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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Torino 15 luglio 1954. Economista. Già vicepresidente e managing director di Morgan Stanley, dall’1 dicembre 2007 anche country head delle attività della banca d’affari in Italia. Ex presidente di Assogestioni (2010-2013). Fu ministro dell’Economia nel Berlusconi II (dal luglio 2004 al settembre 2005, prese il posto a Tremonti per volere di Fini e poi glielo restituì) e direttore generale del Tesoro (dal novembre 2001 al maggio 2005). Ex presidente della Fondazione Collegio Carlo Alberto, think tank economico torinese. Ex consigliere di amministrazione di Telecom Italia. Per anni direttore della Fondazione Eni Enrico Mattei. Uno dei «“Reviglio boys”, i ragazzi formati dal professore e ministro socialista Franco Reviglio tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta» (Marianna Rizzini).
• «Famiglia cattolica, è figlio di Marco, docente di Diritto penale, e di Elisabetta, avvocato. I genitori lavorano assieme, nello stesso studio legale. In casa Siniscalco, l’università è come una seconda casa. “Io le devo tutto. Ho anche una sorella docente di Botanica e uno zio, Paolo, illustre filologo”. Si è laureato in Giurisprudenza – tesi in Economia politica – con Franco Momigliano ed è diventato a 24 anni assistente di Franco Reviglio alla cattedra di Scienza delle finanze dell’Università di Torino. “Con una bugia: a Reviglio serviva un assistente supplente. Non ero ancora laureato, mi chiese quanti esami mi mancassero, io risposi pronto: soltanto due. E invece erano cinque... tenevo moltissimo a quel posto, fu un massacro dare tutti gli esami in tempo”. Nel 1978, in giugno, Reviglio lo chiama a Roma, al ministero delle Finanze. “Eravamo in tre, nel suo staff: Giulio Tremonti come assistente giuridico, Alberto Meomartini come capo ufficio-stampa e io”. Laico-socialista-liberale, tiene a precisare di non essersi mai schierato politicamente. “Ho avuto sempre come punti di riferimento Reviglio, Giuliano Amato e Tremonti. Con loro ho lavorato e studiato, con Amato abbiamo realizzato la manovra del 1992. Sono vicino ad ambientalisti come Ermete Realacci, e a tante persone che fanno mestieri diversi dal mio, come il banchiere Alessandro Profumo e il produttore televisivo Giorgio Gori”».
• L’esperienza con il governo Berlusconi fu molto tormentata: «La deriva, “the drift” direbbero gli amici carogna che ammiccano sul suo vezzo di infilare dappertutto l’inglese, era già nei soprannomi. Il primo fu “Peluche”, dovuto ai toni morbidi delle giacche e dell’eloquio. Il secondo “Finiscalco”, mix micidiale tra il cognome suo e quello di Gianfranco Fini, l’omicida (politico) di Giulio “Genio” Tremonti. Il terzo “Siniscaltro”, appiccicatogli da chi gli attribuiva certe mosse furbine per ritagliarsi una figura “terzista”. Il quarto, inventato da chi gli rinfacciava di giocare in proprio come se non c’entrasse col governo, “Siniscalcolo”. Il quinto, velenosamente suggerito da chi l’accusava di essere troppo ambiguo, “Sinisfalso”. Fatto sta che nessuno, manco l’allenatore più scadente del creato, è stato congedato dopo le dimissioni senza manco una parola di cortesia come Domenico Siniscalco» (Gian Antonio Stella).
• Scettico sul ruolo della legge finanziaria nella crescita economica del Paese: da tempo fuori dal governo, in un dibattito alla Bocconi si disse convinto «che il bilancio pubblico con la crescita c’entri poco. Penso che tutte le misure sulle quali il Parlamento spende ogni anno tre mesi siano misure di consenso ma non di crescita».
• Sposato, due figli.
• Juventino.