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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Palermo 25 marzo 1982. Attore. Lanciato da Baarìa di Giuseppe Tornatore (2009). Altri film: Le cose che restano (Tavarelli, 2010), Vallanzasca – Gli angeli del male (Placido, 2010), Ti amo troppo per dirtelo (Ponti, 2011), L’industriale (Montaldo, 2012), I milionari (Piva, 2013), Allacciate le cinture (Ozpetek, 2014).
• «Sedici provini. Tanti ce ne sono voluti perché (...) si aggiudicasse il ruolo più ambito degli ultimi anni: Peppino Torrenuova da Bagheria, classe 1926, vaccaro da bambino, politico appassionato da giovane, padre amorevole nella maturità. Un personaggio lungo una vita (...) bella faccia mediterranea e folti capelli neri, fisico atletico ed elegante (...) “Non posso descrivere a parole la gioia che ho provato nel girare il film (...) È stato un impegno lungo e più difficile del previsto, ma lo straordinario rapporto con Tornatore mi ha arricchito immensamente e il ruolo mi ha fatto crescere, anche come persona” (...) Diplomato all’Accademia d’arte drammatica “Silvio D’Amico”, già protagonista in teatro per Ronconi e Sepe, un passato di piccole interpretazioni in film d’autore (di Comencini, Bellocchio, Incerti, Martone) e in fiction di qualità (Il capo dei capi, Il Grande Torino...) (...) “Tornatore voleva essere sicuro che io ‘reggessi’ il personaggio anche da vecchio. Le prove sono durate un mese. Per ammazzare l’ansia che mi attanagliava, andavo a pescare nel porto di Palermo (...) Papà, pensionato, è stato ingegnere elettronico. Mamma insegnava. Io ho fatto il liceo scientifico a Palermo ma già a 15 anni decisi che avrei recitato. A folgorarmi fu il Chaplin di Tempi moderni. A 18 mi trasferii a Roma, per frequentare l’Accademia”» (Gloria Satta) [Mes 23/8/2009].
• «È cresciuto con un nonno che ha passato una vita nella Marina militare e che – scuola o festa che fosse – lo svegliava sempre alle 7.15. Forse è per questo che le regole per lui sono importanti. Prima regola: non arrivare mai tardi a un appuntamento (…). Seconda regola: le donne si trattano con antico rispetto, ci mancherebbe che pagassero loro il caffè. Qui però le regole subiscono una battuta d’arresto. Perché il “timido” Francesco Scianna sostiene che “è un peccato negarsi la possibilità di scoprire qualcosa di bello” e quindi si dedica all’abbordaggio metropolitano. Vede una donna, e l’aggancia con formula fissa: “Giuro che non lo faccio mai”. Ultimamente, però, quel “giuro” è un po’ più vero. Scianna punta ad altro, ragazze per strada non ne ferma più. (…) A prostitute non è mai andato: “Solo una volta, in un night, mi sono proposto a una che si esibiva, volevo parlare, ma lei voleva essere pagata e non se n’è fatto niente”» (Marina Cappa) [Vty 30/11/2013].
• «Ha viaggiato molto. Per anni ha fatto la spola tra Roma e New York – nella prima ci vive, nella seconda è stato per studio e per lavoro – ma ci sono cose che per lui ancora “restano un evento”. Come la neve. “La prima volta che l’ho vista avevo otto anni”, racconta. “Era meravigliosa, surreale. Ho continuato per giorni a interrogare mia madre: speravo che nevicasse ancora”. Ma la montagna sarebbe rimasta per sempre un luogo quasi esotico: “Amo il mare, vado a pescare al lago. Sciare proprio no”. (…) “Da ragazzo ero davvero brutto. Avevo un naso importante, una chioma riccia che detestavo, un ciuffo che mi ostinavo a lisciare. E poi coltivavo strane manie: facevo impacchi d’olio d’oliva per nutrire i capelli e, fino ai 18 anni, li tagliavo ogni 21 giorni esatti. Poi sono cresciuto, per fortuna, e ho lasciato tutte le mie fissazioni in Sicilia”. Ma la famiglia l’ha portata sempre dentro di sé. “I miei genitori sono sempre stati la mia forza. A volte qualcuno ha detto che sono ‘insopportabilmente un bravo ragazzo’: be’, che se la prendano con i miei. Lo confesso, praticamente non ho vizi: non mi piace l’azzardo, non gioco a poker, non amo la velocità, le macchine. Reggo pure poco l’alcol. Mi ritengo una persona onesta. E, soprattutto, mi fanno incazzare profondamente le bugie non necessarie” (…) “Fino ai 24 anni mi ostinavo a comprare orribili magliette con le scritte. Non capivo molto di moda. Oggi mi piace lo stile di Volonté e di Mastroianni, ammiro quello senza tempo di Armani e di Dolce & Gabbana. Apprezzo l’eleganza di Louis Vuitton e, più in generale, dei francesi. Ma se nelle occasioni importanti tengo molto alla scelta di un abito, nel quotidiano preferisco girare in maglietta e giubbotto di pelle”» (Giuditta Avellina) [CQ 1/2014].
• Ama viaggiare: «Non si tratta solo delle esperienze che fai girando il mondo. A me piace essere spericolato anche sul lavoro. Mentre studiavo la parte di Francis Turatello per Vallanzasca di Michele Placido, per esempio, sono finito in un certo night club di Milano. Volevo documentarmi, cosi ho fatto un sacco di domande. Troppe. Lì per lì non me ne rendevo conto, ma ho rischiato di brutto» [Avellina, cit.].
• «A New York ha ricevuto una “buca” d’autore dal suo idolo Sean Penn, con cui cercò di entrare in contatto “fingendomi produttore”; a Londra rimorchiò sull’autobus una ragazza che faceva l’attrice: “Mi portò a una lettura da L’Idiota di Dostoevskij. C’era Philip Seymour Hoffman: ‘Ha un teatro a New York’, mi disse e io partii senza sapere se fosse lì”. Non c’era» (Valerio Cappelli) [Cds 11/10/2010].
• È stato fidanzato con l’ex Miss Italia Francesca Chillemi.