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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

• Biella 23 giugno 1933. Artista. «L’arte non cambia il mondo ma può aiutarlo». Tra le sue ultime installazioni, Il terzo paradiso, tre cerchi di stracci colorati e la voce di Gianna Nannini (assolo interminabile della rocker fatto sulla parola «mamma» o «m’ama»).
• «Profeta dell’Arte Povera, il movimento che negli anni Sessanta fece di Torino una capitale dell’avanguardia europea in competizione con la Pop Art americana» (Rocco Moliterni).
• «L’Arte Povera vuol dire dare un senso alle cose più vicine, più semplici e immediate, alla banalità del vivere quotidiano. Partendo dall’autoritratto come luogo di riconoscimento di me stesso. Ho scelto lo specchio. Indispensabile per un autoritratto. Trasformando la tela in specchio, ho visto che il mondo partendo da me rappresentava ciò che mi circondava. Lo specchio per me fu elemento primario, come l’acqua nelle cui pozze è possibile riconoscere se stessi» (ad Alain Elkann).
• Con i suoi Quadri specchianti, pannelli di acciaio riflettenti su cui sono riportate fotografie di figure umane a grandezza naturale, ha accentuato il ruolo dello spettatore come parte integrante dell’opera, dato che l’immagine di colui che guarda entra per forza nel quadro, accanto a quella del personaggio raffigurato. La sua opera più conosciuta è La Venere degli stracci: una copia della Venere Callipigia vista di spalle, che sta per essere sommersa da una montagna di stracci variopinti. «Rappresenta un caso di contrapposizione tra ordine classico e disordine contemporaneo, tra la purezza del bianco e la mescolanza dei colori, tra la forma artistica nata per rimanere intatta e l’informe degli oggetti concepiti per essere utilizzati» (Angela Vettese).
• Da qualche anno è tornato a Biella, in un grande ex lanificio sul torrente Cervo, sede della sua Fondazione Cittadellarte, in cui vuole «sviluppare il rapporto tra arte e società, coinvolgendo i giovani, cercando l’incontro tra l’arte e i diversi soggetti che formano la struttura sociale, dall’economia alla politica, con tutti i mezzi che sono propri dell’arte, il cinema, la letteratura, il teatro, la musica, la performance». Si producono anche  «tovaglie di carta riciclata e decorata da pittori in ascesa e spiritose minigonne (in vendita) fatte di calzettoni cuciti insieme. Sulle pareti del ristorante, aperto al pubblico, ci sono perfino le foto delle opere d’arte realizzate da un artista inglese con gli avanzi della cucina» (Antonella Barina).
• Qui il Terzo Paradiso è diventato anche un progetto con iniziative che vanno dalla ricerca di prodotti alternativi ai corsi per giovani designer sulla sostenibilità ambientale. Accanto alla Fondazione, che funge anche da museo per le sue opere, ha restaurato una casa e l’ha arredata con la vecchia poltrona del padre, qualche mobile di antiquariato e altri, semplicissmi, disegnati da lui. Lavora in salotto, su un piccolo tavolo dell’Ottocento, dove «progetta su un foglio di carta ciò che poi diventerà l’opera che collezionisti e musei acquisteranno a prezzi da capogiro». (Paola Ciana). Ci vive con la moglie Maria.