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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

• Cagliari 2 dicembre 1959. Imprenditore. Dal luglio al dicembre 2010 proprietario del Bologna. Il 7 febbraio 2013 fu arrestato (domiciliari) con l’accusa di bancarotta fraudolenta per il fallimento della casa di cura Policlinico Città di Quartu. Con lui finì in manette anche il titolare della clinica Antonio Macciotta: «Particolarmente grave, per il Gip, sarebbe stata la condotta dei due indagati a ridosso della dichiarazione di fallimento, avvenuta il 10 agosto 2010, quando il dissesto della casa di cura policlinico Città di Quartu Srl appariva ormai evidente. I due avrebbero fatto in modo di spostare “rilevantissime risorse finanziare” per sottrarle alla massa dei creditori, “coinvogliandole verso destinazioni che avrebbero consentito agli artefici dell’operazione di gestirle a proprio vantaggio”» (Rep 7/2/2013).
• «L’infanzia in via Podgora, nel rione più povero di Cagliari, tra ladruncoli e spacciatori. La maturità scientifica, poi gli studi in Giurisprudenza abbandonati a metà per aprire un ingrosso di ferramenta e vernici. Tanto lavoro e un’idea fissa nella mente di Sergio Porcedda: entrare nel calcio che conta, tra Moratti e Berlusconi (...) Ex piccioccheddu nato tra le palazzine popolari di Is Mirrionis (...) La Aktiva Spa della famiglia Menarini, ramo farmaceutico, l’ha preferito al fondo americano Barclays, al costruttore Vittorio Casale e ad Aldo Spinelli, patron del Livorno. (...) Se gli è mancata la fama non gli fa difetto l’iniziativa. Il suo core business è il denaro e spesso lo coltiva rimettendo in piedi aziende traballanti. Dopo le ferramenta, la moda: braccio operativo sardo del gruppo Finanziario Tessile dei fratelli Rivetti. Poi l’agenzia di abbigliamento e il negozio di Della Valle (...) Tra commercio e trading immobiliare, l’affabilissimo Porcedda si muove agile e non perde occasione per investire. Come nel caso dello stabilimento Il Lido, sulla spiaggia del Poetto: lo compra insieme al titolare di una tipografia, che poi finisce all’ergastolo per una torbida storia di sangue e banconote. Incidente di percorso? A ricordare quei fatti Porcedda cambia il tono di voce: “Non mi aveva detto di essere nei guai; che cosa potevo saperne? Chiuso il processo è uscito immediatamente dalla società”. Commercio, finanza, turismo: l’ex ragazzo di periferia diventa il padrone degli hotel Riviera e Baia d’Argento a Carloforte, sull’isola di San Pietro. Con l’amico Marco Tardelli, eroe di Spagna 1982, acquista lo Tsunami, megadiscoteca sulla costa di Pula. Ancora immobili, tra cui il palazzo Doglio al centro di Cagliari, dove alloggiano banche e studi professionali. Ma dopo trent’anni di affari la Cagliari massonica e palazzinara non gli perdona le origini popolari: dicono che Porcedda sia il prestanome di Giorgio Oppi, potente ex parlamentare dell’Udc e signore della sanità regionale. Lui distingue: “Una cara persona, Giorgio. Però fa politica, mentre io faccio impresa”» (Mauro Lissia) [Esp 8/7/2010].
• Nel gennaio 2011 indagato per appropriazione indebita: «L’accusa di appropriazione indebita è relativa alla vicenda dei 3 milioni di euro passati nel luglio 2010 dalle casse del Bologna Calcio a quelle dell’Asf dello stesso Porcedda, che era anche la controllante del Bologna, e poi rientrati nelle casse societarie il 23 dicembre (quando si perfezionò la vendita del Bologna) ma sotto forma di albergo. Dopo la brevissima gestione Porcedda, il Bologna Calcio, sull’orlo del tracollo, fu “salvato” da una cordata di personaggi pubblici e imprenditori bolognesi, tra cui Gianni Morandi, Giovanni Consorte e Massimo Zanetti» (Rep 7/2/2013). Pochi giorni prima della cordata di salvataggio del Bologna, il 18 dicembre 2010, i tifosi gli recapitarono una bara all’ingresso del centro tecnico, «non finta, di cartone, com’era stato annunciato giorni fa. No, la bara è vera. In noce. Autentica. Con maniglie d’ottone, un enorme crocefisso e la scritta “Adesso basta porci”. Posta in verticale all’ingresso, ancorata con un’enorme catena ad evitare rimozioni» (Simone Monari) [Rep 18/12/2010].