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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

Yanovka (Ucraina) 7 novembre 1879 - Coyoacán (Messico) 21 agosto 1940. Rivoluzionario russo. Commissario del popolo agli Affari esteri, fondatore e primo comandante dell’Armata Rossa.
• Nato in una famiglia di agricoltori di origine ebraica, a vent’anni era già stato deportato in Siberia, accusato di attività sovversiva con un gruppo di altri giovani. Con la complicità della prima moglie (che gli diede due figlie), nel 1902 era riuscito a fuggire a Londra, da Lenin, era entrato nella redazione del suo giornale, Iskra, e s’era messo in luce per la facilità di scrittura e l’abilità oratoria. Menscevico nel 1903, nel 1905 era tornato in Russia e aveva cominciato a elaborare la teoria della rivoluzione permanente (subito la rivoluzione socialista, per la Russia, senza fasi intermedie di democrazia borghese, e diffusione della rivoluzione anche nei paesi economicamente avanzati). Arrestato e di nuovo deportato nel 1906 per il suo appoggio alla rivolta armata, era riuscito a fuggire anche questa volta: Londra, Vienna, la Svizzera e infine New York, dove gli arrivò la notizia della rivoluzione di febbraio e della deposizione dello zar.
• In Russia nel maggio 1917, si unì ai bolscevichi: presidente del Soviet di San Pietroburgo e capo del comitato militare rivoluzionario, ebbe un ruolo di primo piano nell’insurrezione del 7 novembre. Lenin gli affidò gli Esteri e fu lui a guidare la delegazione russa durante le trattative per l’armistizio con la Germania a Brest-Litovsk. Inventò la formula ambigua «né pace né guerra» pensando di guadagnare tempo in vista di una diffusione della rivoluzione in Germania, ma i tedeschi forzarono la mano sul campo di battaglia e passò la linea di Lenin: pace a tutti i costi. Durante la guerra civile sconfisse alla testa dell’Armata Rossa le forze controrivoluzionarie: sul treno blindato che aveva fatto suo quartier generale agì su tutti fronti, sostenendo il morale dei soldati e guidandoli spesso in prima persona in azione.
• Morto Lenin, entrò in urto con Stalin, che aveva con sé la maggioranza. Espulso dal partito (novembre 1927), confinato in Kazachstan, esiliato in Turchia, risiedette poi in Francia e in Norvegia. Promosse la costituzione della Quarta Internazionale, mentre a Mosca lo condannavano a morte in contumacia e scattavano le purghe staliniane. Approdò infine in Messico. Là lo raggiunse un sicario di Stalin.
• Trotsky era il nome di un suo vecchio carceriere di Odessa: l’aveva adottato per fuggire nel 1902 dalla Siberia.