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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

• Giuliano Teatino (Chieti) 22 febbraio 1948. Politico. Eletto alla Camera nel 2008 con l’Idv, nel dicembre 2010 (vigilia del voto di fiducia al Berlusconi IV) aderì a Noi Sud e votò contro la sfiducia al governo. Nominato consigliere personale del ministro dell’Agricoltura Francesco Saverio Romano (maggio 2011), nel 2013 fu eletto al Senato con il Pdl (poi Forza Italia).
• «Ex operaio tessile abruzzese emigrato diciassettenne a Lucerna, eletto a sorpresa nell’Idv (...) circoscrizione Europa» (Paolo Bracalini) [Grn 5/2/2009].
• «Mi rivedo quando ero alla dogana, che mi fecero spogliare per valutare se avessi malattie (...) Quando sono stato eletto, madonna mia, non volevo crederci. Stavo in un luogo con avvocati, giudici, tutta gente che avevo visto in televisione. Mi chiamavano onorevole e pensavo: vuoi vedere che questo mi piglia in giro?» (ad Antonello Caporale) [Rep 16/9/2010].
• «Col suo voto fu determinante per salvare Berlusconi il 14 dicembre 2010 (ricordate? “Io per dieci giorni non pigliavo la pensione. Ho detto: ché, se c’ho 63 anni, giustamente, dove vado a lavorare io? Mi spiego? Ho pensato anche ai cazzi miei”) ha la chioma da Flamingo Road più cotonata del solito. Il destino lo ha posto lì, oggi, proprio accanto al capo. Qualunque cosa quello dica, lui annuisce» (Gian Antonio Stella) [Cds3/10/2013].
• Il 4 novembre 2013, ospite alla Zanzara, su Radio 24, disse: «Io non sono né falco e né colomba nel Pdl, sono solo di proprietà di Berlusconi, quello che lui mi dice io faccio. Ce ne vorrebbero altri due di Berlusconi». «Il parlamentare ha ribadito la sua lealtà nei confronti del Cavaliere: “Io sto con lui”, “farei qualsiasi cosa”. E alla domanda se si getterebbe anche sotto un treno per l’ex premier, ha proseguito senza indugio: “Certo, perché no? Per salvare l’Italia lo farei”. Sarebbe anche disposto a morire per Berlusconi? “Senz’altro, se serve per il bene del Paese”, ha risposto Razzi. Che auspica, in questo caso, “un infarto, in modo veloce”. E finisce per giurare eterna fedeltà. “Piuttosto che tradirlo preferirei morire”, chiosa» (Cds 5/11/2013).
• «(…) Antonio Razzi e Domenico Scilipoti (…) due dei personaggi più ameni della legislatura morente. Per i pochi all’oscuro delle loro biografie politiche: il giorno del colpo di mano di Gianfranco Fini (14 dicembre 2010), la coppia mollò l’Italia dei valori nella quale era stata eletta e votò la fiducia al governo di centrodestra, per una garanzia di sopravvivenza di undici mesi. (…) Però, (…) né l’uno né l’altro pareva più tanto certo nemmeno di essere candidato, in rispetto alla voga moderna: liste pulite e presentabili. Non che vantino fedine penali all’altezza; Scilipoti è persino incensurato e Razzi se la cava con una questioncella che ha a che fare col Centro regionale abruzzese di Lucerna, da lui presieduto e fondato nel 1977; ora gli affiliati sostengono che Razzi si sia messo in tasca i soldi per i terremotati, ma è un’accusa senza verifica. E però la fama di cui entrambi godono, meritata o no, pareva averli preceduti e cancellati. Scilipoti – uomo di una furbizia tutta sua – aveva pure dichiarato: “La decisione di non presentare una mia lista alle prossime elezioni politiche è maturata dal fatto che ritengo sia più importante condividere un progetto e delle idee comuni su dei temi di interesse nazionale, piuttosto che dar spazio alla mera ambizione personale di sedere in Parlamento”. La traduzione è adesso più chiara: nessuna lista che tanto non me la vota nessuno, vado col Pdl e mi gioco le poche chance di rientrare in Parlamento. Il più taciturno Razzi (anche perché ha vissuto molti anni in Svizzera e pratica un italiano rudimentale) non si è sbilanciato e però ora, naturalmente, viene alla memoria quello che denunciò nel settembre del 2010, due mesi prima del ribaltone: “Si è parlato anche di pagarmi il mutuo e darmi un posto nel governo, ma la proposta più concreta è stata la rielezione sicura” (…)» (Mattia Feltri) [Sta 22/1/2013].
• «(…) Vogliamo ricordare come il deputato Razzi, emigrato in Svizzera, eletto con l’Idv dopo una campagna tutta contro Berlusconi motivò il suo salto della quaglia fornendo con Scilipoti all’ex odiato Cavaliere i voti indispensabili a sopravvivere nel voto di sfiducia del 14 dicembre 2010? Lo motivò così: “Io avevo già deciso da un mese prima. Mica avevo deciso, figurati, tre giorni prima”. “Ma come, tre giorni prima avevi detto male di Berlusconi!”, gli ribatté il dipietrista Francesco Barbato. E lui: “L’ho detto apposta. Avevo già deciso”. Perché? Per non mettere a rischio il vitalizio se fosse finita subito la legislatura: “Io non avevo la pensione ancora. Dieci giorni mi mancavano. E per 10 giorni mi inculavano”. “Ah, lì, il 14 dicembre…”. “Sì. Perché se si votava il 28 marzo com’era in programma, io per 10 giorni non pigliavo la pensione. Hai capito? Io ho detto: ché, se c’ho 63 anni, giustamente, dove vado a lavorare io? In Italia non ho mai lavorato. Che lavoro vado a fare? Mi spiego? Io penso anche per i cazzi miei. Io ho pensato anche ai cazzi miei. Non me ne frega. Perché Di Pietro pensa anche ai cazzi suoi… Mica pensa a me. Perciò fatti un po’ i cazzi tua e non rompere più i coglioni. E andiamo avanti. Così anche te ti manca un anno e poi entra il vitalizio. A te non ti pensa nessuno, te lo dico io, caro amico, te lo dico da amico, che questi, se ti possono inculare, ti inculano senza vaselina nemmeno”. Si sfogherà poi il cotonato gentiluomo, quando gli rinfacceranno la volgarità del linguaggio e del ragionamento, che quella confidenza l’aveva fatta senza sapere che Barbato lo filmava con una mini telecamera nascosta. E che quella del collega era stata proprio una scorrettezza. (…)» (Gian Antonio Stella) [Cds 22/1/2013].
• Spesso criticato per le sue posizioni sulla Corea del Nord: «Una (…) grande passione che rasenta l’idillio: la Corea del Nord. E, in particolare, il suo giovane Kim Jong-un che saluta con la manina dai palchi delle parate come un lider maximo consumato, lui che ha solo 31 anni. Della folgorazione di Razzi sulla via del 38° parallelo già si sapeva, come ha ribadito l’interessato al suo ritorno da un viaggio in Asia. “La Corea del Nord assomiglia molto alla mia Svizzera, per questo l’apprezzo. Le persone sono precise quando si danno gli appuntamenti. E poi c’è la pulizia delle strade, molto molto pulite” ha spiegato Razzi in uno sketch ancora più riuscito, forse, di quello del film Johnny Stecchino sulla più grave tra le piaghe siciliane, ’u trafficu» (Salvatore Maria Righi) [Unt 13/1/2014].
• «Come Forrest Gump che stringe la mano a Kennedy e discute in tv con John Lennon, così Antonio Razzi, partito da un paesino d’Abruzzo anni fa, passato per le fabbriche svizzere e catapultato in Parlamento, plana a Pyongyang per trattare la pacificazione tra le due Coree direttamente col dittatore Kim Jong-un, impresa fallita da Barack Obama. “Macché dittatore, è una persona squisita, gentilissimo” spiega Razzi, al telefono da Pechino, senza sbottonarsi troppo perché il governo cinese potrebbe essere interessato alle sue rivelazioni. “Appena ha saputo che ero italiano mi ha fatto le feste, uhh! Stravede proprio per noi italiani”. Razzi può sfoderare oltre all’italiano un ottimo tedesco, imparato in trent’anni di lavoro a Lucerna. “Anche Kim Jong-un sa il tedesco perché da giovane l’ha studiato, a Berna. Ma quando ci siamo incontrati l’altro giorno abbiamo parlato italiano, nel senso che la nostra delegazione era accompagnata dal signor Ri, il responsabile della Nord Corea per l’Europa, e lui parla italiano perfettamente”. Nel dialogo con Kim Jong-un, Razzi ha portato avanti il suo programma di pacificazione tra Pyongyang e Seul, divise dal 1953. Sugli esiti, l’onorevole è ottimista: “Non posso dire di più, ma da parte del governo nordcoreano c’è voglia di fare pace col Sud, penso si possa fare un bel lavoro di riappacificazione”. Le armi atomiche? “Assolutamente no, in una riunione un grande esponente del loro partito mi ha detto: Caro senatore Razzi, gli altri ci buttano le bombe, e noi rispondiamo con le frecce. Loro vogliono la pace. Sono bravissime persone”. Nel frattempo, Razzi ha rappresentato, al governo di Pyongyang, tutta l’amicizia del popolo italiano, e l’apertura alla condivisione dei nostri valori, innanzitutto il calcio. “Il presidente (Kim Jong-un) ama la pace e ama anche lo sport. Mi ha detto che manderanno i loro ragazzini a imparare a giocare a calcio in Italia. Io ho fatto incontrare una loro delegazione coi dirigenti di Milan, Inter e Juventus. Pippo Inzaghi è stato molto disponibile. So che il governo nordcoreano è interessato anche alla scuola di calcio a Barcellona. Apriranno anche un’ambasciata in Spagna”. Ma il rapporto tra Corea del Nord e Italia è un’altra cosa: “Hanno proprio un feeling con noi, amano la nostra cultura, la nostra lingua. Loro ci ascoltano molto. Io gli ho detto: Siamo due penisole, bagnate dai mari. Voi siete l’Italia dell’Asia. Davvero penso che ci sono grandi opportunità di scambi commerciali, sono interessati ai nostri macchinari”. Il senatore Razzi ha lasciato il cuore a Pyongyang: “È la sesta volta che ci vado. È un Paese pulitissimo, non trovi una cicca a terra nemmeno a cercarla col lanternino, mi sembra la Svizzera. Gli italiani dovrebbero andarci in vacanza. I nordcoreani sarebbero molto contenti. Le cose negative che si dicono della Corea del Nord? Sciocchezze”» (Paolo Bracalini) [Grn 31/7/2013].
• «Ma quale zio sbranato dai cani, Kim Jong-un vuole più democrazia. E noi senatori andremo a giocare a pallone in Corea del Nord, perché lo sport è come la musica: aiuta la pace». Lei ha verificato? «Sì, ho chiesto al responsabile della Corea in Europa. Gliel’ho detto: “Io mi trovo in difficoltà, mi chiedono tutti dei cani”. E lui mi ha tranquillizzato: “Non si preoccupi, non è vero niente”». Ma qual è stato il problema? «Il nuovo leader vuole un po’ di democrazia. E invece lo zio non voleva, preferiva la dittatura che c’era prima». Kim Jong-un è un democratico? «Lui ha fatto le scuole a Berna, ama lo sport: magari è innamorato del modello europeo. Magari introduce un po’ di libertà». Ma lo zio è morto o no? «Se sia ancora vivo o l’abbiano fucilato non saprei dirlo. Io ho chiesto solo dei cani» (Razzi intervistato da Luca De Carolis) [Fat 30/1/2014].
• Più volte protagonista di gaffe e strafalcioni con la lingua italiana, l’Espresso ha raccolto le sue principali dichiarazioni dal settembre 2010 a oggi: «Settembre 2010, Razzi giura fedeltà a Di Pietro: “Io sono eletto nell’Italia dei Valori e tale voglio rimanere, fino alla morte: fino a che Di Pietro mi tiene io sto lì, anche perché è un rispetto verso coloro che mi hanno votato... chi glielo va a dire ai miei elettori che sono stato comprato da un altro partito? Così dovrebbero fare tutti gli altri deputati, non si dovrebbero far comprare perché il cittadino non vuole queste cose... Mi tentano, ma io resisto... mi hanno proposto di pagarmi il mutuo, offerte buone, posti buoni... qualche carica... anche di entrare nel governo... ma ho una faccia sola e un patto con Di Pietro. Come potrei farmi vedere in giro domani se passassi con Berlusconi?...”. Dopo tre mesi, 14 dicembre 2010, salva Berlusconi dalla sfiducia: “Certo che gli voto la fiducia. Ma se ci leviamo Berlusconi, chi ci mettiamo? Di meglio che non ce n’è”. A marzo 2011 ancora nessuna nomina, Razzi comincia a perdere la pazienza: “Abbiamo salvato questa legislatura. E a che prezzo: minacce, insulti, scritte sui muri... E guardi che io non ho chiesto nulla. Sia chiaro. Io che credevo fossero un po’ diversi, invece sono peggio... Quasi mi vergogno di appartenere a questo gruppo. Ripeto, se la legislatura è in piedi il merito è nostro. Un posticino almeno, qualcosa per dire grazie, un riconoscimento. Portavoce, segretario di presidenza. Lì sono tutti a chiedere qualcosa, io mica puntavo a un ministero, a un sottosegretario. Volevo un incarico, ‘hai fatto questo e ti meriti quest’altro’. Dovrebbe funzionare così no?...”. Dopo due mesi, maggio 2011: Finalmente arriva un incarico: “consigliere personale del ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Saverio Romano”. Dovrà occuparsi di “lotta alla contraffazione”. Le sue competenze? “Guardi... io ho lavorato tanto con i ristoratori... non sono un ristoratore, ma sono un buongustaio, e soprattutto un buon cuoco: a tempo perso, molte volte, aiuto mia moglie in cucina”. E ancora: “Che ne so io di contraffazione? Guarda... io ne so abbastanza... essendo che io ho vissuto all’estero e che so quando i ristorandi hanno i prodotti contraffatti perché gli costano di meno perché ci può guadagnare... no, io non facevo il ristoratore, però me ne intendo...”. Luglio 2011, Antonio Razzi e Domenico Scilipoti tornano da un viaggio “istituzionale”, Londra e Parigi: “Purtroppo non siamo riusciti ad incontrare la Regina e la fritz ledi (sic) di Francia Carla Bruni, ma stiamo lavorando per la pace nel mondo”. Ad ottobre 2011 si ritrova pure in commissione Cultura, e ai microfoni de La Zanzara dichiara: “Adesso sono anche in commissione Cultura, scienze, istruzione e politiche comunitarie... allora, siccome il dottor Sgarbi è un grande della Cultura... ehmm... vengo a prendere lezioni da Sgarbi... per sapere di più della cultura. Come non so niente di cultura? Perché no?... Di che so? Ehehe, di tutto... nella vita bisogna sapere di tutto, non si finisce mai di imparare, perciò vado a lezioni di cultura dal professor Sgarbi... mi insegna la cultura perché è l’unico in Italia che ne sa. Che gli altri non sanno niente... Chi emana una direttiva europea? Eeeeeh il Parlamento europeo... ah, la Commissione europea? Vabbé, è uguale... ora le devo anche lasciare perché sono col Maestro”. A fine anno la telecamera nascosta dell’onorevole Barbato riprende le confessioni di Antonio Razzi, in piena camera dei Deputati: “Io te lo dico chiaro: il 14 dicembre ho fatto i cazzi miei... 10 giorni mi mancavano per la pensione, e per 10 giorni mi inculavano... io c’ho 63 anni, dove vado a lavorare io? Cazzo me ne frega, tanto qui sono tutti malviventi, se non fai da solo ti si inculano loro”. Febbraio 2012, Antonio Razzi presenta il suo nuovo libro: prefazione di Silvio Berlusconi: Ora si trova in commissione Politiche europee ed è appena rientrato da una conferenza all’Onu. Gli si chiede, “lei sa cos’è lo spread?”. “Certo che so cos’è lo spret, questa parola è venuta dall’abruzzese... quando si va a comprare un asinello io sentivo sempre gli anziani che dicevano ‘e lo spret ci sctà?’, significa che levando tutto dall’asinello non pesa più 10 chili ma ne pesa 8”. Marzo 2012, in piena vicenda-esodati: “Come penso di risolvere il problema degli esodati? E chi sono gli esodati? È una parola tecnica, difficile”. Razzi non conosce molto bene l’inglese, ma è appena stato in Uganda per la 126° conferenza interparlamentare, aprile 2012: “In Uganda ci stavano 2.000 deputati da tutto il mondo, era tutto il mondo presente. Avevamo due traduttori, noi parlavamo italiano perché siamo italiani e non è che potevo mettermi a parlare in altre lingue. In Uganda ho parlato di... ehm... di una cosa molto importante... di una cosa attuale... il problema della politica, che noi politici stiamo messi proprio male... in Uganda ho parlato dell’antipolitica”. A luglio, parla di Fiscal compact: “Che cos’è il Fiscal compàt? Eh non lo so nemmeno io... si fa per scherzare... è una cosa molto semplice: Fiscal Compàt”. Alle politiche 2013 si candida con il Pdl, il suo appello su Youtube fa il giro della rete: “Chi meglio di me può far incrementare il turismo in Abruzzo? Pensate ai tornei di tennis e di pallone che io ho organizzato a Francavilla al Mare, a Montesilvano e a Pescara, addirittura con il primo ministro bulgaro Bojko Borisov!”. Le elezioni sono alle porte e Razzi, ex Idv, per l’ennesima volta ci ripete quello che pensa del Cavaliere: “In Abruzzo dovrebbero fare un monumento a Berlusconi... Lui è un messia mandato da Dio, l’unico che può salvare l’Italia e l’Europa. La Merkel e gli altri leader sono gelosi della sua intelligenza! Dobbiamo ringraziare che Berlusconi è nato in questo millennio, perché uno così nasce ogni mille anni, lui è l’Archimede della politica, un genio assoluto... meno male che Silvio c’è!”. 27 febbraio 2013, la gioia per la rielezione: “Aspetta nu momento, qua piangono tutti! Ho persino chiamato Scilipoti, ‘ma allura è vero!’, ero contentissimo per la rielezione! Sono stato ripagato del grande impegno svolto: ho intervenuto sul porto di Pescara, vai a vedere su gugle, poi interpellanze sul lago di Bomba, per il mio collegio organizzavo pizzate, tornei di calcetto e di tennis, pure nel capoluogo!”. A marzo 2013 si scatena contro Beppe Grillo: “Grillo propone di ridurci lo stipendio a 5 mila euro lordi. È impossibile, a meno che non andiamo a dormire in un sacco a pelo. Oppure possono ospitarci i grillini a casa loro... Io già vado a dormire in un albergo a una stella che ha appena appena il bagno”. Si ritorna a parlare di compravendita: “Io comprato da Berlusconi? Ma quando mai. Io sono un poveraccio. E avessi avuto li soldi, l’avrei pagato io a Berlusconi per andare da lui... l’avrei pagato, prendimi e portami con te”» (Esp 8/5/2013).
• È uno dei personaggi maggiormente presi di mira da Maurizio Crozza nel suo programma Crozza nel paese delle meraviglie (La7): «Tutta pubblicità. Mi so fatto due risate pure io quando l’ho visto. Gli pago il caffé se lo incontro. Mo’ sto in Parlamento, no?» (a Concetto Vecchio) [Rep 27/2/2013].