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 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

• Avellino 18 febbraio 1948. Imprenditore. Nel 1978 creò la Giochi Preziosi, oggi seconda azienda europea del settore (dopo Lego) e quarta nel mondo (Mattel e Hasbro). È impegnato anche nel calcio: rilevato nel 1992 il Saronno, lo portò in due stagioni dall’Interregionale alla C1 per poi sfiorare la promozione in B; rilevato nel 1997 il Como, lo portò dalla C1 alla A: società ridiscesa in C e poi fallita, fu indagato per bancarotta fraudolenta e si fece qualche giorno di carcere, patteggiò una condanna a un anno e 11 mesi di carcere (pena sospesa). «Qualche errore l’ho fatto, ma se sono qui in aula è perché ci voglio mettere la faccia. Non ho paura. E voglio far sapere a tutti che Preziosi non è un bancarottiere», disse. Accusato di aver mantenuto il controllo occulto della società anche dopo aver acquistato il Genoa (giugno 2003), nel 2007 la Commissione disciplinare della Lega lo inibì a svolgere qualsiasi attività federale per 5 anni proponendone la radiazione, provvedimento in seguito annullato dalla Corte federale. Nel 2009, di fronte alla Disciplinare, patteggiò una sospensione di 4 mesi e con multa di 100 mila euro (devoluta poi alla lotta contro la Sla); fu nuovamente sottoposto a procedimento per aver partecipato a una riunione dei club di serie A mentre era sotto sospensione. Col Genoa ottenne nel 2005 una prima promozione in A, svanita per aver comprato con 250 mila euro la partita vinta l’11 giugno 2005 contro il Venezia (il cui dirigente Paolo Pagliara fu beccato dalla Guardia di Finanza mentre usciva dalla Giochi Preziosi con in tasca la mazzetta): la giustizia sportiva retrocesse il Genoa in C1 (sentenza molto discussa perché si scoprì che i giudici sghignazzavano alle sue spalle e sembrò che potessero aver scritto la sentenza prima del processo), la giustizia ordinaria gli ha inflitto una condanna a 4 mesi per frode sportiva (la prima in Italia), la Cassazione alla fine lo ha assolto. Il Genoa è poi risalito fino alla serie A (promozione nel 2007). Di nuovo indagato, a Cremona e Genova, rispettivamente nel 2012 e nel 2013: gli è stato contestato dai pm il mancato versamento di 8 milioni di Iva (sul suo conto fiduciario furono sequestrati 4 milioni).
• «Papà aveva un’orologeria, mamma insegnava. Uscito da scuola, cominciai a lavorare con papà, smontavo orologi, mi piaceva quel lavoro, ma a 17 anni persi il papà. E la mamma non se la sentì di lasciare sulle mie spalle la responsabilità del negozio. Potevo avere un posto con lo stipendio garantito, ho preferito venire al Nord, in cerca di fortuna. Ne ho fatti tanti, di lavori. Non li ricordo nemmeno tutti e non ho molta voglia di parlarne. Un giorno, aiutavo in un negozio di elettricità, entrò un signore che produceva favole per bambini e voleva riprodurle in cassetta. Una alla volta era troppo lento e la traccia sbiadiva... gli consigliai un’apparecchiatura per farne 12 alla volta. Diventammo soci. Lui ci metteva le favole, io i nastri... Tutto cominciò così».
• «La scalata fu rapidissima. Nuovi giocattoli, nuovi marchi, lo stabilimento a Hong Kong: “Emilio”, un bestseller da un milione e mezzo di pezzi, poi “Cantatù”, testimonial Fiorello, altri due milioni di pezzi: “È un mercato senza limiti, perché non si smette di giocare invecchiando, ma si invecchia quando si smette di giocare”».
• «Noi italiani siamo mammoni. Se pensiamo a un gioco per nostro figlio, automaticamente puntiamo sull’acquisto. Dev’essere una cosa nostra, insomma, è anche un fatto di protezione, di orgoglio. Pensare che quel giocattolo possa essere stato usato da un altro non fa per noi».
• Coi Gormiti, il suo gruppo è sbarcato negli Usa a fine 2008 e in Cina l’anno successivo. Acquisizioni societarie in Francia e trattative in Spagna.
• Nel 2012 fu multato per 27.500 euro per aver «immesso sul mercato prodotti pericolosi». Secondo l’Istituto superiore di sanità, le bolle di sapone denominate “Hello Kitty Mini Stick Bubbles” e “Hello Kitty Dip&Squeeze Bubbles” erano «affette da contaminazioni microbiologiche (batteri, funghi, pseudomonas) potenzialmente pericolosi per la salute dei consumatori» (Luigi Ferrarella) [Cds 12/1/2012].
• Negli anni ’90 socio d’affari di Silvio Berlusconi, di cui è considerato un fan (Sergio Bocconi) [Cds 25/10/2011].
• «È un self made man che a 16 anni sistemava guardrail sulla Salerno-Reggio Calabria e a 17 è salito al Nord con mille lire. Il suo impero, come Bill Gates, l’ha cominciato in un garage. Voleva arrivare, certo. Rispetto ai tempi del Como, città troppo snob per uno caliente come lui, si è trasformato da pasionario antisistema (attaccava Moggi e Giraudo, aveva cattivi rapporti con Galliani presidente di Lega) si è ritagliato un ruolo centrale nel calcio. Ha buoni rapporti con tutti, cerca di limitare gli scatti da fumantino. I tempi da subcomandante rivoluzionario sono finiti. Non l’ha fatto per i soldi o per il potere. Eh no, l’ha fatto per il divertimento. Il “Joker” si esalta nel mercato. Il Genoa viene smontato e rimontato. Gli attaccanti sono la sua fissazione» (Roberto Perrone) [Cds 13/1/2012].
• Da presidente genoano nel 2009 fu protagonista di una rissa col l’allora giocatore del Parma Christian Panucci finita sotto i riflettori della procura federale della Figc; fu inibito per 6 mesi per aver trattato la vendita di Milito all’Inter mentre era sotto una precedente sospensione e fu nuovamente deferito una volta perché in un Genoa-Siena i giocatori si erano tolti la maglia come chiedevano gli ultras e un’altra volta per aver aggredito un cameraman distruggendone l’apparecchiatura.
• Lo storico allenatore del Genoa Franco Scoglio morì di infarto il 3 ottobre 2005 d’infarto nello studio di un’emittente televisiva privata mentre litigava al telefono con Enrico Preziosi.
• Fiuto nello scoprire talenti calcistici in erba, cambia allenatori con grande frequenza.
• Residente in Svizzera, fino al 2012 ha posseduto anche la maggioranza del Football Club Lugano.
• Proprietario del teatro Alberti sul lago di Garda [Fabio Monti, Cds 20/12/2011].
• «Ama Porto Cervo, cantare e cucinare (piatti forti: zucchine alla scapece e peperoni in agrodolce), frequenta il bagno Roma di Levante a Forte dei Marmi, dove un posto nella sua tenda è ambitissimo» (Massimo Arcidiacono - Maurizio Nicita, Papaveri e Papere).
• Su Genova: «Non la vivo più, è impossibile. Con due tifoserie ovunque vada ricevo o applausi o insulti. Mai un momento di tranquillità» (Antonia Jacchia) [CdS 9/7/2013].
• Divorziato, tre figli, Matteo (ex direttore generale del Genoa, condannato alla stessa pena del padre nel processo per frode sportiva), Fabrizio (direttore generale del Genoa), Paola.
• «Credo di essere uno degli uomini più intelligenti d’Italia».