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 2017  dicembre 12 Martedì calendario

• Roma 28 febbraio 1945. Giornalista. Critico d’arte. Pittore. Figlio di Antonello (1917-1993), giornalista, critico d’arte, uomo politico comunista; nipote di Francesco (1886-1961), pittore. Laurea in Filosofia con una tesi su Gramsci, fu iscritto al Pci, per più di venti anni fece il giornalista comunista all’Unità e a Rinascita, poi capo ufficio stampa della Cisl. Scrive di arte contemporanea e si interessa di letteratura e filosofia. Ha pubblicato un libro con Michel Foucault, nel 2007 la sua prima raccolta di poesie, Illustre amore (Christian Maretti). Dipinge piccoli quadri ammirando la lezione di Ardengo Soffici, Carlo Carrà, Ottone Rosai e di suo nonno. «Morto il Pci, chissenefrega di Veltroni».
• «Ero ragazzino e mi sembrava di portare sulle spalle tutte le “colpe” dei comunisti. Gli stessi comunisti erano chiusi, moralisti, bigotti. Nel 1956 Gaetano Trombadori, il letterato, zio di mio padre, firmò una lettera di condanna della repressione sovietica in Ungheria. Da quel giorno non poté più entrare in casa nostra».
• «All’università, Architettura, ero parte della nidiata di Bruno Zevi, leader rinnovatore, assieme a Sergio Petruccioli, Duccio Staderini, Massimiliano Fuksas, Renato Nicolini. Fui segretario degli universitari Pci romani e poi entrai all’Unità. Giornalismo severo, disciplinato, concezione liturgica della funzione della stampa e quindi anche un po’ censoria. Con Reichlin non ebbi vita facile. Mi accusò di aver organizzato una frazione socialista» (da un’intervista di Claudio Sabelli Fioretti).