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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

Biografia di Matteo Salvini

• Milano 9 marzo 1973. Politico. Segretario della Lega Nord (dal dicembre 2013) e della Lega lombarda (dal giugno 2012). In Consiglio comunale di Milano dal 1993 al 2012, dal 2004 è eurodeputato, nel 2008 e 2013 è stato eletto alla Camera (Lega), salvo poi dimettersi entrambe le volte in favore del seggio all’Europarlamento, dove attualmente siede (alle elezioni del maggio 2014 ottenne 222.924 preferenze). Iscritto per 16 anni alla facoltà di Storia della Statale, eletto a Montecitorio annunciò: «Arriverà prima la Padania libera della mia laurea».
• «Uomo di lotta e di governo. Come insegnano le Frattocchie della Lega. Salvini ha sempre messo in pratica la doppia strategia. In giunta con la Cdl, ma lui smarcato a fare “opposizione”. Facendo arrabbiare prima Gabriele Albertini e poi Letizia Moratti. Anzi. L’ex sindaco di Milano non voleva che fosse ricandidato. Durante la visita ufficiale di Carlo Azeglio Ciampi a Palazzo Marino, Salvini si rifiutò di stringere la mano all’allora presidente della Repubblica. “No grazie, lei non mi rappresenta”» (Maurizio Giannattasio).
• «Negli anni del celodurismo, dell’indipendenza sbandierata a suon di pernacchie e fucili in piazza è direttore di Radio Padania. Affianca Mario Borghezio in numerose e fantasiose battaglie, in particolare contro i “terroni” ed è stato ripreso appena pochi anni fa a cantare “Napoli merda, Napoli colera”. Anche questa è ormai un’altra vita, perché ora nel capoluogo campano Salvini va a cercar voti. Ma lui è stato anche “fervente comunista”. Alle prime elezioni del fantomatico “Parlamento padano” nel 1997 Salvini è capolista della corrente Comunisti Padani: su duecento seggi ne prende appena cinque. Più o meno lo stesso risultato ottenuto alle ultime Europee dopo aver stretto una profonda alleanza con l’ultradestra di Marine Le Pen. A 12 anni Salvini partecipa da concorrente alla trasmissione Doppio Slalom, condotto da Corrado Tedeschi su Canale 5. Era un quiz di cultura generale. E il Matteo del nord risponde perfettamente a tutte le domande. Prometteva bene anche negli studi: nel 1992 si diploma al liceo classico Manzoni. Tenta l’università. Lascia dopo 16 anni, a cinque esami dalla laurea. Va detto che a differenza di molti altri politici di professione, Salvini nella sua vita ha conosciuto il lavoro. Parole tipo turni, ferie e busta paga per lui hanno un senso. Nel primo anno di università, nel 1992, per pochi mesi Salvini lavora alla catena di fast food Burghy, poi però è costretto ad andare in Comune. E così gli studi vengono abbandonati. E anche il lavoro. Ma la passione per gli hamburger è rimasta. Si incontra con facilità in uno dei tre pub “Brando” di cui socio è la compagna Giulia Martinelli, insieme ad alcuni leghisti» (Davide Vecchi).
• «Eterno ragazzo e ultrà leghista, ha scalato il Carroccio prendendo il posto, addirittura, del suo mito giovanile, l’Umberto, il Bossi. Da consigliere comunale perennemente in onda sulle tv locali fino a segretario federale. Una lunga gavetta (prima tessera della Lega nel 1990), militanza sfegatata (…) Ma è nell’ultimo anno (il 2013, ndr) che Salvini ha fatto il salto di carriera. Trampolino di lancio, la sua fedeltà a Maroni anche nei momenti bui, quando ancora comandava Bossi e non conveniva mettersi contro il Senatùr. Salvini ha rischiato, prendendosi parecchi schiaffoni da Bossi (“lui vicesindaco di Milano? Non penso proprio” lo fulminò il Capo prima delle comunali 2011), ma alla fine ha raccolto i frutti delle sue imprudenze. Come quando, in pieno scandalo “Bossi family” (e Umberto ancora regnante), disse che, fosse capitato a lui un figlio come Riccardo Bossi, lo avrebbe preso a ceffoni. O come quando ammise che la candidatura del “Trota” Renzo, l’altro pupillo (oggetto di lecchinaggi feroci da vari arrivisti della Lega), fu un errore. Oppure quando invitò Rosy Mauro, fedelissima di Bossi, a dimettersi, o a essere “gentilmente accompagnata fuori” dal Carroccio. Posizioni che gli sono valse l’odio dell’ex “cerchio magico” di Bossi, e l’anatema personale della moglie del Capo. Anche se poi, il giorno in cui Bossi, travolto dall’inchiesta sull’uso dei soldi pubblici, comunicò al consiglio federale le sue dimissioni irrevocabili, Salvini scoppiò a piangere come un vitello davanti alla catastrofe del suo antico mito (“io prima che leghista sono bossiano, per Umberto nutro un’autentica venerazione”, disse una volta). Lo avrebbero comunque fatto fuori volentieri, se non fosse che “Teo” prende un sacco di voti. Exploit elettorali frutto di un’applicazione ininterrotta alla causa. Di sé, in effetti, dice: “Cerca di lavorare anche 16 ore al giorno nonostante i mugugni di compagna e figli”» (Paolo Bracalini).
Critica «È un pazzo lucido sorretto dalla fede» (Vittorio Feltri).
• «Un rompicoglioni di talento» (Francesco Specchia).
Frasi «Per carattere, sono abituato a vedere le cose senza chiaroscuri: il bianco è bianco, il nero è nero».
• «I giornalisti? È ufficiale, hanno rotto i coglioni».
• A favore della legalizzazione della prostituzione e della riapertura delle case chiuse: «Io non do giudizi morali. Dobbiamo togliere la testa da sotto la sabbia. A Milano, alle dieci di mattina, ci sono oggi tette e culi in vista davanti alle scuole materne. Tassare la prostituzione porterebbe 4 miliardi di euro». Il 25 giugno 2014 ha depositato le firme in Cassazione.
• «I delinquenti debbono restare in galera. È brutto dirlo? Siamo brutti. Preferisco essere brutto e cattivo che coglione» (così sull’amnistia).
• «Mi è capitato di entrare in una mostra e dopo cinque minuti tornare all’ingresso e salutare. Anche a teatro, di andarmene alla fine del primo tempo. I tagli nelle tele? Possono pure valere miliardi, non mi dicono niente. Tantomeno la Merda d’artista di Piero Manzoni: è solo cacca sottovuoto».
• «Sono tutto d’un pezzo. Vale per me e in generale per noi leghisti. Siamo molto meno cattivi di come veniamo dipinti. Anche il più burbero di noi, alla fine si rivela più buono e tollerante di tanti finti buonisti» (a Giuseppe Fumagalli) [Ogg 8/1/2014].
• «Il Festival? Una kermesse del Pd pagata dai cittadini italiani, un distaccamento delle feste dell’Unità, una vergogna; basta con questi comunisti radical-chic».
• «S’incavola per un sorteggio di Champions, prova la gioia semplice di mangiare “gnocchi al burro, insalata e ravanelli” o di sorseggiare “un bicierin de grapa di quella buona”. Ha, come te, le piccole nevrosi di ogni uomo al volante: se c’è un lavoro stradale l’ha “programmato un pirla”, gli “autovelox sono imboscati”, ad agosto la grande città è bella perché “trovo parcheggio ovunque!”» (Nicola Baldoni) [L43 2/9/2013].
• «“Populista” è un complimento, mi sono fatto la maglietta con la scritta “sono un populista”» (a Pietro Senaldi) [Lib 23/5/2014].
• «Non pensavo che sarebbe arrivato al punto di presentarsi al seggio in bermuda» (Camillo Langone, il giorno delle elezioni europee del 2014).
• «Ci è capitato di rado di vederlo con la giacca (due i ricordi: al matrimonio e ad una “prima” della Scala; un figurino) ma non c’è nulla che lo faccia sentire a suo agio come una delle sue felpe “padane”» (Andrea Soglio) [Pan 8/12/3013].
• «Ha una psicologia elementare che coincide con la scritta della sua maglietta verde preferita: “Milano. Viverci, un onore. Difenderla, un dovere”.
Vizi Milanista.
• Per i Mondiali di calcio del 2006 organizzò una diretta su Radio Padania, per tifare la Germania contro l’Italia: «Sono una Repubblica Federale, sono gente seria e non hanno Moggi».
• Dona il sangue con regolarità: «Sono un donatore anonimo, non so se il mio sangue finirà a un italiano o a un immigrato»
• Grande appassionato di De André.
Amori Nel 2001 sposò Fabrizia Ieluzzi, da cui ha avuto il primo figlio, Federico (2003). Nel 2012 ha avuto una bambina, Mirta (2012), da Giulia Martinelli.
• Nel 2015 molto chiacchierata la sua relazione con la conduttrice televisiva Elisa Isoardi (Cuneo 27 dicembre 1982).