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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Napoli 17 aprile 1960. Sassofonista. Ultimo disco: In Vino Veritas (2013).
• «Ha iniziato suonando musica tradizionale con gli E Zezi, il gruppo operaio di Pomigliano d’Arco. Dopo il diploma in Sassofono al Conservatorio di San Pietro a Maiella ha suonato anche con i cantanti neomelodici, e un giorno ha fondato gli Art Ensemble of Soccavo intrecciando Napoli a Charles Mingus e a Frank Zappa» (Carlo Moretti).
• Dopo E Zezi e prima di fondare l’Art Ensemble of Soccavo visse un lungo periodo da turnista: «Uscivo dal conservatorio, continuavo a studiare jazz e il sassofono, ma la prima volta che mi hanno chiamato in uno studio di registrazione mi sono ritrovato a suonare due note. Ricordo che tornai a casa piangendo. Solo la fame mi ha convinto a continuare: ho imparato a usare lo strumento per costruire melodie più che per dimostrare la mia bravura. Ho riscoperto musicisti come Gato Barbieri e Garbarek, in cui l’aspetto melodico è prevalente. Perché puoi fare il jazzista ma alla fine ti chiedi: sono nato a Philadelphia o a Pomigliano, e mio nonno ascoltava Frank Sinatra o Roberto Murolo? È questo dubbio che mi ha portato a coniugare la musica afroamericana e la mia tradizione. Ascolto quasi esclusivamente musica classica. Il fatto è che mi piace regalare a chi compra i miei dischi, e magari non ha a casa i dischi di Mahler o Prokofiev, il suono di un fagotto, di un oboe o di una celesta».
• Ha lavorato anche per il cinema: sue le colonne sonore de L’amore molesto di Martone, Figli di Annibale di Ferrario, Amnesia di Salvatores. Ha messo insieme la Brigada internazionale, un’orchestra di 17 elementi provenienti da Bosnia, Argentina, Svezia, Cuba, Romania, Brasile, Senegal, Algeria e Italia. «La sua è una world music che riflette appieno tali curiosità e aperture: spruzzate folk, echi jazz, virate rock (con un occhio di riguardo per Frank Zappa), riflessi classici e accenti di musica popolare (a partire dalla lezione del cantautore cileno Victor Jara)» (Severino Colombo).
• «Che Daniele Sepe abbia un carattere impossibile è cosa risaputa, così come è risaputo che è tra musicisti italiani più apprezzati. Un artista scomodo che ha pagato a caro prezzo il suo essere comunista e contro corrente» (il Fatto Quotidiano).
Politica Ha votato «poche volte e me ne sono sempre pentito».