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 2017  dicembre 19 Martedì calendario

PARSIFAL di Richard Wagner

Direttore Riccardo Muti, regia di Cesare Lievi, scenografia di Daniele Lievi e Peter Laher. Cantano Waltraud Meier (Kundry), Plácido Domingo (Parsifal), Wolfgang Brendel (Amfortas), Robert Lloyd (Gurnemanz), Kurt Rydll (Titurel), Harmut Welker (Klingsor).


La sfida di Muti: “Parsifal” alla prima scaligera

• Riccardo Muti porta il Wagner mistico del Parsifal all’inaugurazione scaligera. Scelta impegnativa, che non scoraggia la presenza al rito di Sant’Ambrogio di una folta schiera di politici e imprenditori. Nel palco centrale siedono il presidente della Repubblica Cossiga, il presidente del Senato Spadolini, re Gustavo di Svezia e sua moglie Silvia.Tra il pubblico anche Craxi, De Michelis, Raul Gardini, Emilio Rusconi, e tutta l’Italia che conta, dalla cultura alla finanza all’industria.

Waltraud Meier grande protagonista

• Grande protagonista della serata Waltraud Meier. Quando è apparsa in scena, alla fine del secondo atto, il pubblico le ha dedicato un boato. «È stata una bellissima serata – dice al termine dello spettacolo – ma non ero preoccupata». Domingo, Parsifal: «Di tutte le “prime” che ho cantato alla Scala questa è forse la più bella, perché siamo riusciti a far restare viva l’attenzione del pubblico.». Sulla regia: «Bellissima, ma l’idea di non evidenziare nella cerimonia finale, illuminandolo di rosso, il sacro Graal, secondo me toglie un po’ di aria mistica e di commozione» [Alessandro Cannavò, Cds 9/12/1991] 

Costumi ispirati al Medioevo

• I 370 costumi ideati da Ettora d’Ettore al suo debutto scaligero sono ispirati al Medioevo. Velluti anticati, tessuti rustici motivi e disegni ornamentali ispirati ai Celti perché meglio rappresentano nel mondo cristiano medievale la sopravvivenza degli antichi miti. «Ha voluto sottolineare nei vestiti dei personaggi wagneriani il valore metafisico e simbolico ma anche dare loro una reale concretezza di richiami figurativi». [Laura Dubini, cds 9/12/1991]

Nel foyer «meglio nude che in pelliccia»

• In sala è presente anche Gottfried Wagner, pronipote del compositore. Carla Fracci veste in bianco come una vestale. Paola Cademartori, erede della grande famiglia di produttori di formaggi e latticini, indossa un miliardo e mezzo di gioielli. È una trovata pubblicitaria a favore del compagno che è un gioielliere di Napoli. La precede un “pierre” con i biglietti da visita. [Lina Sotis, Cds 9/12/1991]


• Incursione degli ambientalisti vicino al busto di Bellini. Due s’incatenano, mentre tre o quattro ragazze si tirano su la maglietta scoprendosi il seno: «Meglio nude che in pelliccia» è la loro parola d’ordine. [Fabio Felicetti , Cds 9/12/1991]

DON CARLO di Giuseppe Verdi

Direttore Riccardo Muti, regia di Franco Zeffirelli. Cantano Luciano Pavarotti (Don Carlo), Daniela Dessì (Elisabetta), Samuel Ramey (Filippo II), Paolo Coni (Rodrigo), Luciana D’Intino (Eboli), Alexander Anisimov (l’Inquisitore).


Primo Sant’Ambrogio per Muti, Pavarotti e Zeffirelli

• Il sipario della stagione 1992-93 della Scala si alza alle 18. Tre debutti eccellenti per questo Sant’Ambrogio: Zeffirelli alla regia, Pavarotti nel ruolo di Don Carlo, Muti sul podio. L’incasso è di un miliardo e 368 milioni di lire (contro gli 885 milioni dello scorso anno). Oggi i biglietti sono arrivati a costare un milione e mezzo.

Fischi. Zeffirelli: «Chiuderei il loggione per un po’»

• Dieci minuti di applausi alla fine, ma al loggione questo Don Carlo non è piaciuto. Qualcuno ha anche indirizzato a Muti un grido «vergogna!», ritenendo il cast non all’altezza di Verdi.Giudicato «fuori parte» Pavarotti, che è stato contestato con fischi dopo che alla fine del secondo atto ha avuto un’incertezza vocale. Le critiche non hanno risparmiato la regia di Zeffirelli, considerata troppo baroccca. «Purtroppo siamo esposti a degli sciagurati da cui non possiamo difenderci. Chiuderei il loggione per un po’» la replica del regista. Il sovraintendente Carlo Fontana parla di teppismo e promette «serie misure». [Marco Del Corona, Cds 8/12/1992; Alessandro Cannavò, Cds 8/12/1992] «La verità è che questo Don Carlo, pur con la riservatezza imposta ferreamente da Muti nella vigilia, è stato caricato di simboli rischiosi, il simbolo di una rinascita dopo i mesi bui della crisi politica e morale che ancora avvinghia la città e che le cose, messe su questa strada, sono finite malissimo». [Duilio Courir, Cds 9/12/1992]

Scalfaro portavoce dell’austerità

• Stile, decoro e compostezza in sala. Tutto esaurito ma pochissime autorità. Per la prima volta i politici non hanno fatto ressa per avere un biglietto. C’era però il capo dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro, con il presidente del Senato Giovanni Spadolini e i ministri del Tesoro Piero Barucci, del Bilancio Franco Reviglio, del Turismo e dello spettacolo Margherita Boniver. Scalfaro non si è fermato ai festeggiamenti del doposcala. [Laura Dubini, Cds 7/12/1992; Lina Sotis, Cds 8/12/1992]

Marta Marzotto con una giacca della Standa

• L’impressone è quella di una serata sotto tono anche se alcune signore non si sono fatte influenzare dei rigori del clima economici e politico. Non è il caso di Marta Marzotto che indossa una giacca della Standa (195 mila lire). Un tocco di originalità ha voluto invece dare al suo smoking nero l’architetto Gae Aulenti: calze rosse e scarpe con tacco alto. Numerosi gli abiti corti creati da Raffaella Curiel, ma anche i loden. [Lina Sotis, Cds 8/12/1992]

Protesta contro i tagli allo spettacolo

• Prima di alzare il sipario i dipendenti della Scala hanno letto un comunicato per protestare contro l’articolo 8 del disegno di legge che accompagna la Finanziaria e il taglio ai finanziamenti. «La decisione dei dipendenti della Scala di rappresentare il Don Carlo vuole essere una dimostrazione di civiltà, di attaccamento alla cultura e al lavoro. (Oggi si ha) l’attacco più pesante che le istituzioni musicali abbiano mai subito». [Cds, 8/12/1992]

Cento milioni per la cena di gala

• La cena di gala in onore di Muti e di tutti gli artisti, con 440 invitati a palazzo Spinola, sede della Società del Giardino, è costata 100 milioni di lire. Ha offerto l’International Gas Union con il contributo di alcune aziende milanesi. [Laura Dubini, Cds 7/12/1992]

LA VESTALE di Gaspare Spontini

Direttore Riccardo Muti, regia di Liliana Cavani, scenografia di Margherita Palli. Cantano Karen Huffstodt (Giulia), Denyce Graves (Gran vestale), Aldo Bramante (capo-aruspice), Anthony Michaels-Moore (Licinio), Patrick Raftery (Cinna),Dimitri Kavrakos (Sommo sacerdote).


Muti riporta Spontini alla Scala

• Per l’inaugurazione di quest’anno Riccardo Muti riporta La Vestale di Spontini alla Scala, nella versione originale in francese. L’ultimo allestimento dell’opera sul palcoscenico del Piermarini è del 1954: protagonista Maria Callas. Tre ore di musica in diretta anche su RadioTre, spettacolo che con gli intervalli arriva a quattro ore e un quarto. [Marco del Corona, 7/12/1993] 


• «Dal podio Muti fa miracoli, ma neanche lui può trasformare in oro quello che oro non è; oltre al secondo atto, la cui bellezza era risaputa, gli siamo riconoscenti per la riscoperta di molte pagine (…). Con tutto ciò, nel suo insieme, l’opera continua a sembrarmi più importante che bella». [Giorgio Pestelli, Sta. 9/12/1993]

Un milione e mezzo per un posto nel palco

• I pochi posti ancora liberi nei palchi costano tra il milione e 200 mila lire e il milione e mezzo.  I 200 posti sul loggione costano 30 mila lire l’uno e sono stati messi in vendita alle 17.30 di oggi. [Marco del Corona, Cds 6/12, 7/12/1993]

Dieci Nobel in sala

• Il sindaco Marco Formentini lo aveva annunciato qualche giorno fa. Dieci premi Nobel saranno seduti tra il pubblico della Scala. Ieri e oggi sono intervenuti al convegno sugli scenari del mondo tenuto al Centro congressi Cariplo di Milano. Ecco i nomi: Rita Levi Montalcini (Medicina, ’86), Renato Dulbecco (Medicina, ’75), Carlo Rubbia (Fisica, ’84), Davide Baltimore (Medicina, ’75), Gary S. Becker (Economia, ’92), James Black (Medicina, ’88), John Kendrew (Chimica, ’62), Ilia Prigogine (Chimica, ’77), Burton Richter (Fisica, ’76), Jack Steinberger (Fisica, ’88). [Cds 5/12/1993, Lina Sotis, Cds 7/12/1993]

Pomeriggio di protesta in piazza della Scala

• Milano più triste delle altre volte: pochi politici, niente lustrini e manager per la prima della Scala. E fuori, la piazza è blindata dalle forze dell’ordine. Protestano i cassaintegrati dell’Alfa di Arese. Poi manifestano i Verdi e le associazione ambientaliste contro il massacro degli animali da pelliccia.. Tra loro anche Marina Ripa di Meana che brucia due (sue) pellicce di volpe bianca. Infine trecento guerrieri del Leoncavallo arrivati in fila dietro allo striscione rosso «Riprendiamoci la città». [Alessandra Arachi, Marco Del Corona, Cds 8/12/1993]

Formentini alla Scala, un arresto nella Lega

• Manca ormai pochissimo all’inizio della prima, il sindaco Formentini sta arrivando quando in piazza della Scala si diffonde la notizia che il segretario amministrativo della Lega è stato arrestato. Si chiama Sandro Patelli, passato da socialista, è accusato di aver preso una mazzetta da 200 milioni. [Elisabetta Rosaspina 8/12/1993]

DIE WALKÜRE di Richard Wagner

Direttore Riccardo Muti, regia di André Engel, scenografia di Nicky Rieti. Cantano Waltraud Meier (Sieglinde), Gabriele Schnaut (Brünnhilde), Mariana Lipovsek (Fricka), Plácido Domingo (Siegmund), Mathias Hölle (Hunding), Monte Petrson (Wotan).


“Valchiria”, trionfo per Muti, Domingo e la Meier

• Riccardo Muti porta ancora Wagner all’inaugurazione della stagione scaligera ed è un trionfo, sia per il direttore sia per i cantanti, soprattutto i due grandissimi che interpretano Siegmund e Sieglinde. Il segreto della straordinaria riuscita dell’esecuzione sta «nel ritrovato equilibrio tra due elementi che neppure Karajan era riuscito a dosare così bene nella sua famosa Valchiria salisburghese del 1967: la dolcezza e la forza, il lirismo e l’esaltazione del dramma. La scelta di Plácido Domingo per la parte di Siegmund rivela le intenzioni del direttore di valorizzare al massimo la melodia italiana che Wagner profonde a piene mani, derivandola da Bellini, impastandola con uno scultoreo declamato, e lasciandola fluttuare sulle ondate della sua orchestra onnipotente. Il bersaglio viene centrato in pieno, anche perché, dopo decenni di carriera, Domingo è oggi in perfetta forma vocale: il fraseggio “legato” si svolge dal suo canto luminoso come un filo d’oro, e non teme gli spostamenti nel registro acuto. Insomma, non ricordo un Siegmund così intenso e commosso, spalleggiato da una Siegliende come quella di Waltraud Meier, totalmente immersa nei fiumi di melodia che sgorgano dalla voce del compagno e dalla bacchetta del direttore». [Paolo Gallarati, Sta. 9/12/1994]

Per un Sant’Ambrogio all’insegna dell’austerità

• Da due anni a questa parte il Sant’Ambrogio scaligero è all’insegna dell’austerità. Sembra non risentirne però il prezzo del biglietto che costa un milione e mezzo di lire, più il 15% di prenotazione. Tutto esaurito fin dal primo novembre, l’incasso è stato di un miliardo e mezzo. Per i loggisti quest’anno l’Associazione l’Accordo ha governato la fila risparmiando agli appassionati le storiche code di una o due notti. Come sempre non sono mancati i bagarini che hanno rivenduto il posto al loggione a 150 mila lire (il prezzo normale è 30.000). [Laura Dubini, Cds 5/12/1994; Marco Del Corona, Cds 8/12/1994]

Pochi politici, Carla Bruni in ritardo e in lacrime

• Meno di spicco del solito la presenza delle autorità e dei politici. Ci sono i presidenti delle Camere Carlo Scognamiglio e Irene Pivetti. Accanto a loro nel palco centrale i ministri Giuseppe Tartarella e Giancarlo Pagliarini. 


• Carla Bruni con la sorella Valeria in ritardo: i loro posti, al primo atto, sono rimasti vuoti. La Bruni è affranta,  in lacrime: «Sono stata strapazzata. I fotografi mi hanno rotto il vestito. Guardi che buco. Che vergogna!». Le trovano un palco in extremis. [Laura Dubini, Cds 8/12/1994].

Addobbi da fuori Milano, i fiorai protestano

• In una lettera inviata al sovrintendente Carlo Fontana, l’Associazione dettaglianti di fiori e piante di Milano lamenta che l’addobbo della Scala in occasione della prima sia stato affidato a una ditta non milanese. I fioristi di Milano fin dal 1985 hanno provveduto gratuitamente a decorare il teatro per il giorno di Sant’Ambrogio. [Cds, 7/12/1994]

IL FLAUTO MAGICO di Wolfgang Amadeus Mozart

Direttore Riccardo Muti, regia di Roberto De Simone, scene di Mauro Carosi, costumi di Odette Nicoletti. Cantano Paul Groves (Tamino), Andrea Rost (Pamina), Matthias Holle (Sarastro), Victoria Loukianetz (Regina della Notte), Simon Keenlyside (Papageno), Lisa Larsson (Papagena), Sergio Bertocchi (Monostatos).


Alla Scala la favola del “Flauto magico”

• Dopo l’Idomeneo di cinque anni fa, Riccardo Muti riporta Mozart all’inaugurazione della Scala con la favola del Flauto magico. Il loggione non perdona la stecca di Victoria Loukianetz che nella sesta scena del primo atto ha lanciato un acuto infelice. La critica invece è pienamente soddisfatta. «Oggi abbiamo un Flauto magico omogeneo, ove tutto è di pari alto livello, e il predominio della musica non costituisce sua sanguinosa scissione rispetto alle arti sorelle». [Paolo Isotta, Cds 9/12/1995]

Fino all’ultimo l’incertezza sulla prima

• Fino alla scorsa settimana il regolare svolgimento della “prima” è stato in forse per l’agitazione sindacale dei lavoratori che è iniziata a giugno. Lo sciopero è stato scongiurato con la firma dell’accordo siglato il 1° dicembre dal sovrintendente Fontana e dai sindacati. Previsti aumenti salariali del 18% e l’assunzione dei 108 lavoratori precari della Scala dopo il nulla osta del Ministero del Tesoro. [Cds 1/12/1995; Matteo Persivale, Cds 2/12/1995]

Tanta cultura e pochi politici

• Dieci Nobel, i rettori delle università milanesi, tanti artisti ed esponenti della cultura tra il pubblico della scala. Non mancano i politici anche se in numero ridotto, confermando la tendenza degli ultimi anni. Arrivano Lamberto Dini e la moglie, che entrano da una porta laterale. Sul palco reale ci sono anche Irene Pivetti, tailleur pantalone color ocra, e i ministri Giancarlo Lombardi e Tiziano Treu. [Cds 7/12/1995; Lina Sotis 8/12/1995]

Ripa di Meana contro le pellicce, gli operai per il lavoro

• «Faccio cascare il lampadario della Scala se non mi restituiscono il mio scettro ». Marina Ripa di Meana grida nel foyer dopo che un agente della Digos le ha strappato all’entrata il suo scettro-manifesto, c’era scritto: «No alle pellicce, no alla violenza».  A protestare non ci sono soltanto gli ecologisti. Come gli scorsi anni gli operai dell’Alfa di Arese sono scesi in piazza della Scala per ricordare la grave situazione dell’industria milanese. [Laura Dubini 8/12/1995]

ARMIDA di Christoph Willibald Gluck

Direttore Riccardo Muti, regia, scene e costumi Pier Luigi Pizzi. Cantano Anna Caterina Antonacci (Armide), Violeta Urmana (l’Odio), Donnie Ray Albert (Idraote), Vinson Cole (Rinaldo), Roberto De Candia, Gregory Kunde.


“Armida” alla Scala: il Gluck di Muti unico al mondo

• Non Verdi né Wagner, un romantico italiano o Puccini per aprire la stagione di quest’anno della Scala, ma Gluck. Riccardo Muti prosegue il cammino intrapreso sulla rotta del classicismo. «Con l’Armida di Gluck la Scala ha avuto una delle sue più importanti inaugurazioni di stagione. Il successo è stato unanime e trionfale». Al critico del Corriere non è piaciuta la regia di Pizzi, mentre sottolinea che  «Muti cava dall’orchestra e dal coro una delicatezza infinita; la Chaconne e le altre danze si sprigionano con una poesia, un’eleganza di particolari, una luminosità di timbri, mai udite (…) Nell’Armida, da lui coraggiosamente voluta, in Gluck, Riccardo Muti è unico al mondo». [Paolo Isotta, 9/12/1996]

Nobel, vip, pochi politici in teatro

• In platea premi Nobel, vip e pochi politici. Non è stato raggiunto il tutto esaurito, trenta posti vuoti nei palchi. Muti desiderava un Sant’Ambrogio privo della bagarre mondana. È stato accontentato. Pochi nomi altisonanti e quasi assenti i politici. Il presidente Scalfaro, oggi a Milano per incontrare il cardinale Martini, non si è seduto tra il pubblico perché impegnato a Savona per il centenario di Pertini. Sono arrivati Veltroni, Formigoni, Formentini, Confalonieri, Letta e Casini. [Laura Dubini, Cds 8/12/1996] 

Il caso Di Pietro irrompe alla Scala

• Ormai immancabile la presenza alla prima del procuratore capo Saverio Borrelli, appassionato melomane. Al suo arrivo nel foyer si sono accese le polemiche sulla magistratura. Al centro del dibattito è il caso Di Pietro. Vittorio Sgarbi non manca di litigare con un ispettore di polizia prima di rilasciare la sua dichiarazione: «Il vero reato di Di Pietro (...) sono i morti. Non lo accuso di aver preso soldi, ma di aver tenuto in carcere Gabriele Cagliari. Da allora ho cominciato la mia campagna contro il pool». [Cds 8/12/1996]

Un dopo Scala firmato Versace

• Per la prima volta l’anfitrione del dopo Scala è uno stilista, Gianni Versace, che accoglie i 300 ospiti a Palazzo Clerici nella sala affrescata dal Tiepolo. Muti arriva verso mezzanotte e venti. Nel menù astice e granseola. A Palazzo Marino invece è il sindaco Formentini a ricevere le autorità nella sala Alessi per la cena. Il menu è curato nei minimi particolari dall’ufficio del cerimoniale: antipasto di aragosta e caviale, risotto alla milanese, sella di vitello, gelati ai frutti di bosco, panettone con cioccolata calda e caffè . [Laura Dubini, Cds 7/12/1996; Cds 8/12/1996]

I fiori per la Scala arrivano da Bari

• Quest’anno i fiori per la prima della Scala arrivano dal mercato dei fiori di Terlizzi (Bari), che ha offerto al teatro 800 rose rosse “Dallas”, 4000 garofani, 2000 tra gerbere e ginestre nonché otto quintali di “verde” di lauro, aspidystra e ficus benjamin. [Cds 4/12/1996]

MACBETH di Giuseppe Verdi

Direttore Riccardo Muti, regia di Graham Vick, scenografia di Maria Bjornson. Cantano Renato Bruson (Macbeth), Maria Guleghina (Lady Macbeth), Carlo Colombara (Banquo), Roberto Alagna (Macduff), Fabio Sartori (Malcolm).


Anche il loggione applaude il “Macbeth” di Muti

• Tredici minuti di applausi hanno celebrato la prima scaligera. Ovazioni per i cantanti anche a scena aperta. Il loggione, di solito molto severo,  promuove a pieni voli il Macbeth diretto da Riccardo Muti: applausi fin dal primo atto. I loggionisti sono i melomani più accaniti: per conquistare il posto in piedi da 30 mila lire sono stati in coda fin dall’alba di venerdì. Anche quest’anno non sono mancati i bagarini: 200 mila lire a biglietto per un posto in piedi nella “piccionaia”. [Cds 8/12/1997]

La prima volta dei privati alla Scala

• Quest’anno debutta la nuova veste giuridica del Teatro alla Scala. Non più ente pubblico ma fondazione di diritto privato. Una struttura più snella e meno imbrigliata ai lacci della burocrazia. I privati entrano con un tetto del 40 per cento. Muti apprezza questa evoluzione ma avverte: «Lo Stato abbia sempre un occhio di attenzione. Il generoso contributo dei privati non deve indirizzare scelte che devono rispondere a criteri esclusivamente artistici». [Cds 7/12/1997]

John John Kennedy invitato speciale

• John Kennedy Jr. è la star della prima. Arriva con la moglie Carolyn Bessette, ma si sono dovuti presto dividere. Hanno trovato posto in due palchi diversi. Prima di lasciare il teatro per la cena a casa di Leonardo Mondadori, i Kennedy sono andati a complimentarsi con Muti. [Cds 8/12/1997]

L’Ulivo rimane a Roma

• Il Polo “lombardo” gioca in casa, l’Ulivo “romano” si tiene lontano. I grandi assenti sono Prodi e Veltroni. Partecipano invece il vicepresidente del Senato Domenico Contestabile e il ministro Carlo Azeglio Ciampi. Ignazio La Russa reinterpreta l’opera: «Il Macbeth come il Polo. Veleni, tradimenti. Ma alla fine il pubblico è entusiasta, arriva il successo».

Vigili urbani e ambientalisti protestano in piazza

• Duecento vigili in piazza con tamburi e fischietti per  un presidio rumoroso. Tenuti distanti dai cordoni di polizia anche numerosi militanti ambientalisti provenienti da tutta Italia, pronti a urlare contro le signore impellicciate. Hanno petardi e fuochi d’artificio. Non ci sono gli allevatori con mucche e trattori dopo lo stop di Giovanni Robusti, leader dei Cobas del latte. 


• L’ambientalista Marina Ripa di Meana ha spruzzato sangue finto sulla sua pelliccia bianca, un “Mongolia” originale che vale una fortuna. 

• Gabriele Paolini, il disturbatore della tv, si è presentato come “presidente del movimento missione preservativo” e ha fatto irruzione nel foyer, agitando alcuni profilattici. È stato subito allontanato. [Cds 8/12/1997]

IL CREPUSCOLO DEGLI DEI di Richard Wagner

Direttore Riccardo Muti, regia e scenografia di Yannis Kokkos. Cantano Jane Eaglen (Brünnhilde), Waltraud Meier (Waltraute/1°Norn), Wolfgang Schmidt (Siegfried), Franz-Josef Kapellmann (Alberich), Eike Wilm Schulte (Gunther), Kurt Rydl (Hagen).


Con Wagner una prima meno mondana alla Scala

• Complici le sei ore di spettacolo (quattro ore e 40 di musica), quest’anno alla prima della Scala lo stile è più contenuto. I prezzi della prima rimangono comunque proibitivi (dalle 30.000 lire del loggione al milione e mezzo della platea), ma è crollato il numero dei biglietti offerti e regalati. Solo 50 gli invitati, come ha voluto il sovrintendente nel rispetto del decreto Veltroni.

Dove sono i politici?

• Ormai è una tendenza consolidata, dopo gli scandali di Tangentopoli. I grandi assenti alla “prima” sono i politici. Muti in particolare si rammarica per l’assenza del ministro dei Beni culturali, Giovanna Melandri. Che si giustifica dicendo di aver da tempo comunicato al sovrintendente Fontana che le era impossibile, per motivi del tutto personali, essere a Milano per l’inaugurazione. [Cds 9/12/1998] 

Un vero cavallo in scena dopo la morte di Sigfrido.

• Un momento di emozione e di poesia quando un cavallo in carne ed ossa entra sul palco della Scala. Bianco, bellissimo, regale, compare nel terzo atto fra gli alberi della foresta, testimone silenzioso e dolente della morte di Sigfrido. 

Il pronipote di Wagner va al Leoncavallo

• Ad assistere allo spettacolo c’è anche Wolfgang Wagner, nipote del compositore. Il figlio Gottfried, musicologo e regista d’opera, è andato invece al centro sociale  Leoncavallo per presentare il suo videoclip premiato al festival di Bayreuth.  Alla lente d’ingrandimento sono la vicende della saga wagneriana e le sue conseguenze sociali e politiche. «Wagner fu un artista; ma un artista del male», dice. [Cds 5/12, 8/12/1998]

La Ripa di Meana nuda nel bliz ambientalista

• Quest’anno la protesta di Marina Ripa di Meana è stata più estrema del solito: irruzione nell’atrio del teatro, spogliarello, vernice rossa e tre bare per il “funerale della natura”. Sull’ombelico una scritta in smalto blu: “No fur”, niente pellice. La protesta è durata un attimo, il tempo per le maschere di gettasi sulla marchesa e strattonarla all’uscita con i suoi cinque  accompagnatori. Ormai cacciata dal foyer la Meana non risparmia atri otto spogliarelli per  la gioia dei fotografi. [Cds 8/12/1998]

FIDELIO di Ludwig van Beethoven

Direttore Riccardo Muti, regia di Werner Herzog, scenografia di Ezio Frigerio. Cantano Waltraud Meier (Leonora - Fidelio), Kurt Rydl (Rocco), Thomas Moser (Florestano), Franz-Joseph Kappelmann (Don Pizarro), Laura Aikin (Marcellina).


Un grande Muti per Beethoven

• Per l’inaugurazione della nuova stagione la Scala ha scelto quest’anno il singspiel beethoveniano. Fidelio è stato già in locandina a un’altra prima scaligera: esattamente 25 anni fa, con Karl Böhm sul podio. Al critico musicale del Corriere della Sera è piaciuta soprattutto la direzione di Muti, «ancora inoltrato sul cammino della grandezza. Come se non fosse alla sua prima bensì alla centesima esecuzione, egli contempla l’opera in mirabile sintesi ex alto. Da classicista e formalista qual è, ricompone le forme musicali nel loro continuo trascorrere da tipicità ad atipicità, e così lucida e trasparente, così attenta alle minime inflessioni espressive realizzate con indicibile poesia e senso del vasto spazio, è in punto di fatto la lettura orchestrale, che tu cogli con mano l’unità drammatica del Fidelio invano negata». Quanto ai protagonisti sulla scena, Waltraud Meier, ancorché non depositaria dell’autentica tessitura vocale di Leonora, ha conseguito un successo personale per la suadenza dell’accento, il caldo timbro, l’autorità scenica, la tecnica; a fianco di Thomas Moser che canta con la massima dignità possibile il ruolo di Florestano». [Paolo Isotta, 8/12, 9/12/1999]

Salta l’inno di Mameli, Ciampi se ne va senza salutare

• Erano sette anni che la presidenza della Repubblica non onorava la prima della Scala. Il presidente Ciampi è arrivato con la moglie e se n’è andato visibilmente dispiaciuto per la mancata esecuzione dell’inno di Mameli. A sipario chiuso Ciampi ha lasciato il teatro senza stringere la mano a Muti. Il direttore aveva spiegato che l’esecuzione dell’inno avrebbe deconcentrato l’orchestra ed era incompatibile con Beethoven. [Cds 9/12/1999]

Contro l’«occupazione militare» della Scala

• Massiccio spiegamento di forze dell’ordine in teatro per la sicurezza del capo dello Stato. «L’occupazione militare della Scala a cui ho assistito mi ha riempito di tristezza. Questo non succede in tanti altri Paesi profondamente democratici. Come tutti i milanesi, mi auguro che il presidente della Repubblica voglia onorare spesso Milano e la Scala con la sua presenza. Altrettanto, mi auguro che decida di lasciare le scorte fuori dal teatro» (Alessandro Penati, vice presidente della Fondazione Teatro alla Scala). [Cds, 9/12/1999]

Tanti nomi per la Scala in grande stile

• Marta Flavi e Marta Marzotto sono entrate trafelate. Adriano Sofri è l’ospite inatteso invitato da Panorama. Sciarpa bianca da gran sera per Francesco Saverio Borrelli, con al braccio la moglie Maria Laura. Ci son anche  Laura Pausini e Rosita Celentano, che esibiva rose da caviglia. [Lina Sotis, Cds 8/12/1999]

A protestare in piazza anche una strega e un toro

• Bobo Craxi davanti al teatro chiede una Commissione d’inchiesta su Tangentopoli. Una dozzina di  animalisti ripetono gli slogan di sempre contro le signore in pelliccia. Un’improbabile strega cattiva ricordar il “sortilegio maligno”  dei cibi transgenici. Radio “Onda d’Urto” ha portato un furgone che spara musica a tutto volume e quando arriva il Presidente suona la Pantera Rosa. C’è anche Rambo, il giovane toro simbolo dei Cobas anti quote del latte. [Cds 8/12/1999]

IL TROVATORE di Giuseppe Verdi

Direttore Riccardo Muti, regia di Hugo De Ana. Cantano: Barbara Frittoli (Leonora) Violetta Urmana (Azucena), Salvatore Licitra (Manrico), Leo Nucci (Conte di Luna), Giorgio Giuseppini (Ferrando).


“Il Trovatore” dopo 22 anni, senza do di petto

• Per l’apertura dell’anno verdiano, Muti riporta Il Trovatore alla Scala dopo 22 anni, in un’edizione che si annuncia molto fedele alla partitura originale: nei giorni scorsi il direttore ha ripetuto più volte che, secondo i dettami di Verdi, non si farà il “do di petto” nella più celebre aria dell’opera, “Di quella pira”, «per inciso, banale Cabaletta che segue a una meravigliosa Cavatina e che brutta pagina resterà come che la si canti» [Paolo Isotta, Cds 9/12/2000]. Record d’incasso: 2 miliardi e 700 milioni di lire contro i 2 miliardi e 400 dello scorso anno.

Licitra: primo Manrico, primo Sant’Ambrogio

• Nel ruolo del protagonista c’è un tenore siciliano di 32 anni che ha debuttato sulla scena lirica solo due anni fa. Salvatore Licitra è al suo primo Sant’Ambrogio e al suo primo Trovatore (però ha già cantato “Di quella pira” in un film, prestando la voce a John Turturro in The man who cried). Passioni di Licitra oltre il melodramma: «Il cinema: attori preferiti Marlon Brando e Marlene Dietrich; la musica leggera, con simpatie per Lenny Kravitz, Led Zeppelin e Supertramp; il calcio, squadra del cuore il Milan. E, quando posso, vado a sciare e a giocare a tennis». [Laura Dubini, Cds 9/12/2000]

Violeta Urmana grande Azucena

• «Il fascino di questo nuovo Trovatore nasce dalla tensione prodotta fra ciò che l’occhio vede e l’orecchio ode». A proposito di Muti, «tanto sintetica e sin violenta concentrazione, onde le voci stesse paiono scaturire dall’orchestra, non impedisce di cernere la finitura del dettaglio strumentale, mai stucchevole od ozioso. (…) Il fresco e squillante timbro tenorile fa (di Licitra) una promessa in parte già ben realizzata; occorre divenga più maturo il suo dominio del fiato e dell’appoggio. (…) Violeta Urmana è una Azucena semplicemente grande». [Isotta, Cds 8, 9/12/2000]

Un successo, ma contestata “Di quella pira”

• Alla fine quasi dieci minuti di applausi, con boati d’entusiasmo e qualche contestazione. A parte del loggione non è piaciuto che il tenore non abbia cantato do di petto in “Di quella pira”. Muti: «Poteva scatenarsi l’inferno. Molte persone aspettavano questo famoso acuto che peraltro Verdi non ha scritto. Invece solo un gruppetto ha contestato l’esecuzione di Licitra. La serata è andata bene, benissimo». [Dubini e Manin, Cds 8/12/2000]

Tanti ministri in platea, però non c’è la Regione

• In platea una pattuglia di ministri e politici (Melandri, Veronesi, Bianco, Del Turco, Mattarella, Zecchino, Toia, Visco e Fassino) come non la si vedeva dai tempi della prima Repubblica. [Guido Vergani, Cds 8/12/2000] «Vengono a sfilare in Lombardia, mentre in tutti i modi il governo cerca di penalizzare la Regione», stigmatizza l’assessore leghista alla Cultura Ettore Albertoni, per questo la giutìnta Formigoni ha disertato la prima. 


• «Una prima all’insegna del potere politico e della gioia di ostentare finalmente delle belle gioie. (…) Niente era più brillante del collier “La cometa”, disegnato nel ‘32 da Coco Chanel, che portava trionfalmente al collo Marinella di Capua». Gioiello prestato per la serata dalla maison Chanel, insieme a due guardie di corpo. [Lina Sotis, 8/12/2000] 

• Durante la rappresentazione, in un silenzio carico di tensione, è squillato un telefonino da un palco, un attimo prima che il baritono cantasse “Qual suono! O ciel!”.