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 2018  gennaio 17 Mercoledì calendario

• Nuoro 12 gennaio 1987. Calciatore. Portiere. Del Paris Saint-Germain, con cui ha vinto il campionato francese nella stagione 2012/2013. In precedenza ha giocato con Cremonese, Ancona e Palermo. Esordio in nazionale il 10 agosto 2010 a Londra con la Costa d’Avorio. In tutto 7 presenze in azzurro.
• «Il posto dove è nato si chiama La Caletta, in una Sardegna vera: il mare è vicino, i “billionari” lontani. Come dice lui: da lì è difficile andare lontano, quelli delle grandi squadre non prendono il traghetto per venire a vederti, c’è solo il Cagliari. E a undici anni, dopo un provino, dal Cagliari fu scartato. Sono cose che possono capitare. Voleva fare l’attaccante, ma è stato “retrocesso” per un problema di asma. Gli misero come soprannome Walterino, per via di Zenga. Ora la leggenda vuole che ne avesse il poster in camera. Più probabile che al muro ci fosse Valentino Rossi, di cui porta sulla maglia il numero 46. Zenga arrivò dopo, quando la finestra delle opportunità si stava chiudendo. A Palermo non l’avevano mai notato. Guidolin lo aveva fatto esordire in Coppa Italia a Marassi contro la Sampdoria. Emozione? Dopo, a rivedere le immagini registrate che mi hanno regalato. Un onore: io, in mezzo a grandi campioni del calibro di Bazzani. Per dire. In Europa il battesimo era stato di quelli che annegano: tre gol incassati a Istanbul, contro il Fenerbache, davanti a 55mila spettatori ululanti. Cose che uno torna a Nuoro e si gode la vita. Invece arrivò Zenga, che da allenatore ha mantenuto lo stile del portiere scriteriato. (...) Davanti a lui erano stati non soltanto Fontana e Amelia, ma anche Ujkani e Santoni. A quel punto restava Rubinho. Per intuito o per forza Zenga buttò dentro il ragazzo uscito dalla Solitudine. Che avesse i numeri si capì alla seconda partita, in casa contro la Juventus. Servito all’indietro da un compagno, dribblò serenamente Amauri, pallone sul destro, finta e rientro, come fosse un’ala senz’asma. In un anno passò dall’anticamera dell’oblio alla Nazionale. Lippi lo volle al Grande Fratello, edizione del Sestriere, quando a turno eliminava qualcuno dalla comitiva per il Sudafrica. Sirigu non si amareggiò, benché avesse dovuto disdire le vacanze in Messico per partecipare. Disse, inevitabilmente: Un onore: io, in mezzo a grandi campioni . Del calibro di quelli presi a pallate dalla Slovacchia. Signorile, la fortuna decise di saldare il conto. Il titolare Buffon s’infortunò. Il vice Marchetti rimase devoto alla Vergine ma inviso a Cellino per un’intervista e finì fuori squadra. Prandelli si affidò a Sirigu. Per segnalare ch’era diventato uomo si lasciò crescere un’idea di barba. Buona la prima, toppò la seconda. Viviano gli prese il posto a Firenze» (Gabriele Romagnoli) [Rep 5/10/2010].
• «Lei è il portiere più in gamba del campionato francese, ha vinto anche uno scudetto eppure in nazionale le tocca fare soprattutto tappezzeria. “Uno aspira sempre al massimo. Quindi già il fatto di essere arrivato in azzurro per me è un onore. E poi Buffon è quasi un totem vivente, inutile pretendere di più. Quando Gigi deciderà di ritirarsi allora mi porrò il problema della maglia da titolare. Non ha senso, ora, portarsi avanti con il lavoro”. Come vive un sardo a Parigi? «Incomincio a conoscere la città. Io sono un sardo curioso: mi piace scoprire le cose, i posti, la cultura degli altri, anche se non rinuncio alle mie radici”. Sarebbe a dire? “Che nel frigo non mancano mai i rifornimenti di mia madre, bottarga e salsicce. E le garantisco che gli amici francesi apprezzano”» (Alberto Costa) [Cds 21/8/2013].