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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

Capodistria 20 settembre 1880 – Pola 10 agosto 1916. Irredentista, militare della Regia marina durante la Prima guerra mondiale, giustiziato dagli austriaci con l’accusa di alto tradimento. Medaglia d’oro al valor militare. • Iniziò molto presto l’attività di marinaio sulle rotte del golfo di Trieste e presto ottenne il comando di una piccola nave mercantile. Prestò servizio per diverse compagnie di navigazione ampliando anche i suoi itinerari marittimi, cosa che gli permise di conoscere a fondo l’Adriatico e in particolare la costa dalmata. Nato in un territorio allora dell’impero austro-ungarico, fu un convinto sostenitore dell’irredentismo italiano in Istria.
• Il 2 settembre 1914, quando la guerra in Europa era scoppiata da un mese, col pretesto di accompagnare il figlio Nino in collegio, lasciò Capodistria e raggiunse Venezia, dove si aggregò ad altri esuli istriani sostenendo l’intervento dell’Italia nel conflitto contro gli imperi centrali. Alla fine di maggio del 1915, con l’entrata in guerra dell’Italia si arruolò volontario nella Regia marina. Ottenne il grado di tenente di vascello e si imbarcò subito, con l’incarico di pilota, su unità siluranti di superficie e subacquee. In quattordici mesi partecipò a oltre sessanta azioni di guerra (fra l’altro, il siluramento di una nave carica di munizioni nel porto di Trieste e del cacciatorpediniere Magnet nel golfo del Quarnaro).
• Il 30 luglio 1916 partì da Venezia con il sommergibile Pullino, che doveva impedire l’uscita da Fiume di  alcuni piroscafi carichi di munizioni. Poco dopo la mezzanotte, a causa della nebbia e delle forti correnti, il sommergibile andò a incagliarsi su uno scoglio dell’isola della Galiola, nel golfo del Quarnaro e fu abbandonato dall’equipaggio. Sauro si allontanò da solo, volontariamente, su un piccolo battello, intercettato poco dopo da un cacciatorpediniere austriaco. Al processo che seguì, nel tribunale della Marina austriaca a Pola, diede false generalità (i sudditi dell’impero che si fossero arruolati sotto la bandiera italiana, cioè del nemico, erano soggetti alla pena capitale per alto tradimento) ma fu riconosciuto da alcuni abitanti di Trieste e della sua città. Determinante fu la testimonianza del cognato,  che vestiva una divisa austriaca. Anche la madre fu chiamata a deporre, e negò di conoscerlo, pur di salvarlo.
Il 10 agosto la condanna alla pena di morte per alto tradimento. Due ore dopo, alle 17.45, l’esecuzione, per impiccagione, nel carcere militare di Pola. “Viva l’Italia” furono le sue ultime parole. Sauro lasciava la moglie Nina e cinque figli: Nino, Libero, Anita, Italo e Albania.
• Nel marzo 2013 la sua medaglia d’oro al valor militare è stata rubata dalla teca dov’era conservata al Museo centrale del Risorgimento al Vittoriano, a Roma.