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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

Gustav Thoeni

Biografia di Gustav Thoeni

• (Thöni) Trafoi (Bolzano) 28 febbraio 1951. Ex campione di sci alpino. Vinse quattro volte la coppa del Mondo generale (1971, 1972, 1973, 1975), oro in slalom gigante e combinata e argento in slalom speciale alle Olimpiadi di Sapporo (1972), oro in slalom speciale e combinata alle Olimpiadi di Innsbruck (1976), oro in slalom speciale e gigante ai Mondiali di St. Moritz (1974).
• «Unsere Gustav (il nostro Gustavo) scrissero i giornali austriaci. Ma sul podio Thoeni portò il tricolore, con orgoglio, come avrebbe fatto altre decine di volte tra Olimpiadi, Mondiali e Coppa del Mondo» (Mattia Losi) [S24 12/2/2014]
• «Gustav Thoeni nasce a Trafoi, al tornante 46 dello Stelvio, dove scattava Coppi. È una notte di tormenta. E papà Giorgio profetizza: “Vorrà dire che Gustav vincerà l’Olimpiade, quella che io non ho potuto disputare”. Voleva diventare campione di sci. La guerra gliel’aveva impedito» (la Repubblica).
• «Se la Valanga Azzurra fu la più grande squadra che lo sport italiano abbia mai avuto, Thoeni ne fu l’alfiere e il simbolo: l’illuminava di splendente ed assoluta classe. Con le sue imprese e quelle dei baldi compagni, lo sci alpino da pratica d’élite e un poco snob si trasformò in sport di massa: non solo per i numeri del turismo invernale ma anche per la straordinaria popolarità che raggiunse il culmine una luminosa mattina di marzo del 1975, quando tre fuoriclasse del calibro di Thoeni, del giovane Ingemar Stenmark e del formidabile discesista Franz Klammer si ritrovarono al cancelletto della partenza in Valgardena per la finalissima di coppa del mondo, tutti e tre a pari punti. La resa dei conti si consumò in uno spettacolare parallelo: il più straordinario mezzogiorno di fuoco che il Circo Bianco seppe mettere in scena. Vinse Thoeni, conquistò la sua quarta coppa, ma fu determinante il gioco di squadra. L’Italia lo consacrò eroe nazionale. Gustav era un ragazzo di montagna come quelli di una volta: timido, silenzioso, taciturno. Divenne un’icona. Smise di correre nell’80. Senza mai lasciare lo sci. Ha allenato Tomba, è diventato il cittì della Nazionale» (Leonardo Coen).
• «Sono nato praticamente con gli sci ai piedi: i primi me li costruì mio nonno. Erano di legno e mi ricordo che ci giravo per casa. Avrò avuto tre anni, forse anche meno. Poi sono cresciuto, ovviamente in simbiosi con lo sci. Trafoi era un paese piccolissimo, immerso nelle montagne. L’unico svago, da ragazzi, era sciare. Andavamo in gruppo, senza maestro o allenatore, inventavamo nuovi percorsi: era un modo come un altro per scoprire l’ambiente che ci circondava e diventare grandi. A 14 anni, ho cominciato a fare sul serio. Mio padre mi accompagnava in giro per il nord Italia, a disputare decine di gare. La svolta venne quando vinsi il Trofeo Topolino. Può sembrare un nome curioso eppure era una delle competizioni più difficili e rinomate. Lì capii che potevo fare il grande salto» (da un’intervista di Cheo Condina).
• «Sembra una storia inventata, di quelle che si raccontano nelle serate davanti al camino nelle baite di montagna: mentre scendeva sulla mitica Streif, a Kitzbühel, la pista di discesa libera più famosa e difficile del mondo, Gustavo Thoeni perse uno sci. Per tutti sarebbe stata la fine, con una caduta rovinosa. Per tutti, ma non per Thoeni, che riuscì a completare la discesa. Lo stesso Thoeni, in qualche occasione, sorrise dicendo che erano solo storie: ma chi lo ha visto sciare sa che avrebbe potuto farlo, e il dubbio è rimasto (…). Thoeni ha vinto molto, ma avrebbe potuto vincere anche di più se fosse stato meno calcolatore: un computer, si direbbe oggi, capace di capitalizzare anche pochi millesimi di secondo, di scegliere in modo cosciente di non rischiare un’uscita di pista limitandosi a un piazzamento sicuro. E se pensate che rallentare solo di qualche centesimo sia facile, sappiate che finora Thoeni è stato l’unico a riuscirci» (Losi, cit.).
• Attualmente gestisce, insieme alla famiglia l’Hotel Bellavista a Trafoi, suo paese natale.