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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Milano 25 giugno 1948. Regista. Da ultimo ha diretto Gli innamorati di Goldoni
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• Negli anni Sessanta assistente al Piccolo Teatro di Giorgio Strehler e Paolo Grassi, nel 1972 fondò a Milano, con Franco Parenti, il Salone Pier Lombardo, poi rinominato Teatro Franco Parenti, di cui dall’89 è responsabile unica.

• Ebrea, i suoi genitori arrivarono a Milano dalla Siria (fu concepita ad Aleppo): «Volevano andare in Giappone. Ma a Milano sono nata io. E siamo rimasti».
• «Il mio ebraismo sta solo nella traccia che lascerò di me nell’esistenza di chi mi ama».

• «A 16 anni si innamorò, era giugno e voleva star sola a Milano. Come fare, visto che tutta la tribù partiva per Forte dei Marmi? Semplice: inventarsi un corso, un interesse. L’unico corso aperto era quello di recitazione e così lei conobbe più da vicino il teatro e l’amore. Quell’estate fu il traghetto verso la sua reale passione: il palcoscenico e soprattutto la gente da palcoscenico. Tutti quelli che le piacevano lavoravano in teatro o avevano a che fare con il teatro. Fu a quel tempo che la prese per mano Paolo Grassi e con lui decise che la sua vita era veramente quella» (Lina Sotis).

• «Mi schierai con Paolo Grassi al Piccolo Teatro contro chi lo contestava. Tra Capanna e Grassi, scelsi Grassi».

• Giovanni Testori è stato un punto di riferimento nella sua carriera registica, così come, sul palcoscenico, l’attore Franco Parenti, protagonista di quasi tutti i suoi allestimenti negli anni del Pier Lombardo. Dello scrittore e drammaturgo milanese portò in scena negli anni Settanta Ambleto, Macbetto e Edipus, poi L’Arialda e I promessi sposi alla prova.
• «Quando si conoscono lei ha 19 anni, lui più del doppio, 51. Eppure l’amore scoppia, fortissimo anche se di breve durata, dal 1972 al 1973. Ma tra l’esordiente regista Andrée Ruth Shammah e l’attore Franco Parenti non vengono mai meno né il rapporto personale né quello professionale, fino al 1989, anno della morte di lui.Lui mi era molto antipatico all’inizio, ma Grassi mi incaricò di occuparmene, di stargli vicino perché depresso: Benedetta Barzini, a cui era legato, era partita e l’aveva lasciato. Doveva interpretare la Betìa del Ruzante, io non capivo il veneto e lui continuava a tirarsi la barba, un gesto che m’irritava. Poi un giorno in via Filodrammatici, fu mia sorella a farmi notare che aveva fascino e cominciai a guardarlo con altri occhi. Ci fermavamo a parlare e lui mi contraddiceva su tutto: un inferno. Era tutto un provocarsi. Un rapporto conflittuale e a ripensarci mi sembra che sia stato tutto una lotta, con grandi discussioni: le mie regie furono conquistate così Tra i tanti ricordi belli c’è la sua prima apparizione sul palco dell’Ambleto di Testori con un lungo trench blu, da policeman inglese, che gli piaceva moltissimo, in testa un basco, comprati in un viaggio insieme a Londra: il costume di scena del personaggio Amleto Parenti. “Quando alla prima, di cui avevo curato la regia per necessità, esplose l’applauso, realizzai che stava succedendo qualcosa di importante. Franco mi strinse la mano e quella stretta significava “io ti proteggo, ce l’abbiamo fatta, io e te, ora ci sei anche tu”» (Angela Puchetti) [Rep 15/8/2012].
• «Giorgio Strehler mi capiva molto. Diceva: “Andrée, devi smettere di chiedere a tutti il diritto di esistere”. Perfino oggi sono alla ricerca di una vera identità. Di me dicono: regista, manager, animatrice culturale, agitatrice di idee. Insomma, nessuno mi vive semplicemente come un’artista e so perché. Gli artisti fanno girare il mondo intorno al loro specchio. Invece io so darmi ai miei simili. Anzi enfatizzo le loro fragilità».
• «Da Macbeth al folle genio di Filippo Timi, da Goldoni a Bettino Craxi interpretato da Alessandro Haber. Dal teatro fuori teatro recitato nei giardini di villa Palestro (Ondine con Isabella Ferrari) o dentro il Castello Sforzesco, Shammah ha firmato 200 regie e non ha mai risparmiato nulla all’idea che il teatro deve essere un luogo aperto agli incanti. Lo spettacolo che non ha mai fatto e che vorrebbe fare? “Giulietta e Romeo. Li farei interpretare da Giorgio Albertazzi e Valentina Cortese. Oggi solo le loro voci saprebbero dire che cos’è il vero amore”» (Stella Pende).
• Socialista: «Una volta c’era la nomina dello Stabile di Roma e Martelli mi chiamò: “Guarda che spetta a noi. Tu accetteresti? Io risposi: Aiutatemi al Pier Lombardo. Non sono uno strumento da piazzare”» (da un’intervista di Claudio Sabelli Fioretti).
• Nel 2011 regista di Una notte in Tunisia, con testo di Vitaliano Trevisan e Alessandro Haber nei panni di Bettino Craxi. «Craxi come un personaggio alla Thomas Bernhard, trasformare il più controverso emblema delle contraddizioni della vita pubblica italiana degli ultimi decenni in uno di quei vecchiacci logorroici, ossessivi, livorosi che popolano il suo teatro. La Shammah ha allestito uno spettacolo sospeso tra la realtà e una febbre visionaria» (Renato Palazzi).
• Recentemente si è dichiarata sostenitrice di Matteo Renzi.

• Nel 2008 ha festeggiato il 35° compleanno del teatro e l’arrivo dei finanziamenti pubblici (due milioni dal Comune di Milano, tre dal ministero dei Beni culturali) per completare la ristrutturazione dello stabile, avviata nel 2005.
• «A un certo punto il Parenti crollava a pezzi. La pioggia cadeva addosso agli spettatori. Emilio Tadini, mirabile artista, diceva: “Andrée metti un imbuto sotto ogni buco del tetto: sarà un concerto di gocce e forse qualche mecenate si commuoverà”. Alla fine ce la siamo cavata io e i miei benefattori privati».
• Nel 2013, in occasione 40 anni del teatro, ha ottenuto dal comune di Milano la gestione della piscina Caimi. «Perché voglio che questo teatro regali a Milano un luogo dove l’interno e l’esterno si tocchino. sul palcoscenico le damine di Goldoni e fuori i tuffi delle signorine in tanga. Mirabile schizofrenia. Il teatro è effimero? Ebbene quando non ci sarò più, lascerò a tutti un solido monumento alla vita. I cattolici hanno l’oratorio col calcetto? E allora il mondo laico, cioè il mio, lascia una casa dell’arte che si declina con l’umanità» (a Stella Pende) [Pan 27/5/2014].