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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

• Tolmezzo (Udine) 22 agosto 1943. Direttore della fotografia. Due nomination all’Oscar: L.A. Confidential (Curtis Hanson 1997), Insider (Michael Mann 1999). Ha vinto il David di Donatello con La leggenda del santo bevitore (1989) e Il segreto del bosco vecchio (1994), entrambi diretti da Ermanno Olmi, il Nastro d’argento con L’uomo delle stelle (1995, regia di Giuseppe Tornatore) e Insider (2000).
• «Ero partito a 17 anni per non studiare greco e latino. In Kenia avevo uno zio che lavorava come operatore e direttore della fotografia per l’East African Pictures di Nairobi. Vista la mia grande passione per la fotografia e per il disegno (mi piacevano le nature morte perché permettevano di realizzare giochi di luci e ombre) i miei genitori pensarono di mandarmi da lui. La cosa naturalmente mi affascinò moltissimo, ma era il periodo in cui il Kenia stava diventando indipendente e l’attività cinematografica stava subendo un rallentamento. Ci rimasi un anno, ritornando in Italia dopo aver fatto un’esperienza interessantissima e aver imparato l’inglese, che a quei tempi non era così frequente».
• «All’inizio degli anni Sessanta, alla Rai si giravano cose molto interessanti con registi straordinari. Piero Nelli fu un maestro straordinario. Insegnò a tutti noi la storia e la politica. Giacomo Battiato mi fece capire che cos’era il cinema. Io venivo dal documentario e lui mi comunicò il grande fascino del linguaggio filmico. Con Ermanno Olmi ebbi la fortuna di lavorare da giovanissimo facendogli da assistente per E venne un uomo (1965). Fu il primo approccio con un regista di grande statura. Trasferirsi definitivamente a Los Angeles è stata una scelta felice».
• «Il nostro lavoro consiste nella ricostruzione visiva di una storia a partire da un copione scritto. È più o meno quello che succede quando si legge un libro. È ovvio che l’esperienza personale ha un ruolo fondamentale. Io mi porto dietro il mio background culturale, le visioni della Carnia, del Polesine, del Kenia...».