Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2018  settembre 21 Venerdì calendario

• Venezia 16 maggio 1963. Scrittore. Premio Strega 2009 con Stabat Mater. Tra gli altri libri: Occhi sulla graticola (1996), Amore (1998), Cosa voglio da te (2003), Corpo (2004), Le cose fondamentali (2010), tutti editi da Einaudi; Amami (Mondadori 2007), raccolta di sessanta microstorie affiancate da altrettante immagini di Massimo Giacon; Discorso di una guida turistica di fronte al tramonto (Amos, 2008). È anche autore di radiodrammi (Pop corn, 2007) e testi teatrali tra cui: Comuni mortali (Effigie, 2007), L’inseguitore (Feltrinelli 2008), L’infinito (Einaudi 2012).

• «Faccio le prime stesure al computer. Poi stampo e correggo a penna. Nella fase finale apro sullo schermo due finestre: a sinistra, tengo il testo già corretto e ricorretto; a destra, lo ribatto da cima a fondo. Mi capita di leggere qualche pagina ad alta voce, soprattutto quando si tratta di racconti in prima persona. Posso scrivere dappertutto e metto ordine solo se è indispensabile» (da un’intervista di Mariarosa Mancuso).

• «Di sicuro non scriverà mai il romanzo premio Strega o Campiello dell’anno, non andrà generosamente incontro alle attese di chi desidera sempre e comunque “belle storie”, però, e di questo dobbiamo essergli grati, sarà fino alla fine un elemento di disturbo, un baro e un truffatore, uno scrittore capace sempre di rompere in un attimo le regole noiose del gioco. A me sembra che il suo supremo modello sia il Leopardi delle Operette morali, da cui ha appreso il piacere e il dovere di mantenersi fedele alla verità, senza aggiungere zucchero e senza togliere godimento» (Marco Lodoli nel 2006).

• «Aprendo a pagina 69 Stabat Mater di Tiziano Scarpa il primo pensiero che viene in testa è ”non pare lo stesso Scarpa di Occhi sulla Graticola e di Kamikaze d’Occidente. Detta pagina – dietro suggerimento di Marshall McLuhan – funziona come campione per sapere se un romanzo piacerà o no a chi lo sfoglia in libreria (…) La scrittura è ridondante, come nella migliore tradizione del romanzo italiano. Ridondanti anche i dialoghi» (Mariarosa Mancuso) [Fog 26/6/2009].
• Dopo la vittoria dello Strega duro scontro con Antonio Scurati arrivato secondo per un solo voto con Il bambino che sognava la fine del mondo (Bompiani). Scarpa parlò dell’altro come di un «caso mediatico: la costruzione di un intellettuale e di un autore pop attraverso una strategia propagandistica che va avanti da anni. Considerata la sua capacità di persuasione dovrebbero farlo segretario del Pd». Per Scurati, Scarpa è: «simbolo della categoria del marginale ”fotti e chiagni”», «oppositore funzionale al potere», «buffone di corte 2.0. Ha vinto con il sostegno del più importante gruppo editoriale e mediatico italiano. Mi stupisce che nonostante la medaglietta appuntata al petto da Papi Mondadori continui a sprizzare veleno sugli altri concorrenti».
• Sandro Cappelletto ha avanzato un’ipotesi di plagio per Stabat Mater per la somiglianza a Lavinia fuggita, racconto pubblicato nel 1950 da Anna Banti. «Stessa ambientazione, molto simile anche la vicenda: una neonata abbandonata sulla ruota dell’orfanotrofio della Pietà, diventata giovane donna nel collegio femminile, che non si rassegna a trascorrere lì il resto della vita e vuole invece cercare sua madre. Tutte e due brave musiciste, scontrose e spavalde, non legano con le altre “figlie della Pietà”, vogliono fuggire andando verso Oriente, le proprie radici, il proprio destino, che le affascina più di una possibile buona carriera come musiciste» (Sandro Cappelletto) [Sta 4/7/2009]. La replica di Scarpa: «Figurarsi se quando ho scritto Stabat Mater avevo letto un racconto degli Anni ’50 della Banti. Ma nemmeno a pensarci. Sono andato a vederlo su segnalazione di Sandro Cappelletto. Certo, l’ambientazione è la stessa, ma cosa c’è da stupirsi? Io sono veneziano, sono nato all’Ospedale della Pietà, la musica di Vivaldi fa parte del mio Dna. È una storia assolutamente mia: anche perché sarebbe come dire che tutti i romanzi storici che hanno come protagonista Napoleone sono copiati» (a Mirella Serri) [Sta 4/7/2009].
• Vive a Milano.
• Una figlia, Lucia.