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 2017  dicembre 12 Martedì calendario

• Foligno (Perugia) 18 febbraio 1952. Giornalista tv. Rai, Tg5, di nuovo Rai, di nuovo Tg5 (lasciato nel 2006 per divergenze col direttore Carlo Rossella), poi a Telenorba. Da settembre 2008 conduttore de La vita in diretta, al posto dell’amico Michele Cucuzza (vedi), su Raiuno. Il 29 aprile 2011, poco prima dell’inizio di uno speciale de La vita in diretta sulle nozze tra il principe William e Kate Middleton, fu colpito da un’emorragia cerebrale. Ricoverato al policlinico Gemelli di Roma, fu operato. Oggi vive in una casa alle porte di Milano ed è in fase di riabilitazione.
• «Con Mentana abbiamo preso schiaffi a destra e a sinistra. Per la destra eravamo dei rinnegati, dei comunisti doppiogiochisti. Per la sinistra, quando ci andava bene, una foglietta di fico delle nefandezze di Berlusconi. Per i più, dei venduti, forse di sinistra, con un lauto stipendio. Sostanzialmente servitori di Berlusconi, paraculi, anche se intelligenti. In realtà, siamo sempre stati semplicemente dei giornalisti che cercavano di fare correttamente, in condizioni non facili, il loro lavoro».
• «L’anno scorso ho votato per l’Unione e me ne sono profondamente pentito. Giuro che non voterò mai più» (nel 2007, intervistato da Alessandro Gilioli).
• Tifoso della Juventus, spesso ospite al Processo di Biscardi.
• Una tenuta di 12 ettari in Umbria, vicino Todi, dove coltiva frutti di bosco e zafferano.
• Il 19 ottobre 2007, a Roma, fu aggredito da alcuni rapinatori: «Sono sceso dall’auto per aprire il cancello e parcheggiare dentro. Nel vialetto mi sono accorto di due uomini con il passamontagna, abiti in jeans. Non mi hanno chiesto niente, mi hanno picchiato. Parlottavano tra loro, forse in dialetto calabrese, o in georgiano». Dopo pochi giorni fu arrestato un diciannovenne di Secondigliano (Napoli).
• Alla fine del 2013, la sua famiglia ha avviato una causa civile contro la Rai: «Tutto comincia alle 14.05 di quel giorno. Mentre l’erede al trono d’Inghilterra aspetta all’altare Kate Middleton, Sposini si accascia davanti ai colleghi che con lui aspettano il collegamento da Londra. Ci vogliono più di 40 minuti prima che l’ambulanza varchi i cancelli della Rai, al n. 66 di via Teulada a Roma. Poi il giornalista viene portato all’ospedale Santo Spirito. Ma qui il reparto di neurologia è chiuso: dal 2010. Così, quando una tac accerta un’emorragia cerebrale, viene trasferito al Policlinico Gemelli. Un intervento di tre ore gli salva la vita, ma oggi Sposini difficilmente potrà tornare alla vita che aveva prima. (…) L’azienda afferma che il medico arrivò in pochi minuti, altri testimoni parlano di un quarto d’ora. “C’erano i monitor che segnavano il tempo” dice uno di loro, che non vuole essere citato. “Anche Lucia Annunziata, uscita dallo studio accanto, protestava per il ritardo del medico”. Quando arriva, il dottore è senza camice; poi si saprà che è un odontoiatra: nel ricorso dell’avvocato della famiglia di Sposini, Domenico d’Amati, si legge che i presenti hanno disposto Sposini su un fianco e che, quando il medico lo mette supino per visitarlo, il giornalista vomita. Intanto qualcuno aveva già chiamato il 118: è una figurante del programma, segnala “un malore”. L’operatore del 118 assegna un codice giallo (cioè poco grave) all’intervento e cerca un’ambulanza. Ma è un giorno sfortunato, è la vigilia della beatificazione di Giovanni Paolo II e le ambulanze sono attorno al Vaticano dove ci sono decine di migliaia di persone. Solo alla settima telefonata, che arriva alle 14.32, l’operatore del 118 riesce a farsi passare il medico. Per la prima volta viene segnalata la gravità della situazione, il dottore parla di un possibile infarto, con una diagnosi quindi che si rivelerà errata: “Vi dovete sbrigare, c’è bava alla bocca, è pericolosissimo. E un’urgenza assoluta, sennò mi muore qua sotto le mani”. Queste sono le parole nella trascrizione agli atti del processo: intanto dal malore sono già trascorsi 27 minuti. Il codice di allarme passa da giallo a rosso, ma l’unica ambulanza disponibile è all’ospedale Nuovo Regina, a Trastevere: sono 5 chilometri, un inferno sul lungotevere intasato dai pellegrini. Mentre in via Teulada arriva un’altra dottoressa della Rai, il 118 è tempestato di telefonate: nessuna dalla Rai, sono gli amici di Sposini che fanno chiamare anche da polizia e carabinieri. La centrale dirotta sul posto anche un’auto medica, però il traffico è un muro di gomma. All’arrivo in via Teulada, uno dei soccorritori spiega che sono partiti in ritardo perché hanno dovuto procurarsi una barella, dato che la loro era stata spostata come letto al pronto soccorso. L’equipaggio porta Sposini al Santo Spirito: individuato il danno cerebrale, il giornalista viene trasferito al Gemelli, dove arriva il neurochirurgo Giulio Maira, richiamato a Roma mentre sta andando in auto a un convegno a Firenze. L’intervento salva la vita di Sposini, ma apre la strada a un calvario tra ospedali e trattamenti per tornare alla normalità. (…) Sotto accusa sono i due medici che hanno soccorso Sposini per primi, il coordinatore del servizio sanitario della Rai e la stessa Rai. L’azione è stata promossa dalla figlia di Sposini, Francesca, 41 anni, e dal rappresentante legale del giornalista; si è unita loro l’ex compagna di Sposini, Sabina Donadio, che agisce per conto della figlia Matilde avuta dal conduttore nel 2002» (Damiano Iovino) [Pan 20/12/2013].
• Due figlie, Francesca e Matilde, quest’ultima avuta dall’ex compagna, la giornalista Sabina Donadio (Roma 10 giugno 1971).