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Massimo Popolizio
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Genova 4 luglio 1961. Attore. Doppiatore (Nastro d’argento per aver prestato la voce a Kenneth Branagh in Hamlet). Visto al cinema in Romanzo criminale di Michele Placido (era il Terribile), Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti (era Ettore Benassi, il padre di Accio), ne Il divo (Vittorio Sbardella) e La grande bellezza (il chirurgo estetico), entrambi di Paolo Sorrentino, in tv ne La stagione dei delitti, Il clan dei camorristi e Una grande famiglia 2, a teatro ne Il persecutore di Julio Cortázar (regia di Teresa Pedroni), Inventato di sana pianta di Hermann Broch (Luca Ronconi), Ritter dene voss di Thomas Bernhard (Piero Maccarinelli), Cyrano de Bergerac di Rostand (Daniele Abbado), Il misantropo di Molière (Massimo Castri), John Gabriel Borkman di Ibsen (Piero Maccarinelli), ecc. Sua la voce di Lord Voldemort (Ralph Fiennes) nella saga di Harry Potter e di Tom Cruise in Eyes wide shut (Kubrick, 1999): «La voce non è solo un dono naturale, è il frutto di ciò che hai fatto. Si dice che ogni personaggio abbia una voce sua e che l’attore di teatro debba arrivare ad adattarsi. È vero ed è diverso dal doppiaggio, dove devi seguire il respiro dell’attore. Penso a Kenneth Branagh in Hamlet, parlava con una velocità tale che dovevo far andare i versi di Shakespeare a mille. O a Tim Roth in Lie to Me della Fox che sto doppiando adesso; Roth ha tremila cambi, e io devo stargli dietro» (Silvana Mazzocchi) [Rep 7/3/2010].
• Primattore di Luca Ronconi: «Ho incontrato Luca a 21 anni all’Accademia d’arte drammatica. La memoria è un muscolo che devi tenere in allenamento, è come fare pesi: con Luca disputi il campionato del mondo dei culturisti! A 17 anni ero spinto dalla necessità di andare a vivere da solo. La mamma è di Genova, il papà pugliese. Avevo bisogno di qualche lira, mi sono ritrovato in uno dei tanti gruppi di ricerca degli anni Settanta. Erano anni in cui si facevano anche grandi porcherie. Il mio obiettivo era iscrivermi all’Accademia. Mi hanno preso al secondo tentativo. Con gli anni sono arrivati i riconoscimenti» (da un’intervista di Valerio Cappelli).
• «Mio padre era di Altamura: quando la sua famiglia migrò a Genova affittarono un piccolo carro merci per portare tutte le loro cose. Ci misero dodici giorni» (a Sara Chiappori) [Rep 18/12/2013].
• «Popolizio è convinto che si debba essere sempre espressivi, super-espressivi, a tutti i costi potenti, possenti anche nella remissione, nella debolezza, nell’abbandono» (Franco Cordelli).
• «La tv la fai per i soldi e la popolarità. La verità è che io ho investito il mio impegno nel teatro, perché alla fine ripaga di più: il teatro lo può fare solo chi lo sa fare» (ad Anna Bandettini).
• «A quarantanove anni mi ritengo una specie di Wwf; sono fra quelli che hanno fatto quel teatro che ormai non si fa più e che invece vorrei continuare a fare» (nel 2010 a Silvana Mazzocchi).
• Colleziona conchiglie (ne ha cinquemila) e ama leggere, soprattutto i romanzi di Georges Simenon.
• Sposato con Gaia Aprea, attrice di teatro. Vive a Roma e ha una casa in campagna, vicino Todi.
Giorgio Dell’Arti
Catalogo dei viventi 2016 (in preparazione)
scheda aggiornata al 4 luglio 2014

Giovedì 19 gennaio 2017
DAI GIORNALI DI OGGI


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