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 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

• Perugia 24 luglio 1955. Imprenditore. Presidente (dal 2013) e amministratore delegato (dal 1986) di Luisa Spagnoli, marchio che prende il nome della bisnonna: «Luisa Sargentini Spagnoli (1877-1935), imprenditrice, una delle anime della moderna industria italiana. Una vita straordinaria, che ebbe la “complicità” importante di due figure maschili: uno fu il marito Annibale Spagnoli, sposato appena 20enne; l’altro l’amante neppure tanto segreto, quel Giovanni Buitoni di 14 anni più giovane di lei che le rimase accanto fino alla morte prematura. A lei dobbiamo due aziende-simbolo del Made in Italy: la Perugina (fondata con Francesco Buitoni, padre di Giovanni) e la griffe di moda che prese il suo nome. E sempre sue furono due invenzioni geniali: i Baci di cioccolato creati con i resti di granella dei confetti nella drogheria aperta a Perugia con il marito (fu l’amante a scegliere il nome “Bacio”, lei voleva chiamarlo cazzotto), e la lana d’angora ricavata pettinando quei conigli soffici che aveva visto durante un viaggio a Parigi» (Maria Teresa Veneziani) [Cds 23/11/2013].
• Una laurea in Farmacia, «dal padre dice di aver imparato a non fare mai passi azzardati. (…) “Il fatturato di 127 milioni, in leggera flessione dovuta alla crisi italiana, ma non perdiamo – l’ebitda (margine operativo lordo) è del 20 % – grazie anche all’estero oggi al 21%, che crescerà nel 2014 con aperture a Dubai e Teheran, in Kazakistan e Lettonia, quindi in Cina e Giappone”, (…). Un successo dovuto alla manodopera femminile. “Gli uomini erano partiti per la guerra e Luisa chiamò in azienda le donne. Per aiutarle aprì un asilo nido e pure botteghe dove potevano fare la spesa. A far decollare l’azienda pensò poi il figlio Mario: per superare l’autarchia, regalò una coppia di conigli dal pelo lungo alle famiglie perugine con tanto di pettine per raccoglierlo e il telaio per tesserlo”. Esposte ci sono le foto di Sophia Loren, e Tza Tza Gabor, Dalida, Elsa Martinelli negli anni ’60 con i golfini della griffe perugina. Una mappa d’epoca indica le case degli operai spuntate attorno all’azienda. (…) “La mia famiglia aveva un laboratorio e ricordo quando con mio padre andavamo in azienda a consegnare le maglie”. Ma Mario Spagnoli era un po’ troppo visionario, “negli anni ’50 aveva creato una rete di circa 60 rappresentanti sparsi per il mondo, non sempre vantaggiosi. In America aveva visitato Disneyland e al ritorno ha voluto realizzare la Città della domenica, primo parco giochi d’Italia”, ricorda Nicoletta. Ben più pragmatico papà Lino. “Tra gli anni ’60 e ’80, ha aperto più di 40 negozi diretti per far arrivare il prodotto dalla fabbrica al negozio. Il primo aperto a Perugia negli anni ’40, poi Milano, Napoli e Roma”. Sempre lui impose il prezzo accessibile: “Per far vestire bene le donne che lavorano”. Nicoletta ha aggiunto un tocco giovane con tubini e giacchette, vagamente Chanel, come quello sfoggiato da Kate Middleton (“Se l’è comprato”). “La filosofia è la stessa del nonno: facciamo con la maglia quello che gli altri fanno con il tessuto. Un cappottino in punto stoffa costa 400 euro, una maglia in lana merinos tinta in fiocco sotto i 100 euro”» (Veneziani, cit.).