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 2018  settembre 25 Martedì calendario

• Imola (Bologna) 10 agosto 1926 – Terni 16 marzo 2015. Giornalista. Politico. Già corrispondente Rai da Bruxelles, Vienna, Bonn, dal 1975 al 1981 direttore del Giornale radio 2, ovvero “Radio Belva” essendo lui chiamato «“Selva la Belva” per via di quella speciale capacità di azzannare alla radio i comunisti» (Antonello Caporale). Eletto al Parlamento europeo nel 1979 e 1984 (Dc), alla Camera nel 1996, 2001, al Senato nel 2006 (An).
• «Prima di lui nessun direttore Rai aveva messo la propria firma sul giornale, tantomeno su un editoriale, né aveva mandato in onda un commento politico senza avere avvertito il segretario del partito di riferimento. Il primo a fare tutto questo, cominciando da quel giorno, fu Selva. Fu anche il primo a dare voce alla maggioranza silenziosa: il centrodestra italiano è nato ascoltando i suoi editoriali e leggendo i fondi di Indro Montanelli, la cui avventura da direttore partì in quello stesso periodo. Anni dopo, Gustavo Belva avrebbe raccontata così la data di nascita di Radio Belva, il 15 marzo 1976: “Era una domenica. Debuttammo alle 7.30, un appuntamento classico e di grande ascolto. Per la sigla di apertura del giornale adottammo una rielaborazione in chiave moderna della vecchia e gloriosa sigla di Radiosera. Preceduto da un’altra sigla, con un inconfondibile rullar di tamburi, arrivò l’editoriale con il quale strinsi il “patto” con il pubblico dichiarando le mie intenzioni e l’impegno che con l’intera redazione mi assumevo. Da quel momento, il Gr2 ebbe i suoi fan, a mano a mano sempre più numerosi. Diventò anche un caso politico, con sostenitori entusiasti e oppositori feroci”. Gli oppositori feroci erano i comunisti (…) Tra lui ed Enrico Berlinguer fu una sfida personale. Uno dei tanti aneddoti glielo raccontò, tempo dopo, un dirigente comunista: “Ogni mattina Berlinguer mi diceva: ‘Hai sentito Selva? Quello mi fa impazzire’. E io, che a quell’ora giocavo a tennis per sentirmi in forma, rispondevo: ‘Certo che l’ho sentito. È una cosa intollerabile!’”. Anni di piombo, quelli di Selva direttore. Ogni giorno nella redazione del Gr2 arrivava una busta blu con un proiettile di pistola calibro 7.65. “Quando arriverà il calibro 9 cominceremo a preoccuparci”, faceva ai suoi collaboratori, che prendevano la cosa molto più sul serio. Gli diedero una scorta, che ogni mattina lo accompagnava a piedi alla sede Rai di via del Babuino, dove entrava alle 5.30. Anni dopo si seppe che tutte quelle levatacce gli avevano salvato la vita. Vennero resi noti i verbali di una riunione di capi brigatisti tenuta a Milano: avevano pensato di ammazzare Selva, ma “i compagni di Roma, che dovevano preparare l’attacco, fecero presente che a quell’ora le strade sono deserte e la polizia può correre di più e soprattutto che nessuno si voleva svegliare a quell’ora”» (Fausto Carioti) [Lib 17/3/2015].
• «Se Gianfranco Fini gode oggi del prestigio che ha, lo deve in parte anche al mio lavoro preparatorio in Germania, in Spagna, in Russia. Come presidente della commissione Esteri ho visitato circa novanta paesi e altrettante delegazioni ho ricevuto a Roma, e sempre ho presentato il nome di Fini come la maggiore novità della destra europea» (da un’intervista di Gianna Fregonara).
• Il suo nome figura nella lista degli iscritti alla P2 (resa pubblica nel maggio del 1981) anche se lui disse che non era mai stato iscritto e in tribunale per tre volte ebbe ragione. Proprio per aver definito Gustavo Selva «massone», Dario Fo fu condannato a pagare un risarcimento di 20 milioni di lire.
• Il 9 giugno 2007, con il traffico del centro di Roma bloccato a causa della visita del presidente americano Bush, finse di star male e si fece trasportare da un’ambulanza negli studi televisivi de La7 dove lo attendevano per un dibattito. «Solo una piccola bugia... un trucco da vecchio giornalista», ammise in un primo momento, poi spiegò: «Mi ero presto ripreso dal malore e già automedicato (ho tre by pass e sempre una pillola in tasca). Avevo chiesto di condurmi via dall’ospedale San Giacomo. Vollero però riportarmi, con un incredibile atto di ostruzionismo parlamentare, nel luogo da dove ero partito, cioè piazza del Parlamento. Chiesi gentilmente di essere condotto dove sarei dovuto andare. Roma era bloccata dalla visita di Bush, non avevo altro modo» (da un’intervista di Antonello Caporale). In seguito alle polemiche annunciò anche le dimissioni da senatore, ma qualche settimana dopo si rimangiò il bel gesto. La faccenda gli è costata poi una condanna (rito abbreviato) a sei mesi di reclusione più 200 euro di multa (il giudice accolse le richieste del pm che gli aveva contestato la truffa ai danni dello Stato aggravata dall’abuso di potere e dall’interruzione di pubblico servizio).
• Nel luglio 2007 lasciò An per Forza Italia. Ciononostante, non rientrò in Parlamento. «Iniziò così il pensionamento del vivace parlamentare, che negli anni successivi non ha tuttavia mancato di perpetuare la sua verve sui divani del Transatlantico. Fin quando, ultimamente, la malattia lo ha costretto nella sua casa di Terni, dove viveva con la seconda moglie sposata nel 2012 a 86 anni di età» (Mario Stanganelli) [Mes 17/3/2015].
• Due volte sposato, ha avuto quattro figli (uno morto nel 2008) e quattro nipoti.