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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

• Garbagnate Milanese (Milano) 16 giugno 1942. Finanziere. Dal luglio 2012 amministratore delegato di Domina Vacanze Holding, società di gestione che controlla Domina Vacanze Italia, leader nella comproprietà alberghiera. «Ex scalatore di banche negli anni Ottanta (“Cuccia mi chiamava sovversivo”, gli piace ricordare), inventore al momento poco fortunato di Sharm El Sheikh» (Claudio Lindner) [Esp 13/3/2014].
• «Immobiliarista di fama e peso, titolare del gruppo Domina, che vanta grossi insediamenti turistici in Italia come in Egitto, Preatoni è chiamato il Gianni Agnelli estone» (Ettore Colombo) [Mes 13/9/2013].
• «Nasce come venditore di fondi Fideuram a fine anni Sessanta. Figlio di un colonnello dell’esercito, si mette subito in proprio, creando una corte di facoltosi clienti brianzoli, lecchesi, comaschi e bergamaschi che lo seguiranno anche nei passaggi più spericolati. Entra nell’edilizia, passaggio quasi obbligato per un giovane imprenditore, ma tiene d’occhio la Borsa. E il suo primo affare in grande ha un marchio di prestigio: BiInvest. Non si è mai capito bene come e perché, sta di fatto che Preatoni mette insieme un pacchetto giusto al momento giusto della holding di Bonomi, e lo piazza con un congruo guadagno a Paolo Mario Leati e Francesco Micheli, che a loro volta lo consegneranno, molto più pingue, alla Montedison di Schimberni. Ma Preatoni ci ha preso gusto e si lancia sulla Popolare di Lecco, secondo le voci del tempo spinto addirittura dalla Curia di Bergamo. Arriva a possedere il 40% e, nuovo incasso, lo vende alla Popolare di Novara. Entra nella Friuli e cede le sue azioni al Rolo. Poi è il turno del Credito Bergamasco, rastrellato anche contro la volontà dell’establishment della città orobica. Anche qui l’immancabile ricca cessione, al Credit Lyonnais. È invece con la Popolare di Crema che il collaudato meccanismo si inceppa, definitivamente. A Crema resistono, non gli concedono il “gradimento”, anche se arriva al 35% e più del capitale. Lo accusano di presentare soci inesistenti e di girate di azioni non regolari. Lui risponde, e la vicenda si avvita in azioni e controazioni legali e non. Incluso l’happening della primavera del 1990, quello finito a ombrellate e polizia. Ma il clima, per il “raider di Garbagnate”, diventa rovente. È ancora alle prese con la Crema (e arriverà a battersi con la Lodi di Gianpiero Fiorani, nella vicenda ci saranno cause relative al ruolo della finanziaria Summa di Lugano) quando si getta sulle Generali. Afferma di essere arrivato fino al 6% del Leone di Trieste, quando in via Filodrammatici lo convocano. Preatoni, anche in seguito, ha sempre sostenuto di aver osato troppo e di essere entrato nel mirino del “potere” finanziario. Dopo Crema e Generali la Consob di Enzo Berlanda lo tiene sotto pressione e le ispezioni alla sua Sim, la Parin (che viene anche multata), si fanno via via più stringenti. Insomma, poco dopo decide di cambiare aria. Si trasferisce (con i cinque figli e la moglie islandese Olga) a Tallinn, dove gli danno il passaporto estone. “Sfonda” nel turismo inventandosi Sharm el Sheikh. Anche nei Paesi baltici passa qualche guaio con le autorità locali per qualche operazione immobiliare. Del suo rapporto con la giustizia però dice al Sole: “Essere indagati non è un delitto. Sono stato rivoltato come un calzino, ma mai una condanna”» (Stefano Agnoli).
• Nel 2013 Fabio Tamburini, ex direttore di Radio 24, gli ha dedicato il libro-intervista Il pioniere. L’inventore di Sharm El Sheikh (Il Sole 24 Ore Libri). Del 2014 è La vita oltre l’euro (Rubbettino), in cui Preatoni, intervistato dal direttore del Giorno Giancarlo Mazzuca, rivendica di essere stato tra i primi a diffidare dell’euro e a suggerire di uscirne, tornando alla lira con un percorso graduale e controllato.
• Nel 2013 acquisì un grattacielo del valore finale di 100 milioni di euro, il Dubai Star, situato nel Jumeirah Lake Towers, a Dubai: «La costruzione era stata avviata nel 2006 da una società tedesca, che – con lo scoppio della bolla immobiliare negli Emirati arabi uniti – non ha mai portato a completamento il progetto. Il grattacielo è stato rilevato dalla Preatoni Real Estate Developments, la nuova società della galassia Preatoni che si occuperà dello sviluppo del business negli Emirati arabi uniti. Il Dubai Star, che cambierà nome in Domina Tower, una volta completato (non prima di venti mesi) avrà 48 piani e 600 unità abitative» (Mes 2/11/2013).
• «Da qualche anno vive in Svizzera, da dove lancia strali contro l’euro: ma Ernesto Preatoni ha scoperto ora un nuovo Paese su cui puntare, Myanmar. L’ex Birmania, da poco apertasi al mondo, è ricca di isole tropicali praticamente deserte, in una delle quali Preatoni vuole ritentare l’avventura del Coral Bay, il resort di lusso che ha fatto scoprire agli italiani il turismo sulle coste del Sinai. Stavolta la meta del sud-est asiatico è molto più esotica, l’isola nel mare delle Andamane – Domel Island, grande due volte l’Elba, con attorno altri 150 isolotti – praticamente irraggiungibile se non in elicottero: “Porteremo la gente lì così, per ora sarà segno di esclusività, il nostro branding. Non voglio che altri mi costruiscano villaggi attorno com’è successo a Sharm”, dice Preatoni. L’idea è di puntare sui ricchi dell’Asia e di replicare “il modello della Costa Smeralda”. Nei primi tre anni e mezzo vuole costruire 90 ville (in molti casi un’unica villa per isolotto), 300 appartamenti, 2-3 alberghi, spa, un campo da golf, oltre alle infrastrutture necessarie ad adeguare agli standard occidentali un’isola selvaggia su cui ora vivono solo un migliaio di pescatori semi-nomadi e coltivatori di perle» (Fabrizio Massaro) [Cds 4/7/2014].
• È stato sposato tre volte, con un’italiana, un’islandese e un’estone. Ha sette figli.