Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2018  aprile 25 Mercoledì calendario

Biografia di Nilla Pizzi

• (Adionilla) Sant’Agata Bolognese (Bologna) 16 aprile 1919 – Milano 12 marzo 2011. Cantante. Vincitrice del Festival di Sanremo 1951 con Grazie dei fiori, nel 1952 piazzò tre canzoni ai primi tre posti (Vola colomba, Papaveri e papere, Una donna prega), seconda nel 1958 con Edera.
• «Cantò e vinse con Papaveri e papere, canzone ancor oggi molto citata come metafora dei piccoli che soccombono rispetto ai più forti (“che cosa ci vuoi far così è la vita...”); ma ci fu anche Vola colomba, una colomba che portava sotto le ali la bandiera italiana in una Trieste assegnata ad una amministrazione anglo-americana dopo il conflitto mondiale. Più avanti, nel 1958, anno di Volare, spopolò con Edera (“son qui fra le tue braccia ancor / avvinta come l’edera”) che dava voce al suo côté più sensuale. Già, perché Nilla fu una donna sensuale quando questo rappresentava un oltraggio insopportabile alle orecchie e agli occhi delle famiglie italiane; sembra buffo detto oggi, con le telecamere che fanno la visita ginecologica alle vallette e tutte le misteriose signorine scollate e scosciate che appaiono in programmi nei quali la loro utilità è inspiegabile: ma Nilla era una gran bella donna con spalle carnose e sempre scoperte, viso interessante, una bella voce bruna e sexy, un portamento altero. Fece girar la testa a più di un collega, dal maestro Angelini ad Achille Togliani a Gino Latilla che per lei tentò perfino il suicidio (cosa che lui ha smentito dopo molti anni, vedi LATILLA Gino - ndr). Ma era anche una femminista ante litteram; ha sempre scelto il lavoro e starsene orgogliosamente da sola a girare il mondo portando agli emigranti un pezzo d’Italia attraverso le sue canzoni» (Marinella Venegoni).