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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

• Bazzano (Bologna) 22 agosto 1941. Imprenditore. Specializzato nel trapianto di capelli. Slogan: “Capelli per chi ha la testa”. Gestiva decine di centri di lotta alla calvizie in Italia e all’estero. «I pelati sono brutti, non credete a chi afferma il contrario. Anche la volpe dice che non le piace l’uva perché non riesce a coglierla».
• Commerciante in capelli veri e in parrucche, alla fine degli anni Sessanta diventò praticamente calvo. Messosi a studiare il problema dei trapianti, escogitò la “protesi tricologica”, un impianto non invasivo a contatto con la cute tramite un componente attivo che fa sinergia con l’epidermide (in pratica «un parrucchino – di capelli naturali – ndr – applicato sul cuoio capelluto con un nastro bioadesivo», scrisse la Repubblica nel 2003 citando una sentenza della Cassazione).
• In Italia uno dei primi ad autopromuoversi in televisione: «Nell’80 ci fu lo spot della sirena. Testa mi disse che quella era la più bella idea pubblicitaria degli ultimi anni. Costò pochissimo eppure entrò nell’immaginario collettivo: “Salve, sono Cesare Ragazzi, cosa c’è di strano? Che io sono calvo! Sì, calvo, ma con in testa la mia idea meravigliosa...”. E poi il tuffo in mare e la sirena con la voce fuori campo che diceva: “Tutto può succedere a un calvo che si è messo in testa un’idea meravigliosa”» (da un’intervista di Oltre).
• Tra i suoi clienti c’era anche Lucio Dalla.
• Il tribunale di Bologna ha dichiarato fallita la sua Cesare Ragazzi Company nel settembre del 2009.
• «La cosa che più l’ha imbufalito non sono state le ironie e i giochi di parole sull’“idea meravigliosa” che ha fatto crac, fallita, finita in tribunale sotto il peso di debiti e conti in rosso. E nemmeno che la notizia del suo tonfo avrebbe fatto il giro del mondo, per la gioia sottile di quei calvi da sempre rimasti orgogliosamente tali, gli stessi che negli anni Ottanta schiumavano bile quando lui, ex pelato, emergeva con chioma fluente dalla piscina di casa, riempiendo la tivù con quel “salve, sono Cesare Ragazzi” passato in pochi anni da spot a tormentone. No, quello che davvero l’ha mandato in bestia, più di qualsiasi libro contabile o curatore fallimentare, è stato sentirsi dare del “re dei capelli finti”. A lui. “Eh no, questa non passa – ringhia –. Ma quali capelli finti! Quelli li vendono i cinesi. Io e la mia azienda ricostruiamo il cuoio capelluto sul quale poi innestiamo capelli provenienti da donatori: in un centimetro quadrato ci stanno dai 120 ai 150 capelli. Tutto registrato, tutto brevettato a mio nome. Perché, questo sia chiaro, io non sono fallito come persona...”. Cesare Ragazzi, tre figli, un impero lungo 40 anni e 900 mila clienti dopo, è così: uno spot vivente. Anche adesso che la sua Company è stata dichiarata fallita, che il tribunale di Bologna ha nominato un curatore fallimentare per salvare il salvabile e i 100 dipendenti dello stabilimento di Zola Predosa masticano da diverse settimane il pane duro della cassa integrazione straordinaria, lui e la sua idea meravigliosa continuano a fare coppia. “Ci mancherebbe! – afferma – L’idea è ancora valida. Diciamo che s’è presa il raffreddore. Ora le spiego: pioveva forte, ma le banche non sono state carine con noi, non hanno voluto darci l’ombrello e noi ci siamo bagnati come pulcini, capita... In altre parole: il nostro progetto era quello di espanderci, ma siamo rimasti senza denari, non era il momento giusto. Ma non è il mercato che ci manca: il mondo è pieno di calvi...” (…)» (Francesco Alberti) [Cds 24/10/2009].