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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Firenze 13 maggio 1924. Politologo. Uno dei più noti a livello internazionale. Albert Schweitzer Professor in the Humanities alla Columbia University di New York, professore emerito di Scienza politica all’Università di Firenze, ha pubblicato numerosi volumi. Editorialista del Corriere della Sera, è tra i più autorevoli commentatori dell’attualità politica. «Dicono che lei è altezzoso. “Certi personaggi sono dei pigmei. È inevitabile guardarli dall’alto in basso”».
• «Pochi studiosi italiani, certamente nessuno tra i politologi, godono all’estero del prestigio di Giovanni Sartori. A lungo docente negli Stati Uniti, prima a Stanford e poi alla Columbia University di New York, ha scritto opere tradotte in tutto il mondo su molti argomenti fondamentali: dalle definizioni della democrazia all’analisi dei sistemi di partito; dall’ingegneria costituzionale all’influenza dei mass media sulla politica. A lui si deve, per fare solo un esempio, la più convincente interpretazione della cosiddetta prima Repubblica italiana, vista come un caso di “pluralismo polarizzato” per l’ampia molteplicità delle forze presenti sulla scena e per l’enorme distanza ideologica esistente fra le ali estreme. Naturalmente, come sanno bene i lettori del Corriere della Sera, Sartori non è soltanto un teorico e meno che mai un erudito asserragliato nella sua torre d’avorio. Al contrario lo si può legittimamente definire, come fa Stefano Passigli, “un politologo militante”. Dalle riforme elettorali alle ipotesi di trasformazione federale dello Stato, dal conflitto d’interessi alle conseguenze dell’immigrazione, non si contano i temi attuali su cui l’autore di Democrazia e definizioni (Il Mulino 1957) ha levato la sua voce spesso caustica, con una chiarezza di esposizione che non è poi così frequente tra gli studiosi di alto livello, soprattutto nel nostro Paese. Se c’è qualcosa che impressiona il profano, nella prosa giornalistica del Sartori editorialista, è la sua capacità di adottare un linguaggio piano e accessibile anche quando si tratta di esporre problemi caratterizzati da una notevole complessità. E desta ammirazione anche la sua vena creativa nel forgiare espressioni che finiscono per entrare nell’uso comune: ad esempio “Mattarellum”, per designare l’ibrida legge elettorale; oppure “Homo videns” come prototipo del cittadino teledipendente, a suo avviso più facilmente condizionabile dell’elettore di una volta» (Antonio Carioti).
• Tra i suoi saggi: Pluralismo, multiculturalismo e estranei. Saggio sulla società multietnica (Rizzoli 2000), Elementi di teoria politica (Il Mulino 2002), Mala tempora (Laterza2004), Homo videns. Televisione e post-pensiero (Laterza 2007), La democrazia in trenta lezioni (Mondadori 2008), Il sultanato (Laterza 2009), Il paese degli struzzi (Ambiente 2011), Logica, metodo e linguaggio nelle scienze sociali (Il Mulino 2011).
• Ha espresso i suoi timori sull’economia di mercato, che «ha per circa duecento anni promosso la liberaldemocrazia, mentre ora la minaccia con un’accelerazione fuori controllo, la cui implosione può travolgere anche la democrazia che aveva allevato».
• «“Un rompiballe”, lo liquidò una volta Berlusconi, ed è stato sufficiente perché la sua armata lo accusi ripetutamente di “boria intellettuale”, cecità (“il politologo che non sa niente di politica”, scrive Baget Bozzo), presunzione arrogante (“crede di essere l’ombelico del mondo”, disse di lui Marcello Pera). È l’inventore delle scienze politiche nell’accademia italiana, ha messo in cattedra o formato più generazioni di politologi (tra cui Giuliano Urbani e Domenico Fisichella, ma è un terreno minato, alla cui soglia s’arresta), è autore di innumerevoli e ponderosi saggi sulla democrazia e sulla dottrina dello Stato eppure nell’era di Berlusconi è trattato come un massimalista “piantagrane”, ribelle dispettoso da tenere a bada. La proscrizione non lo intimidisce, ma qualche venatura di inquieta malinconia gliela procura» (Simonetta Fiori).
• «Cos’è il potere? Far fare a un altro quello che altrimenti, di sua iniziativa, non farebbe».
• «Berlusconi le azzecca. Perché le dice tutte, perciò a volte ci prende».
• «In politica oggi non se ne salva uno. Evitiamo di fare nomi, ma oggi, a destra come a sinistra non vedo proprio nessuna personalità di spessore, non uno statista in pectore. Niente».
• «Quando devo scrivere un articolo, di regola sessantasei righe, preferisco dormirci sopra. Lo devo tranquillizzare, rendere meno concitato. Così lo metto al riparo da querele».
• Nella sua casa di New York ha un tavolo da lavoro « un pezzo del Settecento, molto stretto e lungo circa tre metri, il mio tavolo preferito».
• Su Barack Obama, che negli anni Ottanta studiò Scienze politiche alla Columbia University dove lui insegnava: «Io non l’ho mai visto questo Obama, in nessuno dei corsi. Ne sono offeso. Allora: o aveva altri obiettivi o faceva il lavativo. Io ero noto come professore severo. Quindi i lavativi mi scansavano. Ho questa prevenzione a titolo personale, e oggi per vendetta non lo voterei. Se ha saltato i miei corsi non sa nulla di democrazia, di partiti, né di buona logica».
• Ha conosciuto molti presidenti americani: «Jimmy Carter, un maniaco della precisione. Noiosissimo. Ronald Reagan, di cui sono stato amico. Era di una rozzezza assoluta, ma dotato di un senso comune straordinario. Sapeva per istinto cosa andasse fatto o no. La moglie Nancy consultava spesso i chiromanti e Ronald, nonostante facesse di testa sua, aveva tra le fonti di informazioni anche un manipolo di maghi. Bush senior lo conobbi quando era vicepresidente. Di lui dicevano che era un eterno secondo. In realtà, conosceva come pochi la macchina militare ed economica».
Famiglia borghese « Mio padre dirigeva il lanificio di Stia, non lontano da Arezzo, che ora è diventato un museo dell’arte della lana. Non ci ho mai più messo piede. Mi fa soffrire questo posto dove ho trascorso buona parte dell’infanzia. È un grumo legato alla memoria di mio padre. Durante la guerra, mentre tutti scapparono via, lui restò lì per provare a difendere la sua fabbrica e i 450 operai che vi lavoravano. Seguire le sue orme? Non sarei stato adatto. Non ho un buon carattere. E i cappotti preferisco indossarli più che produrli».». Imparò presto l’inglese: «I miei, da bambino, mi presero una nanny inglese e l’estate venivo spedito in Inghilterra».
• Sul ventennio fascista e sulla guerra: «Fino al 1937, con un popolo diviso fra scetticismo e adesione, il regime non somigliava per niente al suo gemello tedesco. La fine invece fu dura e terribile. Ricordo le squadre nere della Repubblica di Salò: rastrellavano, torturavano e ammazzavano. A quel tempo fui richiamato alle armi e mi guardai bene dal presentarmi. Sapevo che se venivo preso sarei stato da disertore fucilato. Come accadde a due miei amici. Ero terrorizzato. riparai in una villa in campagna. Poi i tedeschi cominciarono a rastrellare quella zona. Fuggii attraverso i campi rientrando a Firenze. Giunto in città, mi nascosi per alcuni mesi nella casa di uno zio. Restai lì, senza quasi mai uscire dalla stanza. I giorni passavano lenti fino a quando scoprii che in casa c’era una biblioteca rifornita di testi filosofici. Soprattutto Croce e Gentile. E naturalmente Hegel. Non avendo di meglio, li lessi tutti. Fu così che a vent’anni ebbi la mia iniziazione filosofica». [Antonio Gnoli, Rep 17/11/2013]
• «Mi laureai nel 1946 in Scienze politiche e sociali. E poi ho vivacchiato per alcuni anni, come poteva accadere allora in un’Italia che ancora non si capiva bene dove andasse. Nel 1950, per un colpo di fortuna - il caso ha sempre giocato un grande ruolo nella mia vita - divenni professore di Storia della filosofia e insegnai la materia fino al 1956». [Antonio Gnoli, Rep 17/11/2013]
Religione « Non sono credente, né religioso. Ma neppure un mangiapreti. (…) Niente di particolare. Salvo il fatto di ritenere la Chiesa responsabile, con il suo avallo alla proliferazione incontrollata, di una delle possibili cause della catastrofe del mondo».
• Sulla vecchiaia: «Sono lucido, ma è come se i ricordi non stiano sempre nell’ordine giusto. E poi... Le gambe sono molli. Mi fa rabbia. Sono stato un camminatore infaticabile, uno sportivo negli anni in cui potevo consentirmelo». Ora dorme poco «
• «Dormo poco e con l’ausilio dei sonniferi. È la vecchiaia. Ma non mi aspettavo di arrivare a questa veneranda età. Ho la fortuna di aver trovato una compagna straordinaria che amo e che ho sposato». [Antonio Gnoli, Rep 17/11/2013]
• Prime nozze con la nobildonna Giovanna di San Giuliano. Nell’ottobre del 2013 si è sposato con l’artista Isabella Gherardi che lei chiama “il prof”: «Posso dire che lui mi ha affascinato con la sua intelligenza, la sua carica vitale, il suo modo rigoroso di pensare, la capacità di attrarti e di tenerti legata a sé con la parola e il ragionamento. Senza contare le sue fulminati battute».
• «Vanitoso io? Molto. A Carnevale mi travesto sempre da tacchino e faccio la ruota»