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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Napoli 28 febbraio 1947. Camorrista. Detenuto. Fine pena mai. Fra i trenta latitanti di massima pericolosità ricercati dalla Direzione centrale della polizia criminale (per associazione di tipo mafioso, omicidio, occultamento di cadavere, concorso in omicidio plurimo ed altro), si nascondeva dal 1993, quando fu arrestato, il primo novembre 2009, in un casolare di Sperone, in provincia di Avellino, insieme al fratello Carmine. Il giorno prima era stato arrestato il fratello Salvatore (vedi), con cui aveva formato un superclan alleandosi con Mario Fabbrocino. La latitanza sarebbe stata favorita da centinaia di cittadini insospettabili che mettono a disposizione le proprie auto per gli spostamenti da un covo all’altro (Bruno De Stefano).
• Ha agito sempre in coppia col fratello, lui la mente, Salvatore il braccio. Nella camorra inizia a farsi largo negli anni Settanta, con Carmine Alfieri, quando non è ancora a capo della Nuova Famiglia. Ricavandone ben poco, si lega allora a Mario Fabbrocino, ’o Gravunaro, entrando così nel giro del contrabbando di sigarette sotto l’organizzazione di Michele Zaza, affiliato a Cosa Nostra. Arrivano i soldi veri, e Pasquale viene designato da Michele Zaza “sottocapo”. Quando Fabbrocino si stacca da Zaza (colpevole di non avere contrastato la NCO di Cutolo), rimane con lui, ma per poco, perché le sue mire espansioniste mettono a repentaglio l’incolumità sua e di suo fratello. ’O Gravunaro, infatti, ha ingaggiato un conflitto con il clan di Michele D’Alessandro, in cui ha perso la vita Giuseppe Mollo, amico di Pasquale. Prima di rimetterci anche loro la vita, i due fratelli si mettono in proprio, dedicandosi alle estorsioni. Quando Carmine Alfieri, che nel frattempo ha fondato la Nuova Famiglia per contrastare Cutolo, ha quasi vinto la sua guerra, gli chiedono di affiliarsi (1985). Sono messi alla prova, e infine ammessi nel direttivo della NF, e di conseguenza alla divisione degli utili dell’organizzazione, che però sono divisi in parti uguali tra tutti i membri, fatta eccezione per i fratelli Russo, che devono spartirsi in due una quota.
• «Questo toccò la suscettibilità di Pasquale Russo, il quale disse ad Alfieri e agli altri componenti del gruppo: “Non ho capito, io e mio fratello siamo due mezzi uomini?”» (Pasquale Galasso, processo “Maglio”, udienza del 4 novembre 1997). Richiesta accolta, Alfieri da allora riconosce ai due fratelli una quota ciascuno, anche perché i due hanno il merito di aver conferito all’organizzazione l’incasso di diverse estorsioni (la più redditizia all’Eurocem, consorzio operativo nel commercio del cemento).
• Nell’organizzazione Pasquale spicca per il suo fiuto per gli affari. Come dichiara Fiore D’Avino in interrogatorio il 28 gennaio 1998: «La forza di Russo è sempre stata nella sua straordinaria capacità di fare affari e di legarsi ai gruppi più forti, quelli che, controllando il territorio con le armi, gli consentono di dedicarsi tranquillamente agli affari». Il suo contributo più prezioso sono le infiltrazioni nella politica (tra gli altri con Luigi Riccio, sindaco di San Paolo Belsito, democristiano, e Vincenzo Meo, segretario provinciale della Democrazia cristiana eletto al Senato nell’aprile 92), e nelle forze dell’ordine (tra tutti Gennaro D’Addio, appuntato della Guardia di Finanza, poi condannato a 9 anni nel processo “Maglio” per associazione camorristica). Proprio grazie a una soffiata ricevuta dai Russo, in un’occasione Carmine Alfieri ha cambiato rifugio giusto in tempo per sottrarsi a un blitz della Guardia di Finanza.
• Quando Pasquale Galasso si pente sono i fratelli Russo a scovare dove sta nascosto per tentare di ucciderlo. Arrestato anche Alfieri (grazie alle dichiarazioni di Pasquale Galasso), sono sempre loro a organizzare il rapimento del figlio Antonio, tenendolo nascosto una settimana nelle montagne dell’Avellinese, per dissuadere il boss dal collaborare (Bruno De Stefano).
• Sul suo comodino, al momento dell’arresto, la copia del libro La camorra. Storie e documenti, di Gigi Di Fiore (a cura di Paola Bellone).