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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Città di Castello (Perugia) 3 luglio 1967. Politico. Imprenditore. Nel 2008 eletta alla Camera col Pdl, nel luglio 2010 aderì a Futuro e libertà, ma il 14 dicembre 2010 votò contro la sfiducia al Berlusconi IV. Criticata dal suo gruppo parlamentare, aderì al gruppo misto. Dal 5 maggio 2011 sottosegretario allo Sviluppo economico, dal 14 ottobre 2011 viceministro con delega al Commercio estero. Rieletta deputato nel 2013, il 16 novembre aderì a Forza Italia. Nel gennaio 2014 nominata commissario del partito in Umbria.
• «(...) Catia entra nelle aziende di famiglia, costruzioni, lavorazioni di lamiere e ceramiche. Poi fa carriera e diventa presidente nazionale dei giovani imprenditori di Confapi. È qui che Fini la nota e comincia ad apprezzarla. (...) “Siamo sempre stati a destra e la prima volta ho votato Msi. Se ho scelto Fini è soprattutto per riconoscenza. Ma è stata una decisione difficile, dilaniante. Quando mi hanno eletta qui mi hanno fatto una festa: sventolavano le bandiere e urlavano viva Berlusconi (...)”» (Cds 18/8/2010).
• «Segue Fini come un’ombra ma curiosamente fino all’ultimo nessuno la dava con lui» (Susanna Turco) [Esp 12/8/2010].
• Accostata spesso al nome di Francesco Polidori, proprietario del Cepu, considerato suo cugino, ha smentito e confermato solo una conoscenza: «Tutti ci danno per cugini, ma non c’è legame di sangue (…) A Città di Castello metà della popolazione si chiama Polidori» (Cds 15/12/2010).
• Il 14 dicembre 2010, andando contro il suo gruppo (Fli), votò la fiducia al governo Berlusconi: «Era una delle “colombe” di Futuro e libertà, ma nonostante le posizioni morbide assunte nei confronti degli ex compagni di partito del Pdl il suo voto di sfiducia all’esecutivo non era stato messo in discussione. Invece, al momento decisivo, Catia Polidori si è espressa a favore del governo e la sua scelta ha scatenato un parapiglia in aula che ha costretto il presidente Fini a sospendere momentaneamente la seduta. (…) Ai media ha poi fatto sapere il perché della posizione assunta: “Ho votato contro la sfiducia perché è fondamentale non privare il Paese di un governo che possa garantire la stabilità che il momento attuale richiede. Rimango coerente con me stessa per aver dichiarato dal 29 luglio in poi che, pur approvando l’azione di stimolo promossa da Futuro e libertà sin dalla sua fondazione, non avrei mai votato contro il governo”. E per questo motivo, “per ulteriore coerenza”, la deputata ha annunciato l’intenzione di lasciare il gruppo finiano per aderire a quello misto. (…) Luca Barbareschi, uno dei fedelissimi di Fini, dà un’ulteriore interpretazione dell’accaduto: “Persone come la Polidori è meglio perderle per strada. Ieri aveva confermato il no alla fiducia e poi stamattina ha detto che aveva problemi con il Cepu. Ma vi rendete conto che cosa sta succedendo? Siamo alla corruzione di pubblico ufficiale”. Francesco Polidori, indicato come il cugino della deputata, è titolare del Cepu, l’istituto privato per la formazione a domicilio e secondo Barbareschi la sua collega avrebbe ricevuto pressioni per un voto favorevole all’esecutivo. “Sappiamo per certo – ha sottolineato l’attore-parlamentare – che la Polidori ha ottenuto rassicurazioni che la favoriscono”. Lei invece replica di non avere alcun legame con il Cepu: “Magari avessi a che fare qualcosa con loro – ha spiegato alle agenzie di stampa – sarei ricchissima e non dovrei preoccuparmi più di niente. E invece no. È solo un caso di omonimia locale. Si chiamano anche loro Polidori e sono i miei vicini di casa. Gli voglio molto bene, ma non siamo parenti. Nei piccoli paesi ci sono sempre tante famiglie che hanno lo stesso cognome, ma non hanno legami tra loro”» (Al. S.) [Cds 14/12/2010]. Dopo le accuse ricevute, fece causa a Barbareschi per diffamazione, il quale, il 6 aprile 2013, pubblicò un avviso a pagamento sulla Stampa per chiederle scusa: «Dopo la votazione della fiducia delle camere al governo di Silvio Berlusconi, il 14 dicembre 2010, Luca Barbareschi – che all’epoca era deputato di Futuro e libertà per l’Italia, il partito fondato da Gianfranco Fini nel 2010 dopo aver lasciato il Pdl – attaccò Polidori per aver votato a favore del governo nonostante la sua appartenenza a Fli. (…) Secondo Barbareschi, il voto della sua collega venne condizionato da alcune presunte minacce contro ipotetici interessi relativi alla sua azienda di famiglia, il Cepu (Centro europeo preparazione universitaria), una società che offre servizi per la preparazione agli esami universitari e ai test di ammissione. Catia Polidori fece causa a Barbareschi per diffamazione. Sulla Stampa, Luca Barbareschi ha pubblicato un avviso a pagamento in cui dice di aver compreso che Catia Polidori non ha mai avuto a che fare con il Cepu (a causa di un errore di omonimia), e di aver verificato, consultando sue precedenti dichiarazioni, la sua coerenza con la decisione di votare la fiducia» (Pst 6/4/2013).
• «È finita sui giornali e su Dagospia per quello che è stato ribattezzato il “party della tregua estiva” tra fedelissimi del Cavaliere e irriducibili del presidente della Camera. Lei, per il suo compleanno e dopo una giornata passata a Montecitorio, (...) ha invitato amici e familiari alla Domus talenti, un ex convento dei primi dell’800 in via delle Quattro fontane. La lista dei presenti ha destato curiosità, per la vicinanza al buffet e in pista di personalità politiche che (...) non si sono concesse tregua nel difendere o accusare il premier o l’ex leader di An in virtù della propria osservanza: attovagliati e disinvolti nel ballo c’erano il viceministro Adolfo Urso e l’onorevole Italo Bocchino (...) accanto al capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto, all’onorevole Giorgio Stracquadanio» (Elsa Muschella) [Cds 11/7/2010].