Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

• Napoli 7 dicembre 1953. Camorrista del clan omonimo (operante nel quartiere Miano di Napoli). Arrestato il 14 febbraio 1998, è detenuto al 41 bis nel carcere di Cuneo. Nel 2002, quando Sergio D’Elia e Maurizio Turco andarono a trovarlo in carcere, rifiutò di parlare della propria storia, salvo lamentare l’impossibilità di acquistare la brillantina Linetti e il filo interdentale. Considerato il numero uno del traffico internazionale di sigarette di contrabbando, ha già espiato una pena per associazione camorristica, ed è in custodia cautelare per omicidi vari.
• Il 1° gennaio 2007 la Cassazione ha respinto il suo ricorso contro il decreto del ministero di Giustizia che prorogava l’applicazione del regime di carcere duro, stante l’attuale operatività del clan (in grado, tra l’altro, di assicurare la latitanza di Eduardo Contini, Vincenzo Licciardi, successivamente arrestati, e Patrizio Bosti) e stanti le perduranti sovvenzioni elargite, in particolare, dai Licciardi alla sua famiglia.
• Alias zio Vincenzo.
• Entrato nell’Alleanza di Secondigliano, faceva parte dei fedelissimi di Gennaro Licciardi, capo del cartello, partecipando al business della droga e alle attività di riciclaggio. I profitti degli stupefacenti erano investiti nel settore commerciale dell’abbigliamento, e Sarno controllava molti punti vendita all’estero (lui in particolare investendo nel mercato dei falsi dei giubbini, in collaborazione con Maria Licciardi) (Gigi Di Fiore).
• Con la morte di Gennaro Licciardi si apre un conflitto interno all’Alleanza, perché i clan non si accontentano della spartizione dei proventi e cominciano a muoversi in autonomia. Sarno si lancia in un altro businnes, il contrabbando di sigarette, fino a quel momento rimesso a soggetti estranei all’Alleanza (che si accontentava di una regalia di poche centinaia di milioni in occasione delle festività). L’attività nel frattempo è diventata più redditizia grazie alla complicità delle autorità montenegrine, che consentono i depositi a porto franco delle casse di sigarette non tassate da esportare in Puglia, in cambio di dazi pagati a società legate al governo (aggirando l’embargo dell’Occidente durante la guerra in corso nella ex Jugoslavia). Sarno si è insediato in Montenegro per controllare il transito delle sigarette alla fonte, in origine in società con i Licciardi, i Contini e i Mallardo, finché la gestione non è più condivisa dai vertici dell’Alleanza, e Sarno, temendo per la propria vita, decide di collaborare con la Giustizia (1997). Lo Stato gli assegna un appartamento a Firenze, dove si trasferisce con moglie e figli, ma lui non sa resistere all’offerta di centinaia di milioni da parte di Maria Licciardi in cambio dell’omertà (forse temendo anche per l’incolumità dei familiari) e la mattina di Capodanno del 1998 evade. La sua latitanza dura pochissimo. Si nasconde a Caorle (Venezia), nella mansarda di una villa elegante, di proprietà di un commerciante di pellame bolognese. Con sé ha trenta milioni e una ventiquattrore con gli effetti personali di moglie e figli. Ogni tanto esce per andare a cena fuori, o per fare una passeggiata a cavallo nel maneggio. Il 14 febbraio 1998, quando gli uomini della Mobile irrompono nella mansarda, lo trovano in mutande, rannicchiato in un angolo con una calibro 7.65 in mano, pronto a suicidarsi (sapendolo vivo, in prigione, per paura che collabori di nuovo, potrebbero fare del male alla sua famiglia). Il capo della Squadra obile, Vittorio Rizzi, lo convince a deporre l’arma (Monica Zornetta, Danilo Guerretta). (a cura di Paola Bellone).