Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  dicembre 12 Martedì calendario

• Città di Castello (Perugia) 15 gennaio 1939. Dirigente. Ex team manager del Milan (1982-2008), adesso dirigente addetto agli arbitri nelle partite casalinghe. «Contribuì alla leggenda del Perugia di D’Attoma, quello che, nella stagione 1978-79, si piazzò secondo alle spalle del Milan della stella senza perdere una partita, un record per il campionato a 16 squadre poi bissato nel 1991-1992 quando, con Capello in panchina, i rossoneri vinsero lo scudetto senza sconfitte nell’ambito della leggendaria striscia di 58 gare di imbattibilità (“Sono due primati storici ed entrambi mi appartengono”)» (Alberto Costa).
• «Quando Giussi Farina, il possidente terriero veneto che oltre ai francobolli collezionava società di calcio, lo chiamò al Milan, Ramaccioni aveva 43 anni e per tutti era “quello che aveva soffiato Paolo Rossi alla Juve, non uno dei tanti cretini che si occupava di calciomercato”. Umbro di Città di Castello, affabile, colto, arguto, un paio di enormi baffi che ne hanno sempre caratterizzato i tratti somatici (“Semplicemente per distinguermi da mio fratello gemello Tommaso”), Silvano Ramaccioni ha vissuto la storia del Milan dell’ultimo ventennio dal suo osservatorio privilegiato, dietro le quinte ma non per questo ai margini dell’impero. Inizialmente come direttore sportivo a tempo pieno, successivamente, con l’irruzione di Silvio Berlusconi sulla scena, in qualità di team manager, vale a dire di ufficiale di collegamento tra l’establishment dirigenziale e la squadra, un incarico cucito su misura per lui» (Alberto Costa).