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 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

• Roma 30 ottobre 1947. Filologo. Insegna Linguistica italiana alla Sapienza di Roma, tra i suoi libri una imponente Grammatica italiana (Utet 2006) e un’agile Prima lezione di grammatica (Laterza 2007), oltre a Italiani scritti (Il Mulino 2003), Un treno di sintomi. I medici e le parole (Garzanti 2005). Da ultimo Leggere scrivere argomentare. Prove ragionate di scrittura (Laterza 20013) e Storia dell’italiano nell’Ottocento (Il Mulino 2013). Accademico della Crusca e dei Lincei, dal 2010 vicepresidente della Società Dante Alighieri. Con Maurizio Trifone dal 2000 cura il Devoto-Oli.
• «È uno dei protagonisti del piccolo fenomeno cui si assiste da qualche tempo: un gran parlare e scrivere di lingua, di grammatica e di sintassi. Al Festivaletteratura di Mantova ha partecipato agli affollati incontri di “pronto soccorso” grammaticale organizzati dall’Accademia della Crusca».
• In un’intervista a Francesco Erbani ha sostenuto che l’italiano non va così male come si è portati a pensare, almeno l’italiano parlato, che circola ormai diffusamente. «Il congiuntivo non è affatto morto. Un mio collega, Giuseppe Antonelli, ha adottato l’espressione “temperatura percepita”. Sembra che faccia un freddo terribile e invece il termometro non va sotto lo zero. Sembra che il congiuntivo stia sparendo, ma tutte le indagini, persino quelle sulla lingua parlata, attestano, per esempio, che dopo il verbo spero il congiuntivo viene adoperato dalla quasi totalità del campione: spero che tu venga, spero che tu stia bene».
• Quanto alla lingua scritta, «non esiste più una lingua della letteratura, ed è la prima volta nella nostra storia. Gli scrittori tutto si propongono fuorché di essere modello. Ora occupano i diversi livelli della stratificazione linguistica e si riferiscono prevalentemente al parlato. La terza parola che compare in Come Dio comanda, il romanzo di Niccolò Ammaniti che ha vinto lo Strega (nel 2007 – ndr), è “cazzo”. È invece migliorata rispetto al passato la “lingua pubblica”, la lingua della burocrazia. Le istruzioni di un medicinale, poi, sono generalmente più leggibili. Una regressione si avverte, viceversa, per la lingua scritta della scuola».
• «Farei una battaglia per “sé” stesso, che bisogna scrivere con l’accento, a differenza di quanto si prescrive anche a scuola».