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 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

LA BATTAGLIA DI LEGNANO di Giuseppe Verdi

Direttore Gianandrea Gavazzeni, regia di Margherita Wallmann, scenografia di Luciano Damiani. Cantano Antonietta Stella (Lida), Aurora Cattelani (Imelda), Franco Corelli (Arrigo), Ettore Bastianini (Rolando), Marco Stefanoni (Barbarossa).


“La battaglia di Legnano” per il centenario dell’Unità

• A conclusione delle feste per il centenario dell’Unità d’Italia, la Scala apre la stagione con La battaglia di Legnano. «Spettacolo d’impegno eccezionale, e risultati d’arte, nel complesso, di una dignità ed elevatezza non comuni, soprattutto se riferiti al settore strettamente musicale dell’esecuzione, che ha avuto in Gavazzeni l’animatore pieno di slancio e tuttavia attento, quasi prudente nello sceverare, analizzare, isolare, illuminandoli nelle più riposte significazioni i passi per avventura precipitosi della musa verdiana, e i passionali, e i poetici». Benissimo per Franco Abbiati i cantanti: la Stella «interprete valorosa» di Lida, Corelli un Arrigo «di magnifico risalto per lucentezza di emissioni canore e nobiltà di atteggiamenti», Bastianini un Rolando «di robusti impeti». Non sempre convincente invece la regia della Wallman, «spesso coinvolta in assembramenti e movimenti di massa non tutti necessari». [f.a. Cds 8/12/1961]

La Scala addobbata con 16mila garofani

• Festoni tricolori nel foyer, garofani in sala, sempre uguali, «d’un rosa carnicino intonato alle tappezzerie», che crescono ogni volta di numero: quest’anno sono 16mila. La moda ha moltiplicato gli abiti di lamé, che si portano senza gioielli. Molta attesa anche per quella che viene considerata la »seconda prima»: lunedì prossimo con Medea, protagonista Maria Callas.

IL TROVATORE di Giuseppe Verdi

Direttore Gianandrea Gavazzeni, regia di Giorgio De Lullo, scenografia di Pier Luigi Pizzi. Cantano Antonietta Stella (Leonora), Fiorenza Cossotto (Azucena), Franco Corelli (Manrico), Ettore Bastianini (conte di Luna), Ivo Vinco (Ferrando).


Gavazzeni fa centro col “Trovatore”

• Per l’inaugurazione della stagione, con un’opera tanto popolare come Il Trovatore, la Scala ha «mobilitato il meglio dell’olimpo interpretativo». E  «ha fatto centro» per quanto riguarda il direttore, c’è andata vicino con i cantanti, «artisti eccellenti ma non all’altezza dei compiti rispettivi». Gavazzeni così «s’è tenuto equilibrato e cauto nei movimenti, prudente negli abbandoni passionali, controllato nei turgori sonori». «Abbastanza comune» la regia di De Lullo, «notevolmente mediocri» scene e costumi di Pizzi (due artisti presi in prestito dal teatro di prosa). Lo spettacolo comunque è un grande successo, con moltissimi applausi a scena aperta per tutti gli interpreti principali. [f.a. Cds 8/12/1962]

Fino a 150mila lire per una poltrona

• Anche il presidente della Repubblica Antonio Segni, con la moglie Laura, ha assistito alla prima della Scala. Al suo ingresso nel palco presidenziale è stato accolto dalle note dell’inno nazionale e dagli applausi del pubblico. Presenti anche il presidente del Senato Merzagora e, per il governo, il ministro dello spettacolo Folchi. Ammiratissime la principessa Domietta Hercolani, accompagnata da Luchino Visconti e Giuseppe Patroni Griffi, Wally Toscanini, Emanuela Acquarone, Giulietta Simionato. Dai bagarini una poltrona è arrivata a costare 150 mila lire.

In sala acconciature vertiginose e stupende

• Si vedono in sala «acconciature vertiginose e stupende. I capelli delle signore salgono, salgono; piramidi complicate, inalberate con disinvoltura incantevole». Le croniste di moda le chiamano «all’imperatrice Eugenia». [v.b. Cds 8/12/1962]

CAVALLERIA RUSTICANA di Pietro Mascagni

Cantano: Giulietta Simionato (Santuzza), Franco Corelli (Turiddu), Gian Giacomo Guelfi (Alfio). Scenografia di Gianni Polidori.

L’AMICO FRITZ di Pietro Mascagni

Cantano: Mirella Freni (Suzel), Gianni Raimondi (Fritz Kobus), Rolando Panerai (David). Scenografia di Giulio Coltellacci. 


Direttore Gianandrea Gavazzeni, regia di Franco Enriquez

Alla Scala due Mascagni nel centenario della nascita

• Sant’Ambrogio nel segno di Mascagni, a cent’anni dalla nascita. Questa mattina, nel foyer dei palchi della Scala, è stato inaugurato un busto del compositore, opera di Francesco Messina. Alle 21 si alza il sipario per un accoppiamento insolito di titoli, che tuttavia non è una scelta peregrina. Abbiati scrive che l’estro armonico del compositore in Cavalleria e Amico Fritz, «e soprattutto nella prima, si manifesta generoso, esuberante, capace di scolpire con potenza di chiaroscuri i personaggi del dramma siciliano, di plasmare con vaghezza di disegni quelli dell’idillio alsaziano».

Freni e Simionato grandi primedonne

• Realizzazione all’altezza delle attese: benissimo il direttore Gavazzeni, teso a «conservare e possibilmente accentuare in entrambe le partiture un carattere di nobiltà troppe volte dissipato nelle innumerevoli edizioni di periferia». Benissimo gli interpreti: una «stupenda Simionato», un «Corelli affascinante», uno «stentoreo» Guelfi in Cavalleria; la Freni «che ha trovato con dolcezza il tono adatto alla trepida ma segretamente focosa figlia del fattore» e Raimondi in Amico Fritz. Suggestiva e «assolutamente fuori dell’ordinario» la regia di Franco Enriquez.

Segni nel palco presidenziale, tanti giovani in loggione

• Anche quest’anno c’è il presidente della Repubblica, Antonio Segni, con la moglie. Tra gli spettatori i figli di Mascagni, Emy e Domenico, e un lord Philips, di Londra, fedele per la quinta volta all’appuntamento della grande apertura. 


• Qualcosa è cambiato nel pubblico del loggione: la Scala lassù «ha assunto un consolante tono giovanile, a dispetto di chi pensa che l’opera soffra ormai di una cronica senilità. Anche l’età media della claque sembra raggiungere a malapena i 30 anni». [l.v. Cds 8/12/1963]

TURANDOT di Giacomo Puccini

Direttore Gianandrea Gavazzeni, regia di Margherita Wallmann, scenografia di Nicola Benois. Cantano Birgit Nilsson (Turandot), Galina Vischnjevskaja (Liù), Franco Corelli (Calaf), Renato Capecchi (Ping), Nicola Zaccaria (Timur).


La Scala apre con una ripresa: “Turandot”

• L’allestimento di Turandot che apre la stagione quest’anno della Scala è una ripresa. «Esecuzione complessivamente splendida ma suppergiù la stessa, con poche varianti interpretative, delle quattro scaligere che l’hanno preceduta dal 1958 al recente settembre moscovita». Ma «come si fa a parlare di apertura, senza un nuovo allestimento? È una cosa che non capitava dal 1950, quando si dette l’Otello che era appena stato presentato al Covent Garden, ed era poi quello del 1947». [V. B. Cds 8/12/1964]

Nilsson e Corelli, coppia ideale per l’ultimo Puccini

• Elementi di rilievo di questa edizione, «ancora il fremente Gianandrea Gavazzeni alla concertazione e direzione orchestrale, l’insuperata Birgit Nilsson e un Franco Corelli ineguagliabile nelle parti di Turandot e Calaf. Ma sul palcoscenico, quasi in una meravigliosa gara di emulazione, ha pure spiccato la nuova Liù, il soprano Galina Vishnevskaia, gradito lascito del Bolscioi, (...) elegantissima nel tratto, rilucente negli accenti e filature vocali». [Abbiati, Cds 8/12/1964]

LA FORZA DEL DESTINO di Giuseppe Verdi

Direttore Gianandrea Gavazzeni, regia di Margherita Wallmann, scenografia di Nicola Benois. Cantano Ilva Ligabue (Leonora), Giulietta Simionato (Preziosilla), Carlo Bergonzi (Don Alvaro), Carlo Meliciani (Don Carlo di Vargas); Renato Capecchi (Melitone), Nicolai Ghiaurov (padre guardiano).


“La forza del destino” alla Scala, trionfo per Bergonzi

• Grande successo della Forza del destino al Sant’Ambrogio scaligero, nonostante le turbolenze del secondo quadro del primo atto, quando per un’improvvisa indisposizione il baritono Piero Cappuccilli è stato sostituito da Carlo Meliciani. La direzione di Gavazzeni «mai come in questo spettacolo è riuscita così attenta e consapevole, così moderata ed equilibrata». Il tenore Carlo Bergonzi ha trionfato nella parte di Don Alvaro: «Ha cantato con ardore, e più ancora con un’eleganza degna delle migliori scuole del passato». Ghiaurov è stato un «autorevolissimo e maestoso padre guardiano«. Più deboli le parti femminili: Ilva Ligabue un po’ incerta per Leonora, la Simionato «sempre grande, però meno grande di prima». [Abbiati, 8/12/1965]

Volantinaggio dal loggione

• Trambusto dal loggione: alla fine del primo atto sono piovuti in sala centinaia di manifesti colorati sulla questione del cotonificio Valle Susa e altri per appoggiare la denuncia del baritono Zecchillo contro la mafia teatrale. 


• Tra le signore «un vero trionfo di chignons e di posticci elaboratissimi e bernineggianti, mentre sembravano del tutto scomparse le meches, grigie e bionde. Centinaia di treccioni all’Alice nel paese delle meraviglie e di treccioline tipo orfanella». [L. V. Cds 8/12/1965]

NABUCCO di Giuseppe Verdi

Direttore Gianandrea Gavazzeni, regia di Franco Enriquez, scenografia di Nicola Benois. Cantano Elena Suliotis (Abigaille), Mirella Fiorentini (Anna), Gianni Raimondi (Ismaele), Giangiacomo Guelfi (Nabucodonosor), Nicolai Ghiaurov (Zaccaria).


Un “Nabucco” avvampante per la prima della Scala

• Ancora Verdi, come lo scorso Sant’Ambrogio, per la prima di quest’anno della Scala. E il Verdi, almeno in un quadro dell’opera, più amato e popolare. Il Nabucco diretto da Gianandrea Gavazzeni ottiene un successo caldissimo e costante lungo tutti gli atti, con «applausi moltiplicati per ciò che di suo aveva aggiunto il celebre canto verdiano di nostalgia». Il Va’ pensiero «ha impressionato, come di squarcio inaudito», scrive Franco Abbiati sul Corriere della Sera. Che loda la compagnia di canto, «sicuramente quanto di meglio l’opera verdiana inaugurale poteva raccogliere per una realizzazione solida, equilibrata e ancora avvampante», e il coro stupendo di Roberto Benaglio. Dal podio Gavazzeni ha operato «uno scavo tanto più profondo nel pensiero quanto più discreto nelle sonorità, tanto più poetico nelle segrete vibrazioni, quanto più calibrato nei toni patinati o chiaroscurati dell’orchestra e delle voci». Per il coro più celebre, Enriquez ha proposto «quanto di più bello sia dato di ideare e prospettare da un regista di melodramma». [Cds 8/12/1966]

La prima minigonna nella sala del Piermarini

• Teatro stracolmo, ma personalità ufficiali assenti, a eccezione del sindaco Bucalossi. La cronaca della serata registra l’ingresso nella sala del Piermarini della minigonna. D’argento, come calze, scarpe e guanti, è indossata da una diciottenne. Più numerose del solito le indossatrici che hanno stazionato nel foyer tra i lampi dei fotografi. Tra le spettatrici, di rigore il broccato, in tutti i metraggi. Ed elaboratissime capigliature: «Treccioni, acconciature alla geisha, alla Genid Khan, chignons del peso di qualche chilo, monumenti rococò, torciglioni tenuti a posto da lacche e misteriosi collanti». Quest’anno però niente addobbi floreali: l’equivalente è stato devoluto ai teatri colpiti dall’alluvione. [Cds 8/12/1966]

LUCIA DI LAMMERMOOR di Gaetano Donizetti

Direttore Claudio Abbado, regia di Giorgio De Lullo, maestro del coro Roberto Benaglio. Cantano Renata Scotto (Lucia), Gianni Raimondi (Edgardo), Giangiacomo Guelfi (Enrico Ashton), Agostino Ferrin (Raimondo).


Il debutto di Abbado al Sant’Ambrogio scaligero

• La prima della Scala quest’anno è affidata a un giovane direttore d’orchestra milanese, già stimato all’estero e applaudito lo scorso marzo nel suo debutto alle alla Scala con I Capuleti e i Montecchi di Bellini. «Si capisce che era stato un rischio, e abbastanza grosso, quello di chiamare sul podio per il varo solenne della stagione un direttore di appena 34 anni», tanto più in un’opera così popolare come Lucia di Lammermoor. Ma il direttore di chiama Claudio Abbado, e supera ampiamente la prova. Ha lavorato sulla partitura, per una specie di revisione critica della strumentazione, del fraseggio, dei tagli. «Ed ecco, Lucia non è più l’opera rugosa che era apparsa nelle serate delle “spedizioni punitive”, torna a risplendere, torna ad essere il melodramma per eccellenza cattivante nei pezzi chiusi (...), non solo, ma si rivela un vero e proprio dramma in musica nel quale non trovi una nota di troppo né una nota di sbieco». [Abbiati, Cds 8/12/1967]

Renata Scotto, una Lucia coma mai prima d’ora

• Tra i cantanti spicca, nel ruolo della protagonista, Renata Scotto, «una miracolosa gola di primadonna, che pare riscopra una Lammermoor come non era mai stata sospettata prima d’ora, quindi la ricrea dal di dentro in chiave psicologica oltre che musicale». Un soprano capace di padroneggiare una parte tecnicamente trascendentale e di «fondere il calore d’un personaggio che ama fino alla demenza e alla morte, nella spiritualità casta, quasi infantile, d’una creatura assolutamente angelica». Molto bene anche Raimondi, e dal regista De Lullo «un contributo decisivo al successo dello spettacolo». Tanti applausi a scena aperta, con acclamazioni anche più calorose per Abbado al termine di ciascun atto.

In sala molti tenebrosi dall’aria byroniana

• In sala nessun politico, nemmeno il sindaco. Tra le signore ancora acconciature vistose come lo scorso anno, rari i gioielli veri, niente minigonne («più facile che entrino in Vaticano che non alla Scala»), molti abiti lunghi. Tra gli uomini, «molti tenebrosi dall’aria byroniana avvolti in neri mantelli dalle fodere rosse o celesti» e qualcuno con i capelli lunghi.

DON CARLO di Giuseppe Verdi

Direttore Claudio Abbado, regia e scenografia di Jean-Pierre Ponnelle. Cantano Rita Orlandi Malaspina (Elisabetta di Valois), Fiorenza Cossotto (principessa Eboli), Bruno Prevedi (Don Carlos), Piero Cappuccilli (Rodrigo di Posa), Nicolai Ghiaurov (Filippo II), Martti Talvela (Grande Inquisitore).


Il Sessantotto arriva in piazza Scala

• La contestazione arriva in piazza della Scala. E’ un’azione di disturbo della tradizionale inaugurazione della stagione d’opera, annunciata già nei giorni scorsi, tanto che l’ente scaligero aveva deciso di togliere alla serata ogni carattere di gala e di sfarzo. Intorno alle 20.20, dieci minuti prima dell’inizio del Don Carlo, gruppi di giovani provenienti da strade e piazze adiacenti, circa trecento in tutto, hanno cominciato a bersagliare con uova e ortaggi gli spettatori che si avviavano in teatro, «con preferenza per i visoni» delle signore, cantando Bandiera rossa e sventolando cartelli con scritto, fra l’altro, «Ricchi, godete, sarà l’ultima volta», «Falce e martello, borghesi al macello». Polizia e carabinieri presidiavano la zona. Lo studente della Statale Mario Capanna ha arringato al megafono gli agenti, invitandoli a ribellarsi ai superiori e ad unirsi ai contestatori». Ai tre squilli di tromba per la carica delle forze dell’ordine, i manifestanti si sono dispersi, per tornare di nuovo nella piazza ma senza incidenti. 

Contestare chi paga le tasse?

• «Si contesta la borghesia che per andare a sentire il Don Carlo avrebbe voluto mettersi, secondo la tradizione, in gran gala. La tradizione è una delle debolezze e, insieme, una delle forze della borghesia. La serata di gala per l’inaugurazione della Scala fa parte d’un rituale che non si esaurisce, come molti ritengono, nell’esteriorità e nell’esibizionismo, ma esprime il rispetto, la devozione al massimo teatro di una città che al rito annuale della Scala aggiunge quello quotidiano d’un lavoro, d’una attività, d’un torrente di iniziative che per tutta la giornata non conosce soste. Senza dire del rito del pagare le tasse, che a Milano trova i suoi più degni sacerdoti. 


«Qui abbiamo i migliori pagatori di tasse di tutta Italia, e sono davvero da minacciar di bastonate se una volta l’anno amano procurarsi il piacere (ch’è un atto di coraggio) di mostrare la moglie preziosamente vestita e ingioiellata? 

«È perciò che alcuni antichi abbonati hanno, per protestare contro il comunicato del Consiglio di amministrazione, ieri sera disertato la Scala. Non pochi i palchi vuoti. Cosa vuol dire «non è d’obbligo l’abito da sera»? Vuol dire che siete caldamente invitati a non mettervelo. Chi ha reagito restando a casa, chi ostentando lo smoking o il frac. Nel vestibolo, poco prima della rappresentazione, li ho visti stringersi gli uni agli altri, formare il quadrato, come a Villafranca, mentre da fuori giungeva, così attutito da sembrar lontanissimo, il vociare dei contestatori (...)». [Mosca, Cds 8/12/1968]

Grandi voci e Abbado per il “Don Carlo” inaugurale

• All’interno della sala del Piermarini, è la seconda inaugurazione scaligera consecutiva per la giovane e lanciatissima bacchetta di Claudio Abbado, che due mesi fa ha esordito sempre con Don Carlo al Metropolitan di New York. «Sul piano della severità di lettura e dell’attendibilità dei raggiungimenti sonori, dinamici ed espressivi, il suo fervore analitico è riuscito a effetti d’una virtuosistica lucidità forse appena intravisti dallo stesso Verdi». Questa edizione dell’opera, proposta nella versione snellita dal compositore, si avvale di grandi voci, a partire dalla coppia di bassi Ghiaurov e Talvela, rispettivamente Filippo II e Grande Inquisitore, e da una Cossotto «più che mai avvincente per la grazia delle modulazioni e la vivezza rappresentativa». [Abbiati, Cds 8/12/1968]

ERNANI di Giuseppe Verdi

Direttore Antonino Votto, regia di Giorgio De Lullo, scenografia di Pier Luigi Pizzi. Cantano Raina Kabaivanska (Elvira), Plácido Domingo (Ernani), Carlo Meliciani (Don Carlos), Nicolai Ghiaurov (Gomez de Silva).


Domingo e Ghiaurov punti di forza di “Ernani”

• «Non sarà un capolavoro di raffinatezza, ma resta, con buona pace degli scopritori di capolavori misconosciuti, la più popolare e la più valida delle opere verdiane fino al Rigoletto, con la sola concorrenza possibile del Macbeth», scrive di Ernani Massimo Mila. Assai buona nel complesso l’edizione scaligera, con «due punti di forza solidissimi in palcoscenico. Uno di essi è il protagonista, l’ibero-americano Placido Domingo, che ha debuttato in Italia questa estate all’Arena di Verona, e che si afferma come un eccellente tenore verdiano, dotato di voce, di squillo, d’acuto, di intonazione, ma anche di cervello e di gusto. L’altro, il basso Nicolai Ghiaurov, non è certo una scoperta, ma ieri sera era in stato di grazia, e ha dato alla figura del vecchio Silva un monumentale rilievo, vocale e scenico». Esordisce alla Scala il soprano bulgaro Raina Kabaivanska, «e pure lei è una bella voce verdiana, di limpida e fresca qualità». 


• Sul podio tutta l’esperienza di un veterano dell’opera lirica, anche se «la direzione di Votto riporta un suono ch’era consueto una trentina d’anni fa, e che può ingenerare qualche perplessità negli ascoltatori abituati alla ripulitura che direttori come Karajan e Abbado hanno introdotto nel repertorio tradizionale». [Massimo Mila, Sta. 9/12/1969]

A dispetto dei beccamorti dell’opera

• La sala del Piermarini non è esaurita, ma la partecipazione del pubblico è intensa e passionale: «Una serata sana e vibrante: niente affatto un’occasione di mondanità, ma una conferma di vitalità dell’opera lirica, a dispetto di tutti i suoi beccamorti». [Mila, Sta. 9/12/1969] Non mancano comunque abiti lunghi, smoking, gioielli e pellicce: «Sfidando il ricordo della vernice e dei pomodori dell’anno scorso, la Milano elegante ha ripreso possesso del teatro». [Vittorio Zucconi, Sta. 9/12/1969] 


• Atmosfera molto tesa nella piazza, anche se non ci sono stati incidenti. Isolati e non organizzati i gruppi dei contestatori. Capanna e gli altri leader studenteschi, come promesso, non si sono fatti vedere.

I VESPRI SICILIANI di Giuseppe Verdi

Direttore Gianandrea Gavazzeni, regia di Giorgio De Lullo, scenografia di Pier Luigi Pizzi. Cantano Renata Scotto (duchessa Elena), Nella Verri (Ninetta), Gianni Raimondi (Arrigo), Piero Cappuccilli (Guido di Monforte), Alfredo Giacomotti (conte Vaudemont), Ruggero Raimondi (Giovanni da Procida).


I “Vespri” di Verdi in clima risorgimentale

• Fa discutere l’allestimento dei Vespri siciliani, opera inaugurale della stagione della Scala, che direttore, regista e scenografo hanno deciso di collocare nell’Ottocento, in clima risorgimentale, quasi sei secoli più tardi rispetto ai moti cui fa riferimento la partitura verdiana. L’esecuzione però è «così illuminante, da costituire un vertice senz’altro degno della grande Scala» (come 19 anni fa con De Sabata). Gavazzeni ha impresso all’orchestra «una modellatura di stacchi, soprassalti, imperativi talmente lucida in ogni caso, e avvampante nei passi di forza marziale, o passionale, da imporsi con effetti trascinatori irresistibili». La Scotto ha dato il meglio di sé. E sono piaciute tutte le parti maschili. Successo vibrante, con innumerevoli chiamate dopo ogni atto. [f.a. Cds 8/12/1970]

Callas madrina della serata, ma non abita più a Milano

• Madrina della serata, in sala, Maria Callas, Elena nei Vespri scaligeri di 19 anni fa. Il soprano non ha più casa a Milano (era la villa di via Buonarroti, a porta Magenta), è ospite di amici milanesi in centro. Alla Scala s’è presentata con un abito classico, molto semplice: lungo, nero, con grande cappa. Gioielli, una parure di rubini e brillanti. 


• «Con l’obbligo dell’abito da società se n’è andato anche quello del dopo-teatro ufficiale, a tutti i costi. (...) I protagonisti, di qua e di là dal palcoscenico, hanno preso strade separate», verso case di amici. [Vittorio Notarnicola, Cds 8/12/1970]