Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  dicembre 19 Martedì calendario

• Roma 1 febbraio 1960. Attore. Noto soprattutto come l’ispettore Ardenzi di Distretto di polizia. Sempre in tv, è il giudice Paolo Borsellino nell’omonima fiction del 2004 (Gianluca Maria Tavarelli). Al cinema ha lavorato con Francesca Archibugi (Verso sera 1991), Carlo Mazzacurati (Un’altra vita 1992), Marco Risi (Il branco 1994), Ettore Scola (La cena 1998), Renato De Maria (Paz! 2002). Da ultimo, nel cast di Romanzo di una strage (Marco Tullio Giordana 2012) e di Arance e martello (Diego Bianchi, alias Zoro), presentato fuori concorso a Venezia 2014. «Se fai l’attore con i mezzi teatrali non è facile. O fai la solita vita oppure dài una capocciata in faccia a Costanzo e diventi famoso...».
• «Nato in teatro alla scuola di Proietti, grande osservatore della realtà, continua a coltivare una vena d’ironia amara, molto romana, di chi ne ha viste tante e sa da che parte stare. E ha un’innata simpatia per gli sconfitti» (Silvia Fumarola).
• «Non è un Adone, Tirabassi. Ma la faccia perbene, la vitalità, la battuta e la risata pronta lo rendono familiarmente seducente. È l’uomo della porta accanto, ma con qualcosa in più» (Micaela Urbano).
• «Sono un bambino romano, del Trionfale, gioco a pallone, vado matto per il cinematografo. Un giorno vado a vedere Per un pugno di dollari. È la fine, anzi l’inizio. Torno a casa, divento Clint Eastwood e costringo mio fratello a fare il cattivo, Gian Maria Volonté: non so le volte che l’ho ammazzato».
• «Mio padre faceva il tappezziere, mia madre la contabile al San Camillo. Sono cresciuto al campetto di Valle Aurelia, in una casa popolare, accanto a dilettanti che poi sono diventati banditi autorevolissimi. Vengo da quel tipo di filosofia, ma, come dire, ho avuto la possibilità di essere dall’altra parte. Quando giocavamo a pallone c’era qualcuno che la buttava là: “Andiamo a togliere le ruote alla 500?”. Se fossi andato, anch’io avrei un posto fisso a Rebibbia».
• Sposato, due figli. Romanista.