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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

• Carate Brianza (Milano) 25 giugno 1943. Cantante. Autore. Suoi più grandi successi: Luci a San Siro (1971), Samarcanda (1977). «Non mi importa se non ho una platea sterminata. In questo sono un po’ snob, lo ammetto, ma è uno snobismo intellettuale, non sociale».
Vita Origini napoletane, figlio di Aldo, commerciante, ed Eva, casalinga, un fratello, Sergio, notaio. «Il papà, imprenditore, innamorato del gioco e dei cavalli (“con Nelumbo vincemmo il Derby e l’Europa”), firma le note di copertina del disco che ha iniziato la Parabola (è il titolo del lp) artistica del figlio, il disco con Povero ragazzo (“tendenze alla Leopardi, tipiche di quegli anni”) e Luci a San Siro, “trovarti/ amarti/ giocare il tempo”, la canzone indimenticabile, la nostalgia posteggiata in prima fila, accanto a quella “mia Seicento” che fa tanto Italia serena del boom» (Cesare Fiumi).
• «Mio padre era una persona completamente amorale – giocatore d’azzardo, puttaniere, divertito dalla vita, innamorato delle cose belle – ma per i figli aveva un forte senso della tradizione. Il fatto che io facessi una vita “musicale” piena di tentazioni, di notti passate in bianco, lo faceva stare poco bene. Purtroppo è morto presto, prima di vedere il mio primo successo, prima di Samarcanda. Nella mia formazione come scrittore, come mediocre scrittore, mio padre e mia madre sono stati due personaggi mitici fondamentali. Perché hanno racchiuso tutto ciò che è razionale (mia madre: persona paziente, corretta, molto attenta) e tutto ciò che è stravagante, fuori dai limiti (mio padre). In casa c’era l’apollineo e il dionisiaco».
• Laureato in Lettere antiche alla Cattolica di Milano, ha insegnato Latino e greco per trentasette anni (dal 2000 è in pensione) nei licei classici di Rho e Desenzano e per qualche anno anche in televisione su Antenna 3 (Telebigino). Nel 2013 ha tenuto delle lezioni sulla storia della musica italiana agli allievi di Amici di Maria De Filippi. «Inizia a comporre testi per le canzoni degli altri. Segue i corsi di Lettere antiche, un mondo remoto “che però era l’unico che potessi amare... perché ci vedevo dentro tutto: la possibilità di essere uomini migliori, la straordinarietà di capire la vita, la melodia e il ritmo della lingua. E la capacità straordinaria di costruire una sintassi che è ancora eterna”. E poiché, in quegli anni di vacche magre, di soldi in famiglia ne circolano pochi, di sera impugna la chitarra e va a suonare per mille lire nei cabaret milanesi, al Clochard, al Derby. E scrive un po’ per tutti. Per Ornella Vanoni, per Mina, per Iva Zanicchi, per Gigliola Cinquetti. In seguito lo farà anche per Anna Oxa, Patty Pravo, Gianna Nannini, Angelo Branduardi. E per tanti altri. Il successo arriva dopo quindici anni, nel 77 con Samarcanda, quando già da tempo il professore interpreta le sue canzoni. E, da allora, non si ferma più» (Silvana Mazzocchi).
• Nel 73 partecipò a Sanremo con L’uomo che si gioca il cielo ai dadi, nel 1992 vinse il Festivalbar con Voglio una donna e nel 2011 il Festival con Chiamami ancora amore.
• «Più di duecentottanta canzoni ispirate alle donne alle quali ho voluto bene in modi diversi... perché il rapporto misterioso che c’è tra un uomo e una donna è il fondamento di tutto ciò che conta nella vita. Il resto, invece, lascia solo l’amaro in bocca».
• Nel 2013 ha pubblicato il suo 28° album, Io non appartengo più. Nel 2007 aveva accompagnato la pubblicazione di Di rabbia e di stelle (Fegiz: «uno dei migliori della sua lunga carriera») con un blando: «Potrebbe essere l’ultimo». Da interista, nell’estate 2008 ha violentemente protestato con La Gazzetta dello Sport per il titolo “Luce a San Siro” con cui si annunciava l’acquisto di Ronaldinho da parte del Milan («sarebbe come se per definire Berlusconi usassimo “falce e martello”»).
• È anche scrittore: Viaggio del tempo immobile (1996), Le parole non le portano le cicogne (2000), Il libraio di Selinunte (2004), Diario di un gatto con gli stivali (2006), Scacco a Dio (2009), Il mercante di luce (2014), tutti editi da Einaudi. Ha tenuto corsi e conferenze di forme di scrittura musicale in diverse università. Ha curato la voce “Canzone d’autore” per l’Enciclopedia Treccani.
• Nel 2013 si era diffusa la notizia di una sua candidatura al Nobel per la Letteratura, ma l’Accademia Svedese smentì (i nomi dei non vincitori non vengono svelati se non cinquant’anni dopo la loro candidatura), anche se la notizia in seguito sembrò fondata.
• A ottobre 2014 è stato condannato a due mesi di reclusione per guida in stato d’ebbrezza. Il fatto, risalente alla sera del 26 dicembre 2010, gli è costato anche una multa di 650 euro e la sospensione della patente di guida per sei mesi.
• Nel 2014 ha interpretato se stesso nella puntata finale della nona stagione di Un medico in famiglia (Raiuno).
• Sposato in prime nozze con Irene, ne ha avuto la figlia Francesca. Seconde nozze con la giornalista Daria Colombo (Verona 13 aprile 1955, attivista organizzatrice di girotondi): dalla loro unione sono nati Carolina, Arrigo ed Edoardo. La figlia Francesca convive con la compagna Alessandra Brogno, con la quale ha avuto le gemelle Nina e Cloe.
Critica «Molte facce, molte idee, poca voglia di restar chiuso in una gabbia per un personaggio che si può permettere di vincere il Festivalbar e di far coppia con i più bei nomi della nostra canzone sul palco del Club Tenco, di scrivere canzoni raffinate e suadenti, di riscrivere la storia di Orfeo e Euridice, di citare Oscar Wilde e al tempo stesso di scherzare, cadere di tono, frequentare la canzonetta senza perdere lo spirito e la faccia» (Ernesto Assante).
Frasi «Samarcanda è nata dopo aver letto un articolo scritto da Antonio Ghirelli sul Corriere dello Sport, mi ha ispirato la metafora utilizzata dal giornalista per un calciatore e che stava a simboleggiare la lotta dell’uomo contro il destino».
• «La Milano degli anni Sessanta, la mia Milano, era una città da narrativa: di notte c’erano solo i poeti e le prostitute, adesso invece incontri tutti e ti senti solo».
Politica Di sinistra. Ha sostenuto il Pd e Walter Veltroni. «Ho la fortuna di continuare a indignarmi».
Religione «Mi sono avvicinato molto a Dio. La mia fede è cresciuta anche per i dolori che ho vissuto in questo tempo: ci deve essere una forza credibile che va oltre la mediocrità terrena. Spesso prego. Dico l’Ave Maria, il Credo, il Pater Noster. Il bello è che con Dio si può parlare ovunque, in chiesa come per strada» (ad Andrea Pedrinelli).
Tifo Interista. Nel 1971 scrisse il testo dell’inno Inter spaziale.
Vizi Grande fumatore di sigari, estimatore del Toscano.