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 2017  agosto 17 Giovedì calendario

Antonio Ricci

Biografia di Antonio Ricci

• Albenga (Savona) 26 giugno 1950. Autore tv. Tra i suoi programmi: Drive in, Striscia la notizia, Scherzi a parte, Paperissima, Veline. «La nostra regola è sempre stata una: sputare fin dall’inizio nel piatto dove mangi».

Vita Figlio di Gerardo, avellinese, maresciallo dell’Esercito, e di Nada Torre, maestra elementare di Albenga. Infanzia da “teppistello”: «Una sera, ad Alassio, avrò avuto dieci-undici anni, chiusi nel cesso Renato Tagliani, il presentatore di Campanile Sera, un gioco televisivo del momento, un galantuomo!».

• Fece l’università a Genova. «È in un locale che si chiamava Instabile che ho cominciato a fare spettacolo, cabaret politico, di sinistra naturalmente, erano quelli gli anni. Facevo parte dei Situazionisti, un gruppo anarchicheggiante che era nato in un paesino che sta sopra Albenga e che si chiama Cosio d’Arroscia. Sui Situazionisti si sono formati anche Freccero, Giusti, Ghezzi, Tatti Sanguineti, tutti i fetecchioni della tv. Il nostro libro era La società dello spettacolo di Guy Debord, che è stato un cult. A Genova ho conosciuto anche Grillo, che però non era ancora Grillo e grilleggiava molto meno di adesso. Ma a portarmi a Milano, al Derby, sono stati i Menestrelli. Mi ricordo che c’erano Cochi e Renato, Jannacci, i Gatti, ma io non li conoscevo, li vedevo solo passare. “Aprivo” al Derby e poi andavo a fare un altro spettacolo ad Affori in un locale che si chiamava Settepiù. Finito lì prendevo il treno della notte e tornavo a Genova, al mattino andavo all’università perché ero un bravo ragazzo. Alla sera, alle otto, riprendevo il treno e venivo a Milano. Era il 1970, avevo vent’anni. Alla Rai tutto è cominciato quando hanno chiamato Grillo. Lui aveva bisogno di un autore e mi ha chiesto se lo seguivo. Allora mollai tutto, con una decisione che sembrava azzardata all’epoca. Chi mi stava vicino mi diceva: “Ma sei matto? Sei professore”. Ero addirittura preside, grazie a un inciucio familiare (al liceo Pascoli di Albenga - ndr). Mollai anche gli spettacolini. Per la verità non ho mai amato le esibizioni in pubblico, perché sono molto timido. E lo sono rimasto, non vado mai in televisione, non compaio, mi dà fastidio, sto male fisicamente, comincio a sudare... Fare l’autore invece mi divertiva. E mi è andata bene. Il primo spettacolo che firmai fu il Fantastico del 1978, il primo, quello con Grillo, la Goggi e Heather Parisi. E fu un casino perché a quelli della Rai sembrava inverecondo che un ragazzo di 28 anni firmasse la trasmissione del sabato sera. Dissi: “Allora chiamate come ospite Tajoli invece che Miguel Bosé che ha 19 anni”. E la spuntai. Fu un successone. Non ho fatto gavetta televisiva, sono entrato dal portonissimo. In Rai c’è tanta gente che di mestiere fa che ti deve rompere le balle. Anche perché i funzionari, se succede qualche casino, perdono il posto. Trapani, il regista, me lo disse subito davanti al famoso cavallo di viale Mazzini: “Vedi, qui dentro ci sono 13 mila persone che lavorano contro di te”. Trapani era geniale, uno che sul biglietto da visita aveva “Enzo Trapani, free dog”. In Mediaset sembra più organizzato ma è un Marocco. Sono di meno, molto indaffarati e quando scoppia il casino non hanno il tempo di stargli dietro. Per cui gli puoi cacciare delle balle spudorate e nove su dieci ti va bene perché le trasmissioni non le vedono. Un’altra differenza è che in Rai gli autori proprio non esistono. Cioè tu arrivi in Rai, sei l’autore di Fantastico e non c’è un posto. Noi stavamo in una stanzetta con una scrivania e un attaccapanni e tutti quelli dello studio che arrivavano ci mettevano il cappotto. Non pensano nemmeno al programma, chiamano prima gli artisti che spesso si trovano degli autori con i quali non hanno alcuna sintonia. Così con Drive in (1983-1988 - ndr), che è stata la prima trasmissione completamente mia, mi sono preso il lusso di invertire l’andazzo, di scegliere la gente adatta per il programma, di fare insomma una cosa un po’ più pensata. Striscia io mi diverto a farla, quando la vedo non fa ridere nemmeno me. Ma io non voglio far ridere, colgo l’occasione per dire certe cose. Ho fatto anch’io trasmissioni più intellettuali, come Lupo Solitario (1987- ndr), con Gregory Corso, i poeti della beat generation, Evtushenko. Striscia è un pacchetto in cui c’è di tutto. C’è il Gabibbo che mi può acchiappare i bambini ma anche gli adulti, ci sono le “veline” e ci sono anche le battute perché a qualcuno piacciono ancora mentre a me la battuta classica fa cascare le palle. Ho avuto un mucchio di casini, ci sono stati momenti di tensione altissima. A Natale del 1995 Berlusconi mi ha accusato di aver fatto cadere il suo governo, ha detto che eravamo un gruppo di sabotatori. La nostra forza è che non sono loro a dar lavoro a noi ma noi a Publitalia. Ma non è che dalle altre parti stiano meglio. Un tempo avevo una rubrica su Panorama, gestione Rinaldi. Una volta faccio una battuta su De Benedetti. Vado a comprare il giornale: non c’è più la battuta. La mia forza è che non me ne frega niente, la tv per me non è una droga. Non sono Pippo Baudo o Costanzo, uomini che non capisco, che guardo con stupore, con orrore. Il mio mondo vero è altrove. È ad Alassio dove c’è mia moglie, le mie tre figlie. La tv per me è un gioco. Da fare seriamente, come tutti i giochi. Ma resta un divertimento. Noi non possiamo salvare il mondo e nemmeno la tv dalla sua volgarità. Possiamo solo rompere le balle, fare del ribellismo, del sano teppismo intellettuale» (da un’intervista di Massimo Fini).
«Drive in si registrava in studio dalle 13 alle 20. Prima in Legioni Romane, quattro piani sotto terra. Per un incendio ci spostammo a Quarto Oggiaro in un’ex fabbrica di pignatte. Ma non era in studio il momento più creativo. Il bello avveniva dopo cena al residence De Angeli, in piazza De Angeli, poi alla Baggina. La notte non si dormiva mai. Era una specie di comune. Lì abitavo con mia moglie, per un periodo ci abitò anche Grillo, stanziali erano Ezio Greggio, D’Angelo, Vastano, Braschi, Max Greggio, Ventimiglia e il generoso Beccati che ospitava sempre sul suo divano qualche anima persa. Venivamo tutti da fuori. Le cenerentole Gino & Michele fuggivano all’una: erano di Milano, le mogli a casa li aspettavano col mattarello. D’Angelo, il santone, spesso si addormentava nelle pose più strane. Greggio era efficiente, mai perdere tempo. Nella notte arrivavano i miei compagni di cabaret al Derby, Salvi e Faletti. Francesco Salvi, un genio totale. Il residence era per noi un’enorme factory. Davo l’appuntamento alle tre. Mi dicevano: “ci vediamo domani pomeriggio”. E io: “no, questa notte”. Fumavano tutti in maniera esagerata, li sbattevo sul balconcino, e parlavo con loro da una finestrella. In compenso li intossicavo con il mio basso Jazz Fender corpo in ontano e manico in acero fiammato. Eravamo anche un ensemble musicale, d’estate ci esibivamo nel basso Piemonte sotto falso nome (…) Noi eravamo gli sfigati su Italia 1, all’epoca Berlusconi voleva fare la super Rai su Canale 5 con Mike, Corrado, Baudo la Carrà, Banfi. Io avevo in mente piuttosto una Raitre, come quella che avrebbe fatto in seguito in maniera superba Guglielmi. Col Drive In ci furono proteste per le battute sui socialisti, per gli sketch su Spadolini e su De Mita» (da un’intervista di Alessandra Comazzi).
• Così ideò Striscia la Notizia: «Avevo visto Bruno Vespa dare al tg la notizia che il mostro di Piazza Fontana era Valpreda. Pensavo che non potesse essere lui. E pensai che mi sarebbe piaciuto che una volta finito il tg ci fosse una trasmissione che con un occhio diverso leggesse le notizie che il tg aveva dato in modo così assertivo» [Cds 11/12/2008].
• Nel 2008 ha festeggiato la ventesima edizione (debutto il 7 novembre 1988), «dopo un percorso in cui ha accumulato 3.900 puntate, 57 conduttori (dalle coppie iniziali, Greggio-D’Angelo e Greggio-Pisu a quella storica, Greggio-Iacchetti), 31 veline e un record di 13 milioni e 870 mila spettatori, nel 2002» (Mariella Tanzarella). Un tale traguardo di longevità e successi gli ha procurato anche l’Ambrogino d’oro (dicembre 2007 a Milano). Nel gennaio 2008 un altro Telegatto come trasmissione dell’anno. Ed Electa ha pubblicato Venti di Striscia, specie di dizionario illustrato, dalla A di Antonio Ricci alla Z di zuffe.

• Avendo mandato in onda un filmato sulla vecchia liaison fra Luciano Gaucci e Elisabetta Tulliani, da ultimo mamma della figlia di Gianfranco Fini, fu accusato per giorni di aver provocato la rottura tra il leader di An (che se l’era presa molto a male) e Silvio Berlusconi. Fu duramente criticato dalla presidenza di Mediaset, che dovette pure respingere «nel modo più assoluto il sospetto di un disegno orchestrato dal Gruppo Fininvest ai danni del presidente di An». A Maria Volpe, che gli chiedeva se il Cavaliere l’avesse chiamato per tirargli le orecchie, rispose: «No, non mi chiama perché ha paura che gli registriamo la telefonata e la mandiamo in onda».

• Attraverso Striscia mise in dubbio la regolarità del gioco Affari tuoi (trasmissione concorrente su Raiuno), aprendo una battaglia legale con Fabrizio Del Noce, direttore della prima rete.

• Ha espresso il desiderio di ingaggiare per Striscia la notizia una velina rom. «Offriamo uno spaccato di un Paese che ospita tante ragazze straniere, sarebbe bello».
• Giunto alla ventiseiesima edizione di Striscia, nel settembre 2013 ha deciso di affiancare alle storiche “Veline” dei “Velini” uomini. «Chissà se la scelta di Antonio Ricci è legata alla cancellazione di Miss Italia da Raiuno. L’ideatore del programma – che aveva definito le concorrenti di Miss Italia “semplici appendiabiti per gli sponsor” – aveva attaccato il teleconcorso di bellezza: “Contro Miss Italia non si è mai levata nessuna voce critica mentre sono tutti pronti a sparare contro le Veline”» (Renato Franco) [Cds 5/9/2013].
• «Mi piacerebbe non fare più Striscia la Notizia perché vorrebbe dire che siamo in un Paese normale».
• Ascolti scarsi e stroncature della critica per il suo ultimo Giass, condotto da Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, in onda su Canale 5 nella primavera del 2014. «Giass non appartiene al presente. Forse diventerà un culto, ma per intanto è solo fonte di frustrazione. L’impressione è che Antonio Ricci (ma era Ricci?) abbia messo in piedi un varietà senza troppo entusiasmo, accumulando persone, luoghi comuni, comici e scarti, senza un’idea di fondo» (Aldo Grasso).
• Mai visto come ospite in un talk show. «Non posso, c’è in ballo un giuramento a Costanzo: non vengo al tuo show, né vado altrove, e se lo faccio ti lavo i piatti gratis per un mese. Dei dibattiti in tv penso tutto il peggio possibile» (a Pino Corrias) [Vty 12/3/2014].
• «Gad Lerner è un rosicone mostruoso, nei miei confronti cova revanchismi da destabilizzato cronico. Con lui avevo una causa. Mi aveva accusato di ogni porcata. Mi aveva dipinto come para organizzatore del Bunga bunga. Con afflato didattico e con la consapevolezza di condurre un’indagine di un certo interesse, l’ho querelato anch’io».

• «Carlo De Benedetti. Ogni tanto mi stanco e in luogo del sicario, me la prendo con il mandante. Gli proposi di eliminare le Veline se il Gruppo Espresso avesse rinunciato alle sue due Veline, cioè Velvet e D la Repubblica delle donne, le note filiere della carne e della doppia morale su cui campa da sempre. Non mi diede retta e io, come promesso, tenni le Veline e cambiai loro il nome in Carline».

• «Beppe Grillo lo incontro spesso. Passammo insieme momenti memorabili. Eravamo entrambi ospiti nella villa di Baudo, a Morlupo e quando Pippo usciva per andare a lavorare, curiosavamo senza pudore tra cassetti, armadi e reliquie improbabili. Baudo mi ha fatto smontare l’archivio di Drive in. Tre mesi fa lo sento arringare la stampa: “Ricci ha compiuto un gesto da figlio di puttana, una cosa disgustosa”. Si era convinto che lo avessi messo in uno sketch come uno spermatozoo che corre a fecondare l’ovulo di Katia. Stante il mio gusto, non era possibile. Però ho cercato, perché anche a me capita di fissarmi su cose mai avvenute. Dopo settimane di apnea ho sventolato bandiera bianca, l’ho chiamato e gliel’ho detto: “Mandami pure a cagare per altri motivi, ma quella cosa, Pippo, non c’è e non c’è mai stata”. Ha bofonchiato un “Sei sicuro?” e mi ha detto “vediamoci”. La storia della mia cattiveria è una leggenda. I cattivi sono altri».
• «Detesto la montagna, il freddo, i motori, gli ipocriti, chi per darsi un tono ti parla di vino, la battuta che prolassa le palle, le minestrine, la calma piatta, i presepi eretti ad arte, le esclusive, l’esser considerato venerato maestro. Odio impagliarmi. Mi sono sempre ribellato all’idea di diventare santo di sinistra, santo subito» (a Malcolm Pagani) [Fat 30/3/2014].
• «Mi immaginavo come un vecchio saggio, forse impappamollito, invece con il tempo divento sempre più un vecchio malvissuto con la canizie vituperosa. E ne vado fiero» (a Renato Franco) [Cds 29/3/2012].
• La moglie si chiama Silvia Arnaud. Le figlie Alessandra, Vittoria, Francesca.

• Critica «A Mediaset è il più permaloso» (Fedele Confalonieri).
• «È notoriamente un tipetto solitario, ha vinto 20 Telegatti ma li vorrebbe avere presi tutti quanti: non ama avere concorrenti, men che meno sullo stesso terreno della tv d’intrattenimento per così dire “anticonformista”» (Paolo Martini).
• «Chi comanda di più a Mediaset è Antonio Ricci, perché gli viene riconosciuto che è il più bravo a fare il suo lavoro e il più intelligente. Da noi quelli che sono bravi e intelligenti possono a modo loro comandare» (Gerry Scotti).
• «Con Striscia è riuscito a creare l’organizzazione più strutturata al mondo dopo al Qaeda. Tiene tutti in pugno. Sono sicuro che ha delle foto di Andreotti da bambino» (Salvatore Ficarra).
• «La vera natura di Ricci è che più è ingarbugliata la situazione, più è difficile, più lui si diverte. Entra e esce dal tribunale per la quantità di cause – tutte vinte – che fanno a Striscia. Antonio ci sguazza nelle polemiche» (Michelle Hunziker).
• «Il vate che ha tradotto nella lingua volgare della televisione commerciale una mentalità degradante e misogina» (Gad Lerner).
• «Record di longevità al potere (televisivo), un Andreotti del piccolo schermo. Con le veline ha anticipato l’immaginario berlusconiano, con il Gabibbo ha seminato per un quarto di secolo l’antipolitica» (Marco Damilano).
• «Ha lanciato i fuorionda come eminente risorsa televisiva» (Filippo Ceccarelli).
• «Se non passi sotto il rullo di Antonio Ricci non esisti» (Giovanni Toti).

• Frasi «La tv è pericolosa in quanto è ritenuta parte del vero. Io devo dimostrare in modo provocatorio che quello che ti fanno vedere è ciò che vogliono e non ciò che accade» (da un’intervista di Alain Elkann).

• «Noi facciamo satira, mentre i tg e i programmi come Porta a porta e Ballarò dicono di fare informazione. In realtà spesso è il contrario».
• «La televisione cambierebbe se cambiasse l’Auditel. Ci sono tutta una serie di trasmissioni obsolete che raccolgono in termini di pubblico, le fiction, le storie dei santi ma non sono successi commerciali, nel target. Per cui c’è un’istigazione a fare un tipo di tv più vecchia perché apparentemente dà un successo» (a Massimiliano Lenzi) [Tmp 27/9/2013].
• Le veline: «La prova tangibile che siamo un varietà e nient’altro». «Se mia figlia volesse fare la velina? Nessun problema. Sarei molto più preoccupato se volesse fare la telegiornalista».
• «Voglio seminare dubbi in un mondo di ipocrisia mediatica, in cui se giri uno spot di intimo con un regista e una protagonista che fanno finta di essere impegnati politicamente, nessuno parla di utilizzo del corpo delle donne».
Politica Dice di non aver mai votato Berlusconi: «Per motivi religiosi non posso non essere di sinistra. Ho anche fondato il Movimento SSSS: Si può essere di Sinistra Senza essere Stronzi. Ho avuto molte adesioni nella base. Tra i Vip però non ho sfondato» (ad Aldo Cazzullo).
• A fine 2012 sui giornali si disse che Berlusconi avrebbe cercato un contatto con Beppe Grillo chiedendogli di fare da intermediario. Ricci smentì: «Magari. Come a chiunque mi sarebbe piaciuto assistere all’incontro e poi spifferare cosa si erano detti. Mi sarebbe piaciuto da matti...».
• Non ha votato nemmeno per Beppe Grillo: «Mettere una croce in faccia al mio vecchio amico sarebbe come fargli un necrologio. A parte che sul 90 per cento delle cose ha ragione, a ’sto giro mi sono astenuto senza drammi. per fortuna ero all’estero. Spero e penso che Beppe non voglia ritagliarsi in eterno il ruolo di “comico della provvidenza”» (a Pino Corrias).
Vizi Porta la barba: «La porto da quando avevo 17 anni, con una breve interruzione a 30. Ero a New York, mi rasai, ma ho resistito solo un mese e mezzo. E dire che era bello, facevo gli scherzi agli amici, gli piombavo alle spalle e li insultavo, tanto non mi riconoscevano».
• Guarda poca televisione. «Quella notturna che culla il mio stato comatoso. Guardo i tizi che pescano i pesci siluro al buio, nel fango» (a Pino Corrias).
• «Vorrei morire evaporando in una sauna» (a Renato Franco).