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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Napoli 5 dicembre 1932. Scrittore. Ultimi libri: Il buio di notte (2007), Le galassie lontane (2010), Un bacio e l’oblio (2011), Il battello smarrito (2012), tutti editi da Marsilio. «Quando scrivo lo faccio a corpo morto, anche dieci ore al giorno, come posseduto da un demone».
• «Nei suoi romanzi – La Troga (Adelphi), per esempio, ma anche Andromeda e la notte (Rizzoli), fino a La viaggiatrice del tram numero 4 (Marsilio) – ha raccontato, sotto specie di pastiche e giocando con la lingua, l’Italia fatta di lordure e di meschinerie, l’Italia delle trame, della malapolitica, della corruzione e degli affari. Ma è scrittore a tempo pieno da quando aveva 55 anni: napoletano di origine e ben presto girovago (ora vive a Olevano Romano in una casa su un grande uliveto), nasce uomo di banca. Niente sportello, ma molta carriera in uno dei colossi del sistema, quella che un tempo si chiamava Cariplo. “Fu per me una scuola di allucinazioni”, racconta con una parlata rotonda, tornita, come se volesse evitare che anche una minima parte delle sue parole finisse smarrita. “Ma in fondo ho trasferito quelle allucinazioni sul piano letterario: è stata una specie di lunghissimo disguido che mi ha fatto imparare un sacco di cose sulla vita”. Ha 22 anni, nel 1955, quando entra per concorso nell’ufficio legale della Cariplo. Glielo impone suo padre, dirigente della Banca d’Italia. “Io volevo iscrivermi a Lettere. Ma lui una volta mi disse che carmina non dant panem. Se insistevo, mi liquidava: ‘Lettere è fatta per le donne, i preti e gli omosessuali’, che però non chiamava così”. Lavora come avvocato fino al 1967, poi intraprende la carriera direttiva e nel 1972, a trentanove anni, diventa direttore della sede di Roma: un percorso fulminante, ma straniante se lo si immagina supportato dalla scarsissima fascinazione che gli procurano crediti, mutui e investimenti. “Credo che quest’uomo ampio, massiccio, coperto di golf, di cappotti e di sciarpe, pieno di gesti di gentilezza e di deferenza, dalla lingua ampia e ossequiosa, ricordasse un poco Carlo Emilio Gadda prigioniero negli edifici della Rai”, ha scritto di lui uno dei suoi primi estimatori, Pietro Citati. “Entrambi svolgevano il loro lavoro con un eccesso di competenza. Le sedi della Cariplo dirette da Rugarli, gli uffici studi, la Tesoreria e l’Esattoria splendevano di puntiglio, di rigore e di efficienza. Tutti gli impiegati stavano al loro posto; e, in mezzo a loro, ubiquo e onnipresente, Giampaolo Rugarli”» (Francesco Erbani).
• Nel 2006 risultò uno dei tre vincitori, nella sezione dedicata agli italiani, del Mondello Città di Palermo, ma rinunciò polemicamente al premio: «Ritengo che il premio Mondello sia uno dei più degni. Credo però che la stagione dei premi letterari sia finita. Ho preso questa decisione un anno fa, quando indirettamente ho appreso la mia espulsione dalla giuria del premio Strega. Non mi piace il sistema di mettere in pista due o tre scrittori e poi farli correre come se fosse una gara di ciclismo per vedere chi arriva primo».
• Scrive i suoi libri a mano, «poi la dattilografa li trascrive». Solo se giudica il testo «poco impegnativo» digita direttamente sulla sua Olivetti Studio.
• Sposato con Maria Pulci, tre figli.