Biografia di Paolo Rossi
• Prato
23 settembre 1956. Ex calciatore. Con la nazionale vinse nel
1982 il titolo mondiale (capocannoniere del torneo disputato in Spagna), nello stesso anno fu premiato col Pallone d’
Oro (secondo italiano dopo
Gianni Rivera nel ’69). Cresciuto nelle giovanili della
Juventus, esordio in serie A col Como (1975/1976), col Vicenza ottenne prima la promozione in serie A e poi un clamoroso secondo posto in campionato (1976/1977-1977/1978, fu capocannoniere in entrambi i tornei, doppietta mai più riuscita fino al 2006/2007-2007/2008, quando fu ripetuta da
Alessandro Del Piero). Passato al Perugia dopo la retrocessione in B del Vicenza (1978/1979), nel
1980 subì una squalifica di due anni per il coinvolgimento nello scandalo del
calcioscommesse (si è sempre dichiarato innocente). Acquistato dalla
Juventus, tornò in campo il
2 maggio 1982 a Udine, segnando subito un gol, dopo 2 settimane (
16 maggio) vinse il suo primo scudetto. Capocannoniere della Coppa Campioni 1982/1983, conclusa ad Atene con la clamorosa sconfitta in finale dei bianconeri (
25 maggio 1983, 1-0 per l’Amburgo), due anni dopo conquistò il trofeo nella tragica notte dell’Heysel (
29 maggio 1985, 1-0 al Liverpoool, a Bruxelles le cariche degli hooligans inglesi costarono la vita a 39 tifosi, 32 dei quali italiani), la stagione precedente (1983/1984) aveva centrato l’accoppiata scudetto/
Coppa delle Coppe. Nel 1985/1986 passò al
Milan (si distinse solo per una doppietta all’
Inter nel derby finito 2-2 l’
1 dicembre 1985). Tormentato fin dall’inizio della carriera dai problemi alle ginocchia, si ritirò ad appena 31 anni dopo un campionato disputato col Verona (1986/1987). In totale: 215 presenze e 82 gol in serie A, 36 presenze e 15 gol nelle coppe europee, 48 presenze e 20 gol in nazionale. Adesso commenta le partite per Sky e gestisce un agriturismo. Tutti i brani che seguono sono tratti dall’autobiografia
Ho fatto piangere il Brasile (Limina 2002).
• Paolo Rossi iniziò a giocare a 9 anni con lo Sporting Santa Lucia, squadra messa in piedi dal medico del paese, il dott. Paiar. All’epoca il fenomeno della famiglia pareva essere il fratello Rossano due anni più grande. Per idolo lo svedese Kurt Hamrin, Rossi finì alla Cattolica Virtus di Soffiano, sulle colline fiorentine. Segnati in cinque anni 119 gol (153 partite), al termine dalla stagione 1971/1972 fu acquistato dalla
Juventus: «Non è stato facile, ai miei genitori non è che l’idea andasse molto. Sono rimasti scottati dall’esperienza di mio fratello, anche lui in bianconero, che dopo un anno è stato rispedito a casa. Mia madre non ne vuole sapere di mandare a Torino un altro figlio così giovane, mio padre consiglia al dottor Nesticò, un dirigente della Cattolica, di sparare una cifra alta, per dissuadere quelli juventini, ma non c’è verso. Italo Allodi viene a casa nostra, fa opera di mediazione e alla fine per quattordici milioni e mezzo faccio la valigia».
Rossi si rompe il menisco
• Esordio con la Primavera nel novembre del 1972 in un derby col Torino, lo scontro col granata Delladonna gli costò la rottura del menisco esterno-destro: operato solo nel febbraio 1973 dopo che per mesi era stato tormentato dai dolori, tornò disponibile solo nella stagione successiva. Prima convocazione in nazionale (juniores) nel novembre 1973, il
1 maggio 1974 Rossi giocò la prima partita ufficiale, a Cesena in un match valido per la
Coppa Italia: maglia numero 7, per compagni di squadra, tra gli altri,
Dino Zoff,
Claudio Gentile,
Fabio Capello e
Franco Causio. Quando pareva pronto per la prima squadra, uno scontro col granata Serami in un derby valido per il campionato “Beretti” gli fece saltare il menisco esterno sinistro. Sottoposto a una nuova operazione, il problema non si risolse finché non scoprirono che gli era saltato anche il menisco interno (nuova operazione, settembre 1974).
Rossi in prestito al Como
• Complice una “soffiata” di
Marco Tardelli al suo ex direttore sportivo Giancarlo Beltrami («al giovedì in partitella c’è un tipo giovane che mi fa impazzire. Quasi non tocco palla. Come si chiama? Rossi, Paolo Rossi»), nell’ottobre del
1975 arrivò il prestito al Como (serie A). Poco considerato dal tecnico Beniamino Cancian, non andò meglio col suo sostituto
Osvaldo Bagnoli e alla fine Rossi collezionò solo 6 presenze (cinque partendo dalla panchina).
Il boom di Vicenza
• Per il 1976/1977 Paolo Rossi finì in prestito al Lanerossi Vicenza (serie B): compenso globale annuo 8 milioni lordi, 50mila lire per ogni presenza, 1 milione per l’eventuale promozione in serie A. Il tecnico Giovan Battista Fabbri gli cambiò ruolo e lo schierò centravanti, affidandogli la maglia numero 9 («un ruolo nel quale un giorno, quando in una partita con gli allievi della
Juve fui letteralmente malmenato, giurai non avrei più giocato»). A novembre arrivò la prima convocazione nell’Under 21. Con un pareggio proprio a Como, il
19 giugno 1977 il Lanerossi Vicenza centrò la promozione in serie A. Ospite alla “Domenica Sportiva”, il presidente
Giussy Farina annunciò che Rossi, capocannoniere con 21 reti in 36 partite, sarebbe restato un altro anno in Veneto: «Mi spiace per Boniperti ma era nostro diritto tenere Rossi per un’altra stagione e l’abbiamo esercitato». Il compenso per il 1977/1978 fu fissato in 27 milioni lordi, premio di 5 milioni per la salvezza e per la top 5 nella classifica cannonieri (5+5), 200 mila lire a presenza.
L’esordio di Paolo Rossi in Nazionale
• Dopo aver segnato la quarta doppietta in campionato, mercoledì
21 dicembre 1977 arrivò per Paolo Rossi l’esordio in nazionale, in un amichevole vinta 1-0 a Liegi contro il Belgio. Dopo l’amichevole persa 2-1 con la Spagna mercoledì
25 gennaio 1978 al Santiago Bernabeu di Madrid, la sua ottima prestazione spinse la stampa a soprannominarlo, in vista dei Mondiali in programma in Argentina nell’estate del 1978, Pablito. L’
8 maggio arrivò in società la convocazione tra i 22 azzurri di
Enzo Bearzot: «Confermiamo convocazione vostro giocatore Rossi che preghiamo di trovarsi Villa Pamphili Roma entro ore 18.30 venerdì 12 corrente munito indumenti gioco passaporto valido et vaccinazione antivaiolosa stop cartagialla est necessaria per ottenere visto Argentina stop per Rossi militare est indispensabile anche stato famiglia cartabollo stop saluti Federcalcio».
Paolo Rossi, mister 5 miliardi
• Capocannoniere del campionato con 24 gol, Rossi divenne l’oggetto di una contesa tra
Juventus e Lanerossi Vicenza. «L’esito della vicenda, dopo l’apertura delle buste in Lega a Milano, mi verrà comunicato appena rientrato negli spogliatoi al termine dell’amichevole fra Italia e Jugoslavia all’Olimpico (giovedì
18 maggio 1978, ndr): “Paolo, il Vicenza ha vinto l’asta, pare per duecento milioni di differenza...!”. Non ho nessuna reazione, né mi dispiace, né lo ritengo un danno per la mia carriera. Verrò a sapere, invece, che la
Juventus, non so per quale motivo, ha giocato a perdere, perché la cifra scritta in una busta sigillata con la ceralacca, 875 milioni, era molto più bassa del previsto e del mio verosimile valore di mercato. Farina, invece, esagerando, ha offerto due miliardi e passa creando un vero terremoto nel mondo del calcio. Scandalo, follia, e io in mezzo: l’immoralità dilagante, Nessuno riesce a capacitarsi perché un presidente, solitamente così parsimonioso, si sia lasciato prendere la mano e dove e quando abbia trovato tanti soldi. Si sprecano i paragoni, dicono che sono stato pagato più di quanto il Paul Getty Museum di Malibù abbia versato per acquistare un Cézanne, più un Van Gogh, più un Matisse, più un Renoir. Escono i retroscena: la
Juventus non avrebbe potuto concorrere con il Vicenza per la difficile situazione della Fiat, con migliaia di cassintegrati, Farina, invece, sarebbe stato indotto a questa supervalutazione da una soffiata di un amico, rivelatasi poi del tutto errata».
Paolo Rossi vince Pallone d’Argento, il Vicenza retrocede in B
• Torneo chiuso dall’Italia al quarto posto, Paolo Rossi (in gol contro Francia, Ungheria, Austria) vinse il Pallone d’Argento dei mondiali, preceduto solo da Mario Kempes, trascinatore dell’Argentina padrona di casa verso il primo titolo della sua storia. Alla fine del campionato 1978/1979 il Lanerossi Vicenza finì clamorosamente in B. Pochi giorni dopo i giornali annunciarono il passaggio al Napoli, ma quello che ormai tutti chiamavano Pablito rifiutò il trasferimento: «Lo spiego a Giorgio Vitali, il direttore sportivo che fa di tutto per convincermi: “No grazie, per me viene prima la vita e poi la professione, il calcio. E se devo invertire l’ordine delle cose ci devo pensare non una ma cento volte. Che vengo a fare a Napoli, il salvatore della patria? Con la gente che, me lo raccontava Sivori tempo fa, mi compra le sigarette e dorme per strada sotto casa mia, per vegliarmi: sono molto cari, ma non sono la persona giusta. Io posso offrire la mia personalità in campo, posso offrire calcio, ma da voi questo non basterebbe”». Alla fine arrivò il prestito annuale rinnovabile al Perugia, 500 milioni più la comproprietà di due giocatori. «Come mai società che hanno incassi ben più cospicui, pur dovendo rinforzarsi, non hanno trattato il mio acquisto? Mi piacerebbe soddisfare questa legittima curiosità, ma ho la sensazione che abbiano stretto un patto di non belligeranza, isolando Farina e lasciando che venissi conteso solo dalle “piccole”».
Paolo Rossi e lo scandalo del calcioscommesse
• Lo
scandalo iniziato con la denuncia presentata il
1 marzo 1980 da
Massimo Cruciani e
Alvaro Trinca, un grossista di frutta e un ristoratore che avevano perso milioni al “Totonero”, costarono a Paolo Rossi una squalifica di due anni terminata il
29 aprile 1982. Pablito si è sempre dichiarato estraneo al “
calcioscommesse”, attribuendo le sue disgrazie a una vicenda accaduta nel ritiro di Vietri sul Mare prima della partita Avellino-Perugia: «Dopo cena, mentre sto giocando la solita partita a tombola, tanto per ammazzare il tempo, mi si avvicina il mio compagno Della Martira: “Paolo, puoi venire un attimo che ci sono due amici che vogliono conoscerti?”. Non sono capace di dire di no. Controvoglia affido le mie cartelle a Ceccarini e mi alzo. Nella hall vedo due tipi che non avevo mai visto, stringo loro la mano: “Piacere”. Non capisco cosa vogliano da me. Improvvisamente Mauro Della Martira dice: “Paolo, questo è il mio amico che gioca alle scommesse”. E l’amico dell’amico in spiccato accento romanesco: “Paolo, che fate domenica?”. Rispondo genericamente: “Beh, cerchiamo di vincere”. “E se invece pareggiate?”. Non capisco dove voglia andare a parare, sono imbarazzato anche se non lo do a vedere. Non vedo l’ora di liberarmi dall’impiccio. Rispondo: “Il pareggio non è un risultato da buttare. L’Avellino ha un punto in meno di noi, ha vinto con la
Juve e ha perso soltanto con il Torino”. “Sai, abbiamo un amico dall’altra parte che dice che un pareggio andrebbe più che bene”, aggiunge l’altro... “magari fai anche due gol”. La discussione non mi piace per nulla. Voglio tornare alla mia tombola, quelle facce non mi ispirano fiducia, taglio corto: “Mauro, mi aspettano, ci vediamo, fai tu” giusto per non fargli fare brutta figura. E torno al mio posto e riprendo a giocare. Tutto è durato appena due minuti, quelli che diventeranno i due minuti più angoscianti della mia carriera». Il
30 dicembre 1979 Avellino-Perugia finì 2-2, Paolo Rossi segnò una doppietta.