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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Vicenza 28 novembre 1946. Banchiere. Manager. Vicepresidente della banca d’affari britannica Rothschild (dal 2014). Già amministratore delegato dell’Eni (2005-2014) e dell’Enel (2002-2005). Dal 1996 al 2002 con Pilkington, azienda inglese produttrice di vetri industriali. Consigliere di amministrazione di Veolia Environnement (Parigi) e Il Sole-24 Ore. «Il più grande monopolista della storia ma anche il più simpatico» (Luca Cordero di Montezemolo).
• «A riportarlo in Italia ci avevano già provato i fondi comuni che lo volevano proprio nel consiglio d’amministrazione dell’Enel, poi il governo di centrosinistra, che gli propose la guida dell’Alitalia e quella di Finmeccanica. Aveva sempre ringraziato, dicendosi lusingato, ma gli inviti erano stati regolarmente declinati. Nel nostro Paese preferiva tornare soltanto per qualche fine settimana sulle colline vicentine. La passione per la sua terra e per il calcio lo spinsero però ad accettare la presidenza del Vicenza per il campionato 1997-1998, ma presto si rese conto che il pallone e il suo sogno di portare in Borsa la squadra che seguiva fin da bambino col padre Bruno, direttore fino all’83 della locale associazione degli industriali, erano incompatibili con il moltiplicarsi degli impegni internazionali. Laureato in Economia alla Bocconi, con un master alla Columbia di New York, ha iniziato la sua carriera nel 1968 alla Chevron per poi passare come consulente alla McKinsey. Ma è nel 1973 che trova la sua strada nell’industria del vetro, entrando nella francese Saint-Gobain con la quale resterà fino all’85, lavorando tra Milano, Parigi e l’America latina e arrivando ad assumere la responsabilità di tutte le attività della divisione “vetro piano” del gruppo a livello mondiale. Nell’85 c’è il primo ritorno in Italia con la carica di vicepresidente e amministratore delegato in Techint, dove è responsabile, oltre che delle attività nel nostro Paese del gruppo Rocca, anche di numerose altre controllate. Tra il 1993 e il 1996 ha gestito per Techint le privatizzazioni di Siv, Italimpianti e Dalmine. Prima di ripartire dall’Italia trovò il tempo di scrivere un best-seller per Mondadori, dal titolo Professione manager. Poi, l’inizio dell’avventura londinese con la direzione delle attività mondiali della divisione vetri per automobili e l’ingresso nel “board of director” della Pilkington. Da amministratore delegato della multinazionale britannica mette a punto un piano di ristrutturazione premiato dai mercati, soprattutto dalla Borsa di Londra, dove il titolo raddoppiò il suo valore in soli tre mesi. Nel 2001 inizia un nuovo riavvicinamento all’Italia, con l’elezione a presidente di Unindustria Venezia e l’ingresso nella Giunta di Confindustria» (Mario Calabresi).
• «Dal 2005, quando è diventato il ceo del Cane a sei zampe, ha movimentato investimenti per circa 115 miliardi e allargato progressivamente il baricentro verso nuovi Paesi, portando il gruppo a consolidarsi soprattutto in Africa. Gli è sfuggito l’obiettivo dei 2 milioni di barili prodotti al giorno, ma il bilancio delle scoperte è largamente positivo: dal 2008 il Cane a sei zampe ha scovato 9,5 miliardi di barili di olio equivalente di risorse, che corrispondono a 2,5 volte la produzione cumulata del periodo. Basti pensare al Mozambico: un vero colpaccio, il più grande successo esplorativo di sempre per Eni in veste di operatore; ma anche a Kenya, Congo, Angola e Gabon in Africa, bacino del Pacifico, Mare di Barents e Cipro. Stando alle stime preliminari, le riserve certe a fine 2013 ammonterebbero a 6,54 miliardi di barili, con un tasso di rimpiazzo del 105%. Senza la guerra civile in Libia e le turbolenze in Nigeria sarebbe andata ancora meglio. Peccato anche per il prolungato stop di Kashagan, l’immenso giacimento offshore più croce che delizia per Eni e altre big oil come Exxon Mobil, Shell e Total, che ci hanno investito 50 miliardi di dollari e dovranno attendere ancora a lungo prima di rifarsi: gli impianti sono stati fermati appena un mese dopo l’inaugurazione di settembre 2013 per una fuga di gas, e restano ancora chiusi. L’altra cifra della gestione Scaroni è la crescita dei dividendi: dal 2005 ai soci sono andati circa 37 miliardi. Eni, che oggi capitalizza circa 63 miliardi di euro, supera anche l’esame del Tsr (Total shareholder return, il ritorno reale per gli azionisti che si ottiene sommando andamento del titolo e cedole): il risultato è di un +56%, che si confronta col +42% realizzato in media dai competitor, e soprattutto col dato negativo del Ftse-Mib (-12,44%)» (Angela Zoppo) [Mfi 15/3/2014]. «Un periodo, va detto, mica facile, quello di Scaroni. Ha dovuto affrontare multiple crisi del gas tra Ucraina e Russia, la primavera araba, la fine di Gheddafi. E l’Algeria, punto dolente. Pesa infatti l’inchiesta su presunte tangenti versate per appalti dalla controllata Saipem per cui dichiara l’estraneità sua e del gruppo. Più recente la condanna, in primo grado, a tre anni per reati ambientali in relazione alla gestione della centrale Enel di Porto Tolle» (Francesco Spini) [Sta 15/4/2014].
• Il 14 aprile 2014, allo scadere del terzo mandato triennale di Scaroni quale amministratore delegato dell’Eni, il governo Renzi decise di non prorogargli ulteriormente l’incarico, affidandolo invece a Claudio Descalzi, sino ad allora numero due di Scaroni e direttore generale dell’area Esplorazione & Produzione. «E pensare che, da vecchia volpe, Scaroni si era mosso per tempo. Il 14 febbraio Enrico Letta si è appena dimesso. Scaroni va da Bloomberg Tv e del futuro premier dice un gran bene: “Ha impeto, è davvero una persona che vuole riformare il Paese, e riformare il Paese a volte non equivale a essere popolari ma quando si vuole qualcosa davvero si è già a metà strada”. Poi l’immancabile domanda sulla sua riconferma: “Certo che sono disponibile!”. Renzi lo sarà meno, disponibile. I mondi tra i due, del resto, sono distanti. Per storia remota: quella di Scaroni ha le radici nella Prima Repubblica – cui paga un tributo assai elevato, con l’arresto nel’92, nel pieno di Mani Pulite – riprende con una lunga parentesi all’estero, dove diventa ad della britannica Pilkington, fino ad arrivare all’Enel dove Berlusconi lo nomina ad nel 2002. Ma anche per storia più recente: quel legame privilegiato tra l’ad dell’Eni e la Russia di Putin – un’eredità storica, ha sempre sostenuto Scaroni, visto che fin dai tempi di Enrico Mattei il cane a sei zampe era molto affezionato a Mosca – cresciuto negli anni 2000 sotto l’occhio affettuosissimo di Silvio Berlusconi è almeno da sei anni assai indigesto per gli Stati Uniti. Nel poker con Renzi, l’ultima carta se l’è giocata sulla credibilità internazionale delle nomine, puntando su “un piano di successione, così come avviene all’estero”. Nulla da fare» [ibidem]. A Scaroni fu riconosciuta una buonuscita di 8,3 milioni di euro.
• Nel novembre 2007 insignito della Légion d’honneur francese.
• Ha introdotto in Italia lo stile informale in ufficio per ridurre il consumo energetico in estate: «Personalmente presiedo tutti i consigli d’amministrazione senza cravatta e senza imbarazzi».
• Sposato con Francesca Zanconato, tre figli: Clementina (1974), Bruno (1977) e Alvise (1986).
• Appassionato di sci, golf e calcio. Oltre che per il Vicenza, tifa per il Milan, squadra della quale possiede anche una decina d’azioni, cedutegli personalmente da Silvio Berlusconi.