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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

• (Giuseppe) Arquata Scrivia (Alessandria) 15 ottobre 1960. Cantante. Della Piccola Orchestra Avion Travel, con cui nel 2000 vinse il Festival di Sanremo (Sentimento), in gara anche nel 1998. Fratello dell’attore Toni (vedi).
• «Del resto non aveva neppure un anno quando nel 1960 da Arquata Scrivia (Alessandria) con i genitori affrontò il suo primo viaggio, fino a Caserta, dove è cresciuto. Può dunque affermare a buon diritto di esser nato con la valigia in mano. (…) Viene da pensare a Charlot di Tempi Moderni, alle facce scavate del Neorealismo di Rossellini e De Sica. Un viso espressivo e intenso almeno quanto la sua voce, anche questa in movimento senza sosta fra teatro e canzone. Non a caso, cantate da lui le canzoni diventano incisive come brevi, folgoranti sceneggiature. I versi scolpiti con gesti minimalisti da consumato artista del palcoscenico. “Arrivare a lavorare da attore è stata una conseguenza naturale del mio modo di essere interprete (…) Non mi considero un cantante di voce, non lo sono, ho sempre pensato alla canzone come un fatto teatrale e quindi questo percorso è avvenuto molto naturalmente”. Gli esordi nei primi anni Ottanta con gli Avion Travel, passando da una sperimentazione di successo all’altra fra musica, teatro e cinema. Poi, come sbucato dal nulla, eccolo accanto al fratello, Toni Servillo, l’attore italiano più apprezzato e famoso di questi anni, nella commedia Le voci di dentro di Eduardo De Filippo (…) Dai tempi dei fratelli De Filippo non si vedeva una cosa del genere. Toni bravissimo, ma si sapeva. La rivelazione invece è Peppe con la sua maschera eduardiana, la sapiente economia dei gesti, i tempi comici perfetti. Qualche critico, addirittura è arrivato a chiedersi chi è il più bravo. “Sapevamo entrambi che ci sarebbe stata un’occasione per metterci al servizio di un testo importante e non un pretesto fine a se stesso. E finalmente l’occasione è arrivata. Una delle chiavi che rendono interessante lo spettacolo è proprio il circuito tra la comicità spontanea che c’è tra di noi, fratelli nella vita, e la comicità che si determina fra i due protagonisti della commedia”. (…) In famiglia, racconta Peppe, la musica e il teatro sono sempre stati di casa. Il padre grande appassionato di lirica. E un fratello più grande, Nando, con il quale fin da ragazzi hanno coltivato l’interesse per la musica. “Siamo cresciuti in una città di provincia, Caserta, in anni in cui la politica era un grande valore. Quello che ha caratterizzato il nostro rapporto sia in ambito famigliare sia con i compagni di allora, molti dei quali oggi lavorano nell’ambito dello spettacolo, è stato sempre un grande desiderio di condivisione. Un lavoro di squadra che è rimasto un tratto distintivo anche del lavoro di Toni con la compagnia”. Dal racconto emerge il ritratto di due fratelli diversi nel carattere e nell’atteggiamento verso la vita ma accomunati dal medesimo rigore, da un profondo senso della disciplina, da un’etica del lavoro quasi protestante. Il che fa pensare più alla Germania di Lutero che non alla provincia di Caserta, “terra ’e fatica e prucessione”, ma anche “di sirene e furfanti” come recitava una vecchia poesia. “I nostri genitori non hanno mai preteso che le nostre scelte dovessero essere immediatamente produttive. Ci hanno dato fiducia e lasciato fare, ritenendo che i nostri percorsi, con tutti i rischi e le incognite del caso, avrebbero contribuito a fare di noi delle persone”. (…) Autodidatta per scelta e per necessità, Peppe confessa che nella sua crescita come artista e come persona hanno contato soprattutto il confronto con gli altri e alcuni incontri fondamentali: “Quello con Lilli Greco, produttore e discografico di squisita sensibilità artistica che mi ha insegnato moltissimo. E Giuseppe Bartolucci, teorico del teatro immagine e della nuova spettacolarità anni Ottanta che ha saputo orientare i primi passi del mio percorso di ricerca con i suoi consigli preziosi”. Tappa emblematica di quella investigazione sul teatro-canzone che ha contrassegnato il viaggio di Peppe Servillo è Futbòl, dai racconti di Osvaldo Soriano, realizzato con il trio italo-argentino di Javier Girotto e Natalio Mangalavite. “Ci divertiva l’idea di narrare il calcio latino anni Cinquanta con la vena ironica, da leggenda colorita di aneddoti meravigliosi qual è quella di Soriano. Ma anche testimoniare di un modo di vivere la passione per questo sport diverso da quello che si fa oggi. Tifoso? No. Trovo sia un termine abusato, finito a sproposito anche nel gergo politichese. La mia squadra è il Napoli e la seguo con una certa passione, ma da tempo non vado più allo stadio”» (Alberto Dentice) [Esp 8/11/2013].
• «Se la Piccola Orchestra Avion Travel è un gioiello di musica e di poesia, Peppe Servillo, fratello di Toni, è la sua gemma più luminosa. (...) Si è lanciato come attore al fianco di suo fratello nel primo film da regista di Fabrizio Bentivoglio, Lascia perdere Johnny, nel quale il cantante interpreta proprio un cantante, del genere melodico, uno scalcagnato crooner di casa nostra inserito in una band che più raccogliticcia non si potrebbe. Un’ottima prova d’attore a distanza ravvicinata con Toni. Per il resto, Peppe non ama allontanarsi dal suo gruppo perché troppo densa è la strana storia di questa Piccola Orchestra che ha trascorso anni a suonare in piccoli club e teatri prima di sfondare, riuscendo perfino a vincere Sanremo. Hanno attraversato con disinvoltura la no wave di Arto Lindsay e le melodie italiane più classiche, senza mai smarrire l’umiltà di artigiani della canzone» (Sta 26/4/2008).