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 2017  giugno 25 Domenica calendario

• Lima (Perù) 23 aprile 1957. Autore. Regista teatrale e televisivo. Di suo, si ricordano anche il programma tv Vietato Funari (al posto di Diego Cugia dopo il flop di Apocalypse show), l’allestimento dell’ Aida (all’Arena di Verona, in chiave moderna) e del musical Hair (con gli arrangiamenti della cantante Elisa), la direzione artistica di 4 marzo concerto-tributo a Lucio Dalla (che andò in onda su Raiuno), la regia dello spettacolo di Fiorello Volevo fare il ballerino... e non solo e di quello di Panariello Faccio del mio meglio. Lavorò con Mariangela Melato in Sola me ne vo’, uno dei suoi ultimi spettacoli: «Una delle esperienze più importanti della mia vita». Fondatore, con Tommaso Paolucci, del Tatro stabile delle Marche. Tra i suoi ultimi lavori ha diretto Il prestito (di Jordi Galceran) ed è tra gli autori dello spettacolo Cinecittà di Christian De Sica. Per la tv è stato direttore artistico di Stasera Laura: ho creduto in un sogno, spettacolo di Laura Pausini (Raiuno, maggio 2014). È anche consulente artistico di Sky.
• «Mi piacciono le regie che sembrano spontanee, e invece sono frutto di un lavoro maniacale, esasperato: io lavoro così».
• «Il raddrizzatore per la tv dei legni storti del teatro» (Aldo Grasso).
• «È il genere di artista che fa almeno tre mestieri contemporaneamente. D’avanguardia e di cassetta, innovativo ma di massa, popolare ma impegnato è lui l’ideatore degli show-lotteria del sabato di Raiuno ma anche il regista del cabaret corrosivo di Albanese; l’autore del Morandi tv e del Fiorello tv e l’assessore alla Cultura della Regione Marche indipendente diessino (dal 2005 al 2006, ndr), il regista di Renato Zero e il regista di Koltès» (Anna Bandettini).
• «Ho fatto la strada contraria di mio padre. Lui era emigrante italiano in cerca di lavoro. A Lima divenne cantante e produttore. Io ho vissuto al Teatro Municipal coi macchinisti. Nel 77, a 19 anni son voluto tornare indietro. Prima Londra, in pieni anni punk, divertentissimo. Poi Milano alla scuola “Paolo Grassi”. Da lì sono andato a lavorare con Carlo Cecchi. Poi Paolo Rossi. Avevo cominciato a lavorare con il produttore Ballandi e da lì sono nate le collaborazioni».
• «La Tv di Stato dovrebbe essere una televisione che lancia messaggi che vanno oltre le logiche del mercato. Io non sono mai stato democristiano. Però la Dc di quegli anni aveva un compito con la tv e l’ha svolto alla grande. Capisco che la televisione oggi va vista cucinando ma la mia televisione non è da cucina. Se io dovessi fare la televisione per la cucina, farei un bel silenzio, perché il silenzio e il buio sono le uniche cose che veramente potrebbero attrarre e stupire il telespettatore» [a Tvblog, 14/6/2011].