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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Napoli 10 luglio 1926. Politico. Giovinezza trascorsa tra Genova e Milano, combattente nella Resistenza col nome di battaglia di “partigiano Alessio”, poi giornalista, dal 1970 al 1975 diresse l’Unità. Dal 1972 al 1994 deputato del Pci, fu ministro dell’Interno nel governo ombra di Achille Occhetto (1989): «Facemmo qualcosa di utile: capimmo come funzionava la macchina della magistratura e delle forze dell’ordine. Noi, che non eravamo mai stati in un governo vero. Ma fu un’esperienza che cadde in breve tempo sotto le spinte di un quadro politico in rapido cambiamento. Io, poi, ero per l’unità della sinistra e pensavo soprattutto a quello» (da un’intervista di Roberto Zuccolini).
• «Non è che il partigiano Alessio fosse troppo contento, quella notte del 24 aprile 1945, dell’incarico che aveva ricevuto dal comando delle Sap: vai a fare l’Unità. Con la notizia dell’insurrezione di Genova. “Io avevo diciott’anni e non avevo mai visto una tipografia: ma Buranello e Fillak erano stati uccisi, altri erano stati deportati; ero uno dei pochi universitari, e dovevo andare. Così mi sono ritrovato caporedattore, a preparare quello che, avrei imparato dopo, era l’articolo di spalla”. (…) L’incarico di una notte diventa, per il diciottenne che voleva fare il filosofo e si ritrova giornalista, un impegno di più di 10 anni a Genova – con un intermezzo a Milano e, di fatto, la svolta della vita. “Prima un foglio stampato sulle due facciate, poi quattro, anche otto pagine – ricorda – Facevamo un sacco di edizioni, le due riviere, Imperia, Savona, La Spezia: ed era una vera e propria gara ad arrivare ovunque prima di tutti gli altri. Nei primi tempi, prima di poter stampare dovevamo portare il bozzone alla censura alleata, che si era installata in via Venti Settembre, al Bristol. Ci andava Attilio Camoriano, “Biondo”, che sarebbe poi diventato un grandissimo cronista di sport: era un po’ più adulto, aveva un certo tono mondano, sapeva trattare con gli ufficiali...”» (Donatella Alfonso) [Rep 23/2/2014].
• «Ho fatto il ginnasio al Doria, il mio compagno di banco era Gianni Baget Bozzo. Eravamo i primi della classe, ma lui era un devoto ai professori. Non mi dimenticherò mai quando disse che ero stato io a tirare un’arancia sulla lavagna: finì a cartellate».