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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Roma 24 luglio 1931. Filosofo e politico. Padre dell’operaismo italiano (da lui tenuto a battesimo con il libro Operai e capitale nel 1966), ha insegnato per trent’anni all’Università di Siena. Senatore Pd eletto nel 2013 (era già stato senatore col Pds nel 1992). Dal 2004 è presidente della Fondazione Crs (Centro per la Riforma dello Stato)- Archivio Pietro Ingrao.
• Ultimo libro: Per la critica del presente (Ediesse 2013) «Viviamo in un tempo della fine, lo dico senza emozioni apocalittiche che non mi appartengono. Ma è forse anche la fine del grande capitalismo e delle sue ideologie. Vede, la maledizione della Sinistra dopo il Pci è stata non avere avversari di rango. Per essere grandi ci vogliono avversari grandi. (...) La cosiddetta Sinistra dei diritti, maggioritaria oggi, finisce per essere un intellettualismo di massa, un consolatorio scambio al ribasso. Basta qualche battaglia contro l’immoralità e ti senti a posto dentro questa società» (da un’intervista di Michele Smargiassi) [Rep 5/9/2013].
• Negli ultimi anni ha teorizzato la necessità di una teologia politica come forma di congiunzione fra gli insegnamenti del cattolicesimo romano e la teoria politica classica. «Come il compimento della moderna autonomia della politica che interpreta però l’altro da sé come un oltre da sé: è il trascendente che diventa fatto costitutivo, fondativo o, come è stato detto genealogico della politica».
• «Cari amici, care amiche, compagne e compagni, come avrete notato anche negli anni precedenti, vi dico solo buon Natale, non anche buone feste, tanto meno felice anno nuovo. Considero queste due ultime espressioni, auguri borghesi. Il Natale, invece, il mistero del Dio incarnato, che rovesciò il mondo degli uomini, dal sotto al sopra e una volta per sempre, ci appartiene. Non è necessario credere, per appartenere all’Avvento» (formula d’auguri inviata agli amici del Crs in occasione del Natale) [Sta 30/12/2013].
• Non fa mistero nè si vergogna della sua nostalgia per il "magnifico Novecento". Di sé ha scritto, autoironico: «Sono anch’io un’antichità del moderno».
• Fedele alla linea anti-ideologica del realismo politico, non si considera un uomo di sinistra, ancor meno un progressista «Il pro­gres­si­smo è oggi la cosa più lon­tana da me. Respingo l’idea che quanto avviene di nuovo è sem­pre meglio e più avan­zato di ciò che c’era prima. (…) Sono uno scon­fitto, non un vinto. Le vittorie non sono mai definitive. Però abbiamo perso non una bat­ta­glia ma la guerra del ‘900» (da un’intervista ad Antonio Gnoli) [Rep 28/9/2014].
• «Quando parla lo fa in modo rapsodico, per frammenti, con frequenti pause, piuttosto sollevato di parlare a pochi, mai a molti come insegnava Kojève. Quando scrive lo fa con uno stile martellante, ossessivo, apodittico, tesi e antitesi senza sintesi perché la sintesi, dice, è il terreno del potere. Per questo fu non poco criticato. Se poi si pensa che mise insieme il Marx meno conosciuto e il pensiero negativo, che fu attento ai grandi pensatori reazionari come Del Noce e Joseph de Maistre, che tenne insieme la scintilla di Lenin e le avanguardie artistiche e letterarie dell’inizio del Novecento, si può capire quanto fosse fuori dal coro. Non è mai stato in televisione. Perciò per i tempi che corrono sarebbe anche ragionevole dubitare che sia mai esistito» (Lanfranco Pace) [Fog 15/10/2011].
• È zio di Renato Zero. «I suoi genitori avevano il banco ai mercati generali, si alzavano alle 4 di mattina. Andavo a trovarlo nella sua casa sull’Ostiense. Ricordo una piccola stanza foderata di libri, questo ragazzo più vecchio dei suoi anni; ero così fiero di lui. Per me il comunismo era questo: un padre che torna a casa dal lavoro, mette in tavola un pane e un fiasco d’olio, e con quel che ha risparmiato compra un libro a suo figlio» (Renato Zero ad Aldo Cazzullo [Cds 23/9/2010].
• A proposito di Facebook: «Sono scettico su queste cose virtuali. Preferisco di gran lunga il contatto con i corpi» (ad Alessandro Trovino) [Cds 6/2/2013].
• «Chi corre non pensa. Pensa solo chi cammina» (a Gnoli cit.).