».
• Separato, due figli.
• Tifa per la Fiorentina, «ma in modo totalmente disinformato».