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 2017  dicembre 12 Martedì calendario

• Imola (Bologna) 19 novembre 1951. Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali nel governo Gentiloni (dal 12 dicembre 2016) e nel precedente governo Renzi (2014-2016). Dal 2002 al 2014 presidente di Legacoop, l’associazione che riunisce 15 mila imprese cooperative, e che nel 2011, insieme alle altre organizzazioni di categoria, ha dato vita all’Alleanza delle cooperative, che rappresenta 43 mila aziende attive in tutti i settori e in tutte le regioni italiane, con 12 milioni di soci, 1 milione e 200 mila occupati e 127 miliardi di euro di fatturato aggregato.
• «Non è solo il presidente della Lega delle cooperative. È il leader di un vastissimo mondo politico, culturale ed economico che Bernardo Caprotti, patron dell’Esselunga, ha messo sotto accusa nel suo libro Falce e carrello» (Marco Cobianchi).
• Ha lavorato per quasi vent’anni come tecnico agricolo (è perito agrario) e ha una lunga storia di impegno politico nel Partito comunista: come assessore all’agricoltura del comune di Imola negli anni Settanta, poi come segretario della federazione locale e infine come consigliere comunale a Bologna. «L’ammetto, nel 1973 ho fatto l’assessore all’agricoltura per il Pci. Lo so, è grave, ma l’ho fatto. Scherzi a parte, è vero che centinaia di manager delle Coop vengono dal mondo della sinistra, ma che dobbiamo fare? Suicidarci? Dire che grazie a questi legami abbiamo impedito a Caprotti di aprire i suoi supermercati è falso. Anche perché in Emilia ci sono insegne di Auchan, Carrefour, Leclerc… I veri ostacoli sono quelli di una burocrazia che danneggia anche noi».
• «Imola è il cuore del riformismo pragmatico di tanti amministratori locali del Pci. A rappresentarla da 20 anni è l’ex ministro e poi segretario del Pd Pier Luigi Bersani. A lui Poletti è legato da sempre, come a tutta la filiera bersaniana, sia a valle sia a monte. A livello locale fra i suoi referenti più stretti ci sono il presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani, il suo assessore all’Industria Gian Carlo Muzzarelli (fondamentale per le tante cooperative delle costruzioni) e il sindaco di Bologna Virginio Merola. A livello nazionale il legame è con l’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema, il cui rapporto con Bersani va avanti da decenni a fasi alterne. Una vecchia amicizia lo unisce a Franco Grillini (bolognese, ex Pci ed ex Idv): quando il governo Berlusconi voleva ridurre le agevolazioni fiscali delle coop, questi accendeva il telefonino durante le commissioni congiunte Giustizia e Finanze per fargliele ascoltare in “streaming”. I rapporti sono cordiali, sebbene meno stretti, anche con Romano Prodi, nume della sinistra bolognese di governo. (…) Poletti, inoltre, è il classico uomo di raccordo fra mondi diversi. Buone le relazioni con la Compagnia delle opere (c’è amicizia con Giorgio Vittadini) e la Confindustria, anche grazie all’elevato tasso di “emilianità”. È di Sassuolo il presidente degli industriali Giorgio Squinzi ed è di Modena l’ex vicepresidente Guidalberto Guidi, la cui figlia Federica è al governo come ministro dello Sviluppo. Con entrambi ci sono ottimi rapporti personali. La sua capacità di manovra venne messa alla prova nel 2005, con la scalata dell’Unipol di Giovanni Consorte alla Bnl. Poletti appoggiò l’acquisto della banca da parte delle coop, salvo scaricare Consorte quando le cose si misero male. Poi occorse ricucire fra gli emiliani, sostenitori dell’operazione, e i toscani che l’avevano avversata. L’equilibrio fu trovato e regge ancora, come testimonia la posizione del pistoiese Giorgio Bertinelli, vicepresidente di Legacoop» (Stefano Caviglia) [Pan 6/3/2014].
• «È stimato non solo a sinistra, ma anche nel centrodestra. Nonostante sia a capo di un’associazione imprenditoriale, rappresenta la controparte tradizionalmente più dialogante e sensibile alle istanze del sindacato. Tutto questo lo aiuterà a far digerire a Cgil, Cisl e Uil anche riforme difficili. Il piglio manageriale gli servirà per ristrutturare il ministero, la sua rete territoriale, i centri per l’impiego. Ma il passato nel Pci suscita diffidenza in alcune aree della destra. Preoccupate perché Poletti è convinto che ci vogliano “più tasse sui patrimoni e sulle rendite” e più lotta all’evasione, come ha detto nell’ultima assemblea dell’Alleanza delle coop. È poi convinto che finora i governi abbiano privilegiato l’industria, trascurando cultura, servizi e terzo settore. E vuole rimediare. Ma si scontrerà con chi pensa che privilegiate siano le coop» (Enrico Marro) [Cds 22/2/2014].
• Quelli trascorsi nel governo Renzi «per Poletti sono stati due anni e 10 mesi nella “mischia”, per spiegare e difendere i provvedimenti più importanti, ma anche più controversi, dell’esecutivo: dalla riforma del mercato del lavoro, con il contratto a tutele crescenti e l’abrogazione di fatto dell’articolo 18 per chi si affaccia nel mondo del lavoro alla versione “italiana” del programma europeo “Garanzia giovani” per alleviare la disoccupazione under 29; dalla riforma degli ammortizzatori sociali al piano di contrasto alla povertà fino al recente accordo con Cgil, Cisl e Uil sul prestito pensionistico. Un ritrovato “dialogo”, quello con le parti sociali, che potrà così continuare su un altro capitolo importante, la gestione delle crisi nelle aree industriali. Pragmatico e diretto, nel suo dialetto romagnolo, si è sempre ispirato, come raccontava lui stesso, a quella “sostanza delle cose” con cui guardava alla realtà Marco Biagi, il giuslavorista ucciso dalle Br» (Il Messaggero) [12/12/2016].
• «Da sempre opero nella direzione del protagonismo sociale, della partecipazione attiva dei cittadini, del senso di una responsabilità comune. In generale, il mio approccio è quello del lavoro collegiale» (a Roberto Giovannini) [Sta 22/2/2014].
• «Ci voleva il democristiano Renzi per portare al ministero del Lavoro il simbolo del capitalismo comunista. Per Berlusconi è come se la Boccassini fosse diventata segretaria generale dell’Onu» (Mattia Feltri) [Sta 22/2/2014].
• Sposato con Anna Venturini, due figli.
• Appassionato di pallamano.